Aumenti in arrivo con la busta paga di marzo

Grazie alle novità dell’ultima legge di bilancio, chiarite dall’Agenzia delle Entrate, a partire dal mese di marzo lo stipendio di diversi lavoratori del settore privato aumenterà fino a un massimo annuo di 850 euro

Buone notizie in arrivo sugli stipendi di maggio, grazie alle nuove regole sugli sgravi fiscali introdotti con la Legge di Bilancio 2026 relativamente alla tassazione del lavoro festivo e notturno e sui contratti collettivi, per il settore privato.
Gli aumenti, teoricamente, partivano da gennaio, ma per l’applicazione effettiva si aspettavano le linee guida dell’Agenzia delle Entrate, che ora sono arrivate.

Lavoro festivo e netturno

Per quanto riguarda il lavoro festivo e notturno il Governo ha stabilito che si paghino meno tasse sulla parte “eccedente” rispetto alla normale retribuzione. Per il settore del commercio, per esempio, il pagamento aggiuntivo per questi turni di lavoro è del 30% in più rispetto alla retribuzione ordinaria. Su questo 30%, la tassazione sarà minore (ovvero del 15% per chi nel 2025 ha avuto un reddito complessivo inferiore a 40mila euro lordi).
Il guadagno effettivo varia molto in base al reddito. Secondo le stime fatte dalla Fondazione studi dei consulenti del lavoro e pubblicate da Sky TG24, si va da un aumento ipotizzabile tra 52 e 80 euro per chi guadagna 12 mila euro annui lordi, a un massimo di 417 / 690 euro per chi ha una RAL di 40mila euro.
Questa misura era già stata adottata da diverse aziende fin da gennaio, ma le linee guida hanno chiarito meglio il tutto.

Rinnovo dei contratti collettivi

Più complessa, invece, era la questione riguardante la detassazione degli aumenti per i rinnovi dei contratti collettivi.
In questo caso il Governo ha previsto una tassazione di favore del 5% per quanto riguarda gli aumenti di stipendio derivanti, appunto, dalla firma di un nuovo contratto collettivo. Chiarisce la nota: “L’imposta sostitutiva riguarda … gli importi corrisposti a partire dal 1° gennaio al 31 dicembre 2026, se relativi a rinnovi contrattuali sottoscritti nel 2024, 2025 e 2026”.
Facendo un conto del tutto ipotetico, se il nuovo contratto collettivo firmato nel 2025 prevedesse un aumento mensile di 100 euro, questa somma non sarà più tassata con la normale aliquota irpef, ma semplicemente al 5%. Dunque, idealmente, sui quei 100 euro se ne incassano 95 (con una tassazione al 5%) e non 77 (come sarebbe per una aliquota, per esempio, del 23%).
Fare un calcolo preciso è piuttosto complesso, per le variabili in gioco, ma, affidandosi sempre alla simulazione ipotizzata dalla Fondazione studi dei consulenti, si avrebbe un aumento annuo che oscilla tra 190 e 850 euro netti.
Non resta che aspettare la busta paga di marzo per verificare il tutto.