Dalla casa famiglia a eroe in classe: il ragazzo che ha scelto di non voltarsi dall’altra parte

Oltre le cronache di violenza, la storia di un ragazzo che ha fermato un’aggressione ricorda il valore della responsabilità, della cura e dell’accoglienza

Tanto si è discusso, e tanto si discute, intorno agli episodi di cronaca che hanno visto studenti aggredire professori in contesti scolastici. Non solo i fatti più recenti o quelli che sono finiti in prima pagina, ma anche diversi altri episodi rimasti sotto traccia e, magari, fortunatamente sventati prima che le intenzioni si trasformassero in azioni.
Ma proviamo a staccarci dal clamore e dalle polemiche per osservare i fatti con lucidità.
Da una parte c’è una minoranza — inquietante e pericolosa — di studenti che entrano in classe armati, portando con sé una violenza che colpisce le persone e la comunità scolastica. Dall’altra parte c’è la grandissima maggioranza dei ragazzi e delle ragazze: giovani che vivono la scuola per ciò che è e deve essere — un luogo di studio, crescita, socialità e accoglienza.

Studenti che aggrediscono e studenti che salvano

Quando però la tensione esplode, accade che siano proprio questi studenti a fare la differenza, intervenendo per fermare l’aggressione e proteggere i compagni o un’insegnante.
Negli episodi più recenti avvenuti a Roma e in altre città, l’elemento fondamentale non è solo la gravità del gesto violento, ma la prontezza di chi ha scelto di non voltarsi dall’altra parte. Ragazzi che si sono frapposti tra il pericolo e le vittime, agendo con senso di responsabilità.
È il caso del giovane arrivato dal Congo che vive in una casa famiglia a Roma e frequenta la terza media. Un ragazzo con un percorso, si presume, complesso alle spalle, fatto di sradicamento e ricerca di un futuro, che costruisce il proprio domani con impegno: dopo i legittimi elogi anche da parte del ministro Valditara, addirittura ha chiesto più libri per poter studiare. Di fronte all’emergenza in classe, quel ragazzo ha agito con fermezza e lucidità, disarmando il compagno e mettendo in salvo la docente.

Un’idea di cittadinanza

Un fatto del genere supera il singolo episodio di cronaca. Racconta un’idea concreta di cittadinanza, che si esprime nei comportamenti concreti prima ancora che nei principi teorici. Dimostra che la cura per gli altri e il senso di comunità non dipendono dalle origini o dalla condizione di partenza, ma dalle scelte individuali.
Osservare questi avvenimenti senza cedere alla tentazione di bollare un’intera generazione come violenta o smarrita significa riconoscere le risorse umane che questi giovani possiedono. Invece di fermarsi al dibattito su misure punitive o barriere fisiche, occorre valorizzare chi sceglie la convivenza civile e individua nello studio e nella cultura la vera strada per il proprio riscatto.

La “vera” scuola

La scuola che merita di essere raccontata e sostenuta è questa: uno spazio in cui le fragilità trovano ascolto e dove la tutela reciproca prevale sull’aggressività. Un luogo, occorre dirlo in conclusione di questa riflessione, in cui gli insegnanti abbraccino di più i loro studenti e studentesse ed evitino di innescare polemiche su remigrazione e pensieri poco accoglienti verso chi arriva in Italia con la speranza di trovare un futuro dignitoso.

A cura della redazione di Ai.Bi. Amici dei Bambini ETS.
Dal 1983 al fianco dei minori in difficoltà, Ai.Bi. promuove la tutela dei loro diritti, la diffusione di contenuti informativi utili per giovani, minori e famiglie, e la sensibilizzazione sociale.