Calo adozioni: Bacchetta, Rosnati e Griffini a confronto

3 ottobre, La Stampa. Il quotidiano torinese pubblica l’articolo Il calo delle adozioni, di Flavia Amabile. Nero su bianco, l’articolo indicava le spese necessarie, in Italia, ad adottare bambini stranieri: dai 17mila ai 25mila euro. «Anche se lo Stato italiano ne rimborsa la metà», commenta Amabile, «si tratta di una cifra ragguardevole».

Cifra faraonica. L’articolo denunciava: sempre meno coppie italiane si fanno avanti per dare inizio alla procedura burocratica di adozione internazionale. Le richieste risultano diminuite, negli ultimi 4 anni,  del 32% (adozioni internazionali) e del 35% (adozioni nazionali: dati Centimetri-LaStampa). Intervistato, il Ministro Giovanardi, segretario della Commissione Adozioni Internazionali, rispondeva: «Se si potrebbe fare qualcosa, per impedire il calo? Non mi sembra. L’Italia non ha poteri. Eliminare qualche passaggio dall’iter? Sarebbe un grave errore».

All’articolo de La Stampa ha fatto seguito un nuovo articolo, comparso sul sito minori.it (http://www.minori.it/node/2993), che addita alcune cause del calo. Il testo riporta le esternazioni di Daniela Bacchetta (vicepresidente della Commissione Adozioni Internazionali) e di Rosa Rosnati, docente di Psicologia dell’Università Cattolica di Milano. Entrambe sottolineano che l’attuale crisi dei consumi sta ovviamente facendo la parte del leone nello scoraggiare le coppie italiane a presentare richiesta di idoneità ai Tribunali per i Minorenni. Ma non solo.


Daniela Bacchetta: «Accanto alle difficoltà di sostenere le spese, c’è anche il fatto che l’adozione è percepita da tutti come un percorso “non idilliaco”». Rosa Rosnati: «Leggerei il dato come un segnale di maggior consapevolezza da parte delle coppie» sulla «sfida» dell’adozione.

Ai.Bi. vorrebbe approfondire il dibattito. Primo: numeri e fatti. Due settimane gli utenti del sito di Ai.Bi. hanno risposto a un sondaggio online, votando su qual è la causa del calo delle richieste d’adozione. Per il 40% dei votanti, la causa è nei costi troppo elevati, ma per il 37% è colpa di un iter procedurale troppo lungo. Le due percentuali sono in stretta prossimità: se ne evince che procedono quasi a parità di merito.

Secondo. Le percentuali del calo di richieste (-32% e -35%) parlano chiaro: con questo trend, negli ultimi 4 anni, dal 2006 al 2010, l’adozione in Italia finirà da qui a un decennio. Marco Griffini, presidente di Ai.Bi., richiama alla lucidità: «Occorre guardare avanti. Se non si corre ai ripari subito, l’adozione morirà. Oggi, tutto il processo di ottenimento dell’idoneità è fondato sulla selezione, radicato su una cultura degli operatori che tende a scoraggiare le coppie. Occorre ritornare a spingere alla voglia del figlio».

Altro che costi: le coppie sono scoraggiate dalle lungaggini della procedura, che è medievalmente ancora in mano ai Tribunali e viene percepita come un’autorità pronta a selezionare coppie e a dire: NO. E che si comporta come tale: Ai.Bi. continua a ricevere lettere e post online di genitori e coppie che lamentano: la «vergogna della burocrazia», «la burocrazia uccide lo spirito».

Troppe le lungaggini permesse dalla legge. «Cambiare la legge subito», ribadisce Griffini. Snellire la procedura e sburocratizzare completamente le competenze: non più in mano ai Tribunali, ma in mano agli Enti autorizzati.

Soprattutto, occorre passare culturalmente dal concetto di selezione delle coppie, al nuovo concetto di accompagnamento delle coppie. Un cambiamento culturale.

Ai.Bi. aggancia infine il suo appello al recente Rapporto-proposta della CEI, l’unico documento istituzionale che abbia finora recepito le istanze di rinnovamento demografico: più figli adottivi significa più crescita sociale. E più produttività.