Aprire all’adozione del nascituro come prevenzione dell’aborto?

Il Movimento per la Vita, nella persona del suo Segretario Generale Paola Mancini, ha discusso con Marco Griffini, Presidente di Ai.Bi,. di due temi fondamentali, presentati nel Manifesto di Ai.Bi. a proposito di Accoglienze innovative. Al dibattito ha partecipato anche Marco Carretta, figlio adottivo e presidente di Ai.Bi. Giovani.

Marco Griffini. Stiamo lavorando insieme al progetto “Preferire la vita” lanciato a suo tempo da Giovanardi. Obiettivo lanciare messaggi di speranza per prevenire l’aborto. Nella nostra proposta di legge abbiamo inserito una metodologia di prevenzione mutuata dagli USA detta volgarmente “Adozione in pancia”. In sostanza una coppia può adottare il nascituro con una sentenza da parte del giudice il quale se la ragazza ne avesse bisogno fissa anche un quantum per coprire le spese legate a gravidanza e parto. Si tratta di un’adozione deliberata ma sospesa fino alla nascita. La mamma può infatti, dopo il parto, confermare o meno le sue intenzioni entro tempi certi. Ci abbiamo già provato qualche tempo fa ma Giovananrdi disse che la nostra legge non prevede questo tipo di accoglienza. Oggi la riproponiamo come sesto punto del nostro manifesto, la proposta fa molto discutere ma non capiamo perché. Cosa ne pensi, Paola?  

Paola Mancini. Bisogna partire da un principio negativo, dettato da ignoranza. Il problema nasce dal non capire il valore di una nuova vita. Quante volte nei nostri centri di aiuto alla vita ci troviamo davanti a donne che piuttosto di darlo in adozione – come vorrebbe la legge del parto in anonimato – risponde “piuttosto lo ammazzo”. Quando le facciamo ragionare e vedere la realtà della vita che portano in grembo capendo che quello è un essere umano cambiano spesso radicalmente prospettiva. Bisogna capire che un figlio non è una realtà personale ma un essere che ha bisogno di una sua indipendenza. Noi stiamo raccogliendo firme per far riconoscere da subito la dignità della persona. Solo quando si sarà battutal’incapacità di vedere la persona nell’embrione si sarà vinta la battaglia. Con il progetto Gemma lavoriamo con le donne che hanno rinunciato alla decisione di abortire dettata da problemi economici.  Se supportiamo con un’adozione a distanza di 18 mesi che prevede un contributo economico. Così diamo la possibilità di superare il problema.  


G. Perfino all’interno del nostro movimento il tema non è condiviso da tutti. Scattano tematiche varie, per esempio negli USA la legislazione ammette che la madre scelga la coppia cui dare in adozione il suo bambino. Alcuni dicono che questa è compravendita. Secondo te come esperta di prevenzione quali sono pericoli e le obiezioni che dovremo affrontare?  

M. La prima obiezione che incontrerete è un convincimento negativo. Molti potrebbero dire che coercizzate la donna, la quale accetta solo perché si trova in difficoltà ma poi potrebbe cambiare idea e scegliere la maternità. La legge dovrà prevedere la possibilità della madre di retrocedere fino all’ultimo momento.

G. Tu ritieni che troveremmo facilmente coppie disponibili sapendo che poi potrebbero perdere il bambino?

M. Guarda ci sono coppie disperate che non credono più nell’adozione, le hanno provate tutte pur di avere un bambino, farebbero di tutto. Gli ostacoli saranno tantissimi ma bisogna andare avanti. I primi ad ostacolare saranno quelli che traggono profitto dal mercato dell’adozine

G. Prevediamo anche l’adozione ai single, cosa ne pensi?

M. Assolutamente no! Un bambino ha diritto a un padre e una madre.

G. Ma se i padri e le madri disponibili non ci sono? Non è peggio l’abbandono?  

M. No è peggio il single, stiamo giocando su valore e formazione della persona

G. Stamattina i figli adottivi di Ai.Bi. Giovani dicevano che è meglio un single che un istituto. Ci chiedevano di smetterla di ragionare da adulti e iniziare a metterci nei panni di coloro che sono stati abbandonati. Ci dicevano anche che noi l’abbandono non l’abbiamo vissuto e quindi non abbiamo diritto di parlarne, ci hanno chiesto con forza di andare avanti.  

M. Questa testimonianza vale moltissimo ma in un contesto dove l’identificazione sessuale è diventata quasi un alternativa la mancanza di un esempio corretto durante l’adolescenza comporta rischi enormi.  

G. Ma noi diciamo di no alle adozioni gay. Certo mi dirai che aprendo ai single entreranno anche loro… parliamo della scelta etica…

M. Certo il tema è dolorosissimo, guardando la solitudine negli occhi dei bambini in istituto si cambia immediatamente idea. Ma dobbiamo scegliere il male minore.

G. Ma quale male minore? Non abbiamo le coppie, i nostri desk per le adozioni internazionali stanno cercando 29 famiglie per 29 bambini cinesi adottabili appartenenti alle categorie speciali (malati, fratrie e maggiori di 7 anni). Non troviamo famiglie! Fuori non si è ancora capito ma le famiglie non ci sono!

M. Capisco ma devo dire che nella nostra esperienza ci vengono a chiedere i bambini tantissime coppie. Forse quello che manca è un buon incontro tra domanda e offerta.  

G. Marco Carretta, che vedi qui accanto a me, è un giovane che fu abbandonato,è un ragazzo dotato e Presidente di Ai.Bi. Giovani. Chiediamolo a lui: meglio essere adottato da un single o restare in istituto?  

Marco. Cerchiamo il male minore, va bene. Ma dovremmo chiedere al bambino quale sia il male minore. L’adulto fatica ad immedesimarsi con il giovane abbandonato. L’adulto cerca razionalmente la scelta più appropriata ma dal suo punto di vista. Ho parlato con molti ragazzi adottati che arrivano a dire che per loro la cosa più importante è essere accolti ed amati non da chi! Non interessa loro chi li porterà via dall’istituto ma il fatto di essere accolti. Anche noi pensiamo che sia meglio avere un padre e una madre. Ma se le coppie non vogliono più adottare bisogna fare qualcosa!

M. Non è che non ci sono più coppie, il discorso va spostato, un figlio oggi è diventato un lusso. Dobbiamo far capire che un figlio è una realtà fatta solo di amore non un lusso. La società è ormai è ai limiti del parossismo. Il problema è cambiare la mentalità.

Marco. Non voglio dire che non ci possano essere situazioni problematiche. Ma anche una coppia può creare dei problemi. I problemi familiari esistono. Lei ci dice “Sappiamo già che con i single non può funzionare”. Ma la domanda sarebbe allora da porsi anche nel caso delle coppie.

M. Il problema è un altro. Chi viene adottato in tenera età si domanderà un giorno “Perché ho solo il papà o solo la mamma?”. Una domanda atroce.

Marco. Però il diritto più importante del bambino è quello di essere accolto. Io bambino abbandonato preferisco qualsiasi accoglienza piuttosto che restare in istituto!  

G. Certo, un giorno il bambino adottato da un single si domanderà perché ha un genitore solo. Ma pensa  a quelli che ogni giorno della loro vita si domanderanno “Perché nessuno mi ha accolto?”. L’operatore di un istituto può certamente dare affetto ma l’amore lo possono dare solo un padre e una madre. Vuoi sapere perché propongo questo? Perché Giovanni Paolo II mi ha detto “Voi avete il dovere di far vedere ad ogni bambino il volto del Padre”. Quindi pur restando meglio dare un  padre e una madre dico di si anche ad uno solo dei due.  

M. Hai ragione ma immaginate le complessità. Figuratevi se un Tribunale dei Minori darebbe idoneità a un single?

G. Infatti vogliamo estromettere i Tribunali dei Minori dalle idoneità. Questa è una battaglia! Apriamo ai single ma, credimi, non senza sofferenza. Se non cambiamo la mentalità che vede l’adozione come un atto egoistico non ne usciremo mai.  

M. Secondo quale parametro sceglieremmo quindi i single cui fare adottare?  

G. L’idoneità del cuore! Quando una persona si vede padre o madre di un figlio non suo è già idonea! Certo, ancora non sanno cosa vuol dire adottare, quindi bisogna accompagnarli, non selezionarli.  

M. Ti do atto che l’iter è un calvario. Però ti dico anche che una persona che non ha affrontato il matrimonio e vita di coppia mi lascia dei dubbi sulla sua capacità di amare.

G. tutto plausibile ma noi vogliamo porre un problema al legislatore. Ci sono più minori abbandonati che famiglie disponibili ad accoglierli. Come facciamo?

M. Sposterei il campo: snellire e facilitare l’adozione.  

G. Questo è il primo punto anche nel nostro Manifesto di riforma della legge. Ma in attesa di cambiare quella attuale cosa facciamo?  

M. Una soluzione temporanea si deve ovviamente trovare. Per prima cosa dovreste però riuscire a comunicare di più la drammaticità esistenziale di questi bambini. Troppi non la conoscono!

Marco. Io credo nella famiglia: padre, madre e figli. Ho provato l’abbandono, sono rinato quando sono stato adottato. Ho provato quindi l’amore. Una cosa che cerchiamo di fare con Ai.Bi. Giovani è combattere contro l’abbandono ma purtroppo l’abbandono esiste, bisogna cercare di superarlo. Noi abbiamo capito che l’unico modo è sensibilizzare le coppie che non vogliono adottare perché ritengono che significhi avere qualcosa in meno rispetto a un figlio biologico. Per noi invece essere figli e genitori adottivi è un qualcosa in più. Se lo capissero anche loro sono convinto che molti prenderebbero subito un aereo senza nemmeno sapere chi adotteranno. Bisogna fare presto!