Adozione internazionale. Le priorità di Maria Teresa Bellucci (FdI): “Assolutamente sì al bonus adozioni, inserito in una visione globale di aiuto alle coppie che le scelgono”

Intervista con la candidata di Fratelli d’Italia: “Urgente un ‘reddito d’infanzia’ da 400 euro che sostenga le famiglie nel portare avanti ciascun figlio da 0 a 6 anni

E sul fronte dell’adozione: “Occorre far superare alle coppie che vorrebbero adottare la paura che oggi vivono di questa scelta, attraverso il loro accompagnamento, la formazione e la corretta informazione. Finora lo Stato e il Governo hanno lasciato sole le famiglie e il sistema-adozioni

adozione internazionale e famiglia: le idee di Fratelli d'Italia in vista del voto del 4 marzoUna priorità dettata innanzitutto dalla rilevanza all’interno del programma politico presentato, che vede la famiglia e la natalità al primo punto: sembra essere questo il ‘cavallo di battaglia’ che Fratelli d’Italia – anche per voce della propria leader, Giorgia Meloni, in queste settimane di campagna elettorale – sta portando avanti in tutta la Penisola. Alla sua prima candidatura in Parlamento, Maria Teresa Bellucci, psicologa clinica e psicoterapeuta con anni d’esperienza sia a livello istituzionale che sociale, soprattutto nel campo dell’infanzia, ci ha aiutato a delineare il quadro programmatico che FdI propone al Paese sul fronte delle politiche per la famiglia e, all’interno di esse, per il sistema dell’adozione internazionale. “Perchè parlare di politiche per la famiglia, secondo noi, significa parlare anche di politiche per l’adozione“, ha tenuto a precisare.

La denatalità oggi è uno dei problemi più rilevanti in Italia: il nostro tasso di fecondità totale (pari a 1,36) è circa un terzo sotto quello francese (1,96). Quali sono le proposte del vostro partito in tal senso, per il futuro?

Come ha dichiarato anche il nostro presidente Giorgia Meloni in questi giorni, come primo punto del programma c’è la natalità e, di converso, il dramma della denatalità, che è sotto gli occhi di tutti, ma necessita di un piano straordinario. Non è possibile pensare che la questione del non fare figli in Italia sia una questione marginale o che riguardi pochi, perchè ha a che fare con il futuro della nostra Italia. Per l’ISTAT in Italia ci sono 10mila bambini nati in meno rispetto al 2016, con un tasso di natalità che va sempre più verso una lenta, ma continua diminuzione: sono 22mila in meno rispetto al 2015. Quest’anno, peraltro, in Italia il rapporto tra nati e morti ha toccato il dato negativo di 183mila persone: un dato drammatico, vuol dire che l’Italia si sta lentamente accasciando su se stessa e sta implodendo. Questo è sicuramente un problema per le famiglie, per quelle mamme e quei papà che vorrebbero tanto avere un bambino, ma pure per il welfare italiano: una questione economica, per cui bisognerebbe sempre mettere la natalità al primo posto, perchè una nazione che non fa figli è destinata a morire in tutti i sensi, anche economicamente.
Per questo, come Fratelli d’Italia abbiamo deciso di mettere la natalità al primo punto del nostro programma, declinandola in tanti modi diversi.
Per esempio, introducendo un reddito d’infanzia per incentivare la natalità: non crediamo che il reddito di cittadinanza sia una soluzione, secondo noi gli aiuti devono sempre essere finalizzati per garantire alle persone di poter crescere e autodeterminarsi nella propria vita: per questo, il reddito d’infanzia – riconoscere a ogni famiglia 400 euro per ogni bambino dagli 0 ai 6 anni – sia un modo per dare un aiuto concreto. Non solo, crediamo che gli asili nido dovrebbero avere un’offerta generalizzata: la Francia ha un tasso di natalità che supera i due bambini per donna, noi siamo a 1,36 ma oltralpe ci sono misure concrete che aiutano a fare figli, una di queste è che i nidi sono per tutti coloro che lo vogliono. In Italia, invece, siamo ancora ben lontani dalle indicazioni di Lisbona, dovevamo toccare il 33% anni fa, ma in realtà a macchia di leopardo se arriviamo ancora a stento intorno al 20% come media nazionale è già tanto: l’80% dei bambini sono ancora fuori dai servizi educativi.
Va fatto un piano straordinario e molto, in tal senso, è possibile fare: ci sono, ad esempio, 10 miliardi di euro di fondi europei che non sono utilizzati, dei quali 3 miliardi sono legati proprio alla natalità, ma non sono mai stati toccati. Quindi, in realtà, i soldi potrebbero esserci. Inoltre, pensiamo che sia importante incentivare le assunzioni delle mamme, ma anche sostenere le imprese e le aziende laddove assumano una persona come sostituzione di maternità: il contributo per chi viene assunto dovrebbe essere defiscalizzato. Non solo, dovrebbero essere dati congedi per maternità a una percentuale più dignitosa: non si può pensare che una mamma decida di stare con il proprio bambino al 30% dello stipendio. Sono tutte misure che non fanno fare i figli“.

Non ritiene che in questo programma possa rientrare il sostegno all’adozione internazionale?

La visione della nostra genitorialità – quando parliamo di famiglia – punta a chi i figli potrebbe farli ma non è messa in condizioni di farli perchè lo Stato non aiuta, ma pure a chi non è in condizione di farli per cause naturali, per problemi di fertilità. Crediamo che anche questi genitori, che sono ‘genitori del cuore’ hanno necessità di fare famiglia, ma hanno anche loro bisogno di uno Stato che possa aiutarli in questo“.

Negli ultimi anni l’adozione internazionale in Italia è letteralmente crollata. Quali sono secondo il vostro programma le azioni da intraprendere per tentarne un rilancio su larga scala? Uno dei più grandi problemi, sono i costi economici. Le sembra giusto che l’adozione internazionale sia l’unica forma di genitorialità a pagamento?

Purtroppo, negli ultimi 6 anni abbiamo visto una diminuzione del 65% nel numero di coppie disposte all’adozione internazionale. Questo è facile da capire, perchè se parliamo con chi vive la drammatica situazione dell’infertilità – queste mamme e questi papà che stanno avendo difficoltà a diventarlo – ci accorgiamo che non hanno avuto finora l’attenzione che meritano. Non è possibile che si spaventino perchè intraprendere il percorso adottivo oggi significa sofferenza, un’attesa lunghissima – spesso oltre i 3 anni – e ormai un percorso per ricchi. Nel momento in cui il ceto medio sta avendo difficoltà economiche importanti, fino a soglie di povertà, capiamo che affrontare un’adozione diventa dispendioso, perchè si può arrivare a non meno di 30mila euro. Quindi, oggi per permettersi un bambino adottivo bisogna fare un mutuo: ma questo è scandaloso, perchè significa che non c’è più uno Stato sociale che aiuta i cittadini ad andare avanti e costruire una vita nell’amore e nella dedizione all’altro, ma diventa uno Stato che preclude addirittura la possibilità di fare famiglia e di mantenerla. Non è uno Stato democratico, che aiuta i più fragili senza disuguaglianze di ordine economico, di ceto, di razza, come sostiene la nostra Costituzione“.

Sono anni che le famiglie adottive stanno chiedendo la gratuità: perché secondo lei non è mai stata concessa?

Credo che non sia mai stato fatto nulla su questo fronte, così come non siano state mai prese misure imponenti per favorire la natalità e le famiglie: stiamo parlando della stessa materia. Se aiutare i cittadini italiani a contribuire alla creazione del futuro della nostra Italia è l’ultimo dei pensieri del Governo – e lo è, viste le misure che non ci sono – non è stata certamente una priorità la genitorialità adottiva. Se parliamo di questo Governo uscente e della CAI, una Commissione che si doveva riunire una volta al mese e si è riunita una volta ogni tre anni, è l’ennesima prova che per questo esecutivo fare figli, anche nell’ambito delle adozioni, non era una priorità. Parlo del fatto che non c’è stata la volontà governativa di creare una struttura fatta di uomini e donne che rappresentino quel tipo di competenza – un sottosegretario delegato all’adozione internazionale, o un ministro. Ecco, noi siamo convinti invece che politicamente bisogna scegliere un rappresentante politico che sieda a quel tavolo e dia quell’impulso per portare avanti gli atti amministrativi. Sono cose semplici e possibili, per organismi che esistono già, ma che fino ad oggi sono state svuotate delle competenze, come per altri organismi“.

Cosa ne dice, per iniziare, se alle coppie adottive venisse concesso un bonus da 10mila euro al compimento dell’adozione?

Il Governo uscente ha condonato 95 miliardi di euro alle case del gioco d’azzardo: li hanno condonati perchè hanno pagato 300mila euro in luogo di sanzioni che erano state comminate da Equitalia. Con 95 miliardi di euro quanti bambini sarebbero potuti arrivare nelle famiglie italiane? Sono scelte che si operano, è una visione del mondo diversa. La nostra, come per la frase che ho utilizzato in questi giorni, è ‘Le persone prima di tutto’. Invece dei poteri forti, dell’alta finanza, delle case di gioco d’azzardo in uno Stato che decide di fare cassa sui propri figli invece di accompagnarli a fare figli. Il ‘bonus adozioni’ da 10mila euro ad adozione, secondo i dati, costerebbe più o meno 15 milioni di euro per 1.500 adozioni: parliamo di una cosa assolutamente affrontabile. Dicevo prima che i fondi europei per la natalità propongno 3 miliardi di euro per sostenere queste famiglie; credo che vadano intercettati questi fondi per aiutare le famiglie nel sostenere questo tipo di spese.

Spesso i decreti che vengono rilasciati dai Tribunali contengono limitazioni all’adottabilità sia sul versante delle coppie che su quello dei minori in attesa di adozione. Qual è la posizione del suo partito rispetto ai cosiddetti ‘decreti vincolati’?

Su questo va fatto un approfondimento molto pacato: dipende da come nasce questo vincolo. Se esso deriva dalla dichiarazione di una coppia rispetto al riconoscimento dei propri limiti e delle proprie difficoltà, ad esempio rispetto all’ipotesi di adozione di un bimbo disabile – perchè i coniugi non sentono di averne le risorse – io credo che quella dichiarazione e quella constatazione di un proprio limite vada accolta e riconosciuta non come un’insufficienza nel cuore. Ovviamente in un percorso fatto bene: ecco perchè il percorso che fanno è fondamentale e non dovrebbe essere un iter di controllo, ma di accompagnamento verso una genitorialità che comunque ha necessità di una consapevolezza diversa. Perchè i bambini che arriveranno – soprattutto nel caso internazionale – hanno esperienza di sofferenza, di perdita, di assenza di figure genitoriali capaci di poterle accompagnare come un bambino ha necessità nella propria vita fin dalla nascita. Sono ferite che possono essere guarite, ma c’è bisogno di una consapevolezza particolare, che la genitorialità adottiva inevitabilmente deve avere. E la cosa grave è che dopo l’iter burocratico c’è il nulla: dopo il decreto di definizione di quella richiesta di adozione dal punto di vista dello Stato c’è il nulla. Ed è il Terzo Settore, le associazioni come voi, che riempiono quel ‘buco’.
Se, invece, un decreto ‘vincolato’ nasce da una scelta del giudice – un atto meramente giuridico – certo che invece non ha senso. Peraltro è qualcosa che può cambiare nel tempo, perchè la consapevolezza sboccia nel cuore della famiglia e richiede sensibilità e attenzione“.

La Presidenza della Commissione Adozioni Internazionali per legge è in capo al presidente del Consiglio o a un Ministro da lui delegato. Avete già in mente un nome per la presidenza CAI in caso di vittoria elettorale?

Posso soltanto dire, da parte mia, che è la prima volta che mi candido: questa candidatura mi è stata chiesta da FdI con l’esplicita indicazione di occuparmi del sociale, del Terzo Settore e dei più fragili. Se non mi fosse stato chiesto questo, non avrei accettato. Fratelli d’Italia ha riservato un’attenzione particolare alla tutela dell’infanzia, dei più fragili e in generale alle politiche di welfare di questa nazione: personalmente, confido di poter portare in Parlamento queste esigenze e queste necessità. La mia, non a caso, è una candidatura forte, non paragonabile a quelle, molto più fragili, di persone inserite in altre realtà partitiche, sul fronte dell’attenzione al sociale. Questo dà la misura di quanto il Welfare di questo Paese per noi sia una priorità, insieme alla denatalità“.

In che modo prevedete di agire a livello socio-culturale per promuovere l’adozione tra i 3 milioni di coppie sposate sterili del nostro Paese?

“Bisogna prima di tutto far superare alle famiglie la paura che oggi vivono. C’è necessità di dare la giusta formazione e informazione ai nuclei familiari, superando il pregiudizio per cui si crede che l’adozione sia un calvario da cui fuggire.
Bisogna coinvolgere tutte le realtà in questo e, secondo me, occorrerebbe coinvolgere anche ginecologi, medici di base, chi si trova a raccogliere quella richiesta di genitorialità e a constatare che la forma di genitorialità biologica non è possibile“.

Nel nostro Paese si parla spesso di fecondazione artificiale. Ritiene che si parli altrettanto di adozione?

Paradossalmente, le persone si approcciano più alla procreazione assistita perchè oggi a loro sembra più semplice approcciarsi a questa procreazione che non all’adozione. Ma non è soltanto un dato economico: c’è il dato amministrativo di un’istituzione statale che non aiuta. Parliamo dei rapporti bilaterali con le nazioni che vivono situazioni drammatiche per l’infanzia abbandonata: se non vengono coltivati quei rapporti in chiave strategica, con una struttura di missione che si occupi di facilitare questi dialoghi per far avere ai bambini che restano lì anni – e lo sappiamo – una speranza, se non lo mettiamo all’interno di una volontà politica forte, come si potrà attuare?
Nella genitorialità assistita vai in una clinica, paghi e sei tu che decidi il tempo da passare insieme al medico; invece, chi si apre alla genitorialità adottiva, fra gli accertamenti d’idoneità, le visite dello psicologo e dell’assistente sociale – in un sistema peraltro ‘esploso’, perchè il loro numero è bassissimo con i concorsi fermi… – ecco, già questo è l’inizio di un iter che non si sa di preciso quando avrà fine. Tutto questo fa sì che questi possibili mamme e papà si dirigano verso altre forme di genitorialità.
E la mia non è un’idea letta su un libro, ma nata tra persone che questo percorso lo hanno fatto e tengo a sottolineare anche la realtà dei bambini che sono stati adottati: perchè non c’è solo il diritto degli adulti di fare famiglia, ma anche quello dei bambini di avere dei genitori, che viene prima di ogni cosa“.