Adozioni internazionali. Laura Laera sarà vicepresidente della Cai. “Grande esperienza ma anche idee non sempre condivisibili”

Con il via libera del plenum del Csm (Consiglio superiore della Magistratura) il 19 aprile scorso, per la messa “fuori ruolo”, Laura Laera, presidente del Tribunale dei minori di Firenze, sarà la prossima vicepresidente della Cai, Commissione Adozioni Internazionali.

Una decisione che, come ricorda Luciano Moia nell’articolo “Adozioni, si riparte da Laura Laera” (pubblicato da Avvenire oggi 21 aprile), chiude di fatto un triennio segnato da tensioni e polemiche. Un lungo periodo in cui le famiglie che hanno deciso di aprirsi all’accoglienza, sono state costrette a sopportare – oltre al complesso iter e ai costi ben noti – anche ritardi, inefficienze e disservizi vari. L’auspicio è che tutto questo possa finire presto.

Una volta conclusi gli adempimenti formali e ufficializzata la nomina, Laura Laera andrà ad assumere la vicepresidenza della Commissione adozioni internazionali (la presidenza spetta, secondo quanto stabilito dalla legge, allo stesso presidente del Consiglio o a un ministro da lui delegato).


Il percorso è già indicato nel comunicato emanato dal Csm: il presidente del Tribunale dei minorenni di Firenze, è destinata “a ricoprire l’incarico di vice presidente della commissione per le adozioni internazionali, su nomina della Presidenza del Consiglio dei Ministri”.

La strada dovrebbe risultare agevole e, soprattutto molto rapida. Il governo per primo non vede l’ora di lasciarsi alle spalle l’inspiegabile gestione della vicepresidente uscente Silvia Della Monica, anche lei magistrato, il cui mandato triennale è scaduto lo scorso febbraio.

Ora le attenzioni delle famiglie adottive, delle associazioni e degli enti si concentrano su Laura Laera, milanese, 68 anni, moglie di Francesco Greco, procuratore capo di Milano. Dal 2012 Laera è presidente del Tribunale per i minorenni di Firenze, dopo tanti anni trascorsi al Tribunale per i minorenni di Milano.

Vastissima esperienza specifica sulla giustizia minorile quindi, ma anche scelte e convinzioni su cui sospendere il giudizio.

Le sue aperture alla stepchild adoption – espresse per esempio nel maggio 2016 nell’ambito dell’Indagine conoscitiva sulla riforma della legge 184 – e alcune sentenze decise dal Tribunale da lei presieduto (il 9 marzo scorso riconosciute due adozioni concesse a due coppie di uomini omosessuali) aprono non pochi interrogativi.

Del resto le sue scelte risultano del tutti coerenti con quanto lei stessa aveva spiegato durante l’audizione parlamentare:

Capisco le posizioni di alcuni, che sono sulla difensiva rispetto alla famiglia legittima. Ê del tutto comprensibile, perché è un modello che abbiamo introiettato… Quello che si cerca di fare, o almeno che io cerco di fare, è di non avere un approccio ideologico. Il giudice deve lasciare da parte qualunque approccio ideologico sulla materia famiglia, deve affrontare la casistica che gli si presenta di volta in volta con un approccio laico, deve verificare nel caso concreto quale sia la normativa applicabile nel rispetto dell’interesse del minore”.

A proposito del sistema italiano delle adozioni internazionali si era detta convinta che fosse un “sistema forte”, costruito con la collaborazione di tutti e in cui ciascuno deve fare la sua parte.

È un cerchio, tagliare pezzi del quale credo possa risultare pericoloso”.

Vuole dire, si chiede Moia, che enti e associazioni potranno trovare nella nuova vicepresidente un sostegno e uno stimolo? E’ l’auspicio di chi guarda al mondo delle adozioni come a una risorsa sociale e culturale – oltre che demografica – da non trascurare. A questo grande e complesso sistema, in cui le famiglie che si aprono all’accoglienza di un bambino senza genitori rappresentano la parte più rilevante, serve un rilancio deciso e un approccio davvero non ideologico.

Il ruolo della Cai non è e non può essere quello di tentare esperimenti antropologici – la legge non lo prevede – ma dev’essere soprattutto finalizzato ad assicurare un’assistenza tecnica di prim’ordine alle famiglie e a promuovere la cultura dell’adozione valorizzando le diverse risorse esistenti.

Fonte: Avvenire