Castellammare. Il ‘valore dell’accoglienza nel vissuto del volontario’ raccontato agli studenti da due testimonial di Ai.Bi. Campania

L’iniziativa si è tenuta presso la Tenda open-space della Comunità Tabor di Castellammare di Stabia: due volontarie di Ai.Bi. hanno raccontato ai ragazzi di un Liceo scientifico il valore della scelta del volontariato per l’infanzia abbandonata e la bellezza di essere ‘famiglia di cuore’

Un incontro che ha donato ai ragazzi nuovi spunti di riflessione e di conoscenza del fantastico mondo dell’adozione internazionale e della scelta di volontariato

volontario per l'infanzia abbandonata, una scelta che ti cambia la vitaAlla fine è stato un vero e proprio successo, un’esperienza che ha arricchito e aperto nuovi ‘squarci’ di riflessione negli allievi della IV C del Liceo Scientifico ‘Severi’ di Castellammare di Stabia, introducendoli in modo forte e diretto al meraviglioso mondo del volontario in soccorso dell’infanzia abbandonata e alla bellezza dell’adozione internazionale. Tutto grazie all’espediente più efficace e concreto che ci sia: la testimonianza diretta di chi questi percorsi li ha scelti e intrapresi e continua a seguirli con convinzione.

L’appuntamento si è tenuto presso la Tenda open-space della Comunità Tabor di Castellammare di Stabia, nell’ambito di un progetto integrato di alternanza scuola-lavoro promosso dalla Comunità e in cui Ai.Bi. è stata felicemente coinvolta. Moderatrice dell’incontro, la giornalista Monica Citarella, addetto stampa del Forum delle Associazioni Familiari della Campania, che ha presentato brevemente la Comunità Tabor, il Forum e Ai.Bi.

Due le volontarie che si sono ‘raccontate’ ai ragazzi, Paola e Olga di Ai.Bi. Campania, le quali hanno reso una preziosa testimonianza sul mondo dell’adozione internazionale e sulla relazione di arricchimento del volontario.

Interessante il momento delle presentazioni tra i relatori e gli alunni: è stato chiesto a tutti i ragazzi di provare ad esporre le emozioni provate durante le esperienze di volontariato fatte l’anno scorso e quest’anno. Molti di loro hanno riferito di avere acquisito dall’esperienza di volontario la capacità di mettersi in ascolto dell’altro; di voler aiutare il prossimo, consapevoli di essere persone fortunate; di aver rivalutato le ‘piccole cose’ quotidiane che sembrano essere date per scontato, ma che scontate non sono (come mangiare un semplice piatto di pasta al sugo, donato poi ad una persona senza fissa dimora).

Successivamente, c’è stato il breve intervento di Paola, incentrato sul ‘Valore dell’accoglienza nel vissuto del volontario’. “Ho raccontato – spiega – della mia esperienza decennale di volontaria presso l’Ai.Bi, ponendo l’accento sul perché faccio volontariato da così tanti anni: perché credo fermamente nella possibilità di cambiare i disagi in realtà positive; che valga la pena impegnarsi e ‘mettersi in gioco’ per essere parte attiva nel miglioramento della società. Ho raccontato che ho scelto di essere volontaria Ai.Bi. quando ho deciso di essere al servizio dei bambini abbandonati, dalla loro parte, in nome di un’autentica motivazione, chiara e personale. Ho parlato del significato e del valore dell’accoglienza che è imprescindibile dall’attività di volontariato e, in particolare, caratterizza o dovrebbe caratterizzare la figura del volontario in Ai.Bi. Nella sua accezione maggiormente significativa per le attività/progetti dell’Associazione, accoglienza vuol dire radunare tutte le forze in campo (operatori, famiglie, volontari) con l’obiettivo di tutelare il bambino in quanto soggetto portatore di valori umani fondamentali, creando per lui la situazione migliore che consenta la sua auto-realizzazione, situazione che ha un solo nome: famiglia. Accogliere vuol dire riconoscere il diritto dei bambini ad essere amati e ad amare“.

Subito dopo, con l’ausilio di slide, ha preso la parola Olga che, attraverso il racconto della sua attività di volontaria Ai.Bi. insieme al marito Antonio, ma soprattutto di mamma adottiva, ha fatto comprendere ai ragazzi che cosa vuol dire essere famiglia adottiva, anzi, ‘famiglia del cuore’. Un bambino che ha sperimentato l’abbandono e viene adottato è prima di tutto desiderato fortemente da entrambi i coniugi e, cosa importante, nasce non dalla ‘pancia’, ma dal ‘cuore’ della mamma adottiva.

Parlando del proprio ruolo di volontaria in Ai.Bi., Olga ha spiegato che questa esperienza straordinaria ha aiutato sia lei che il marito a capire di “poter essere risorsa per noi e per gli altri, sottolineando che fare volontariato è “trovare tra le tante cose da fare nella vita di ogni giorno, il tempo per stare insieme agli altri“.

Un messaggio che è passato bene ai ragazzi, i quali al termine hanno restituito le loro emozioni, sensazioni e, in qualche caso, anche esperienze legate al mondo dell’adozione internazionale. Un’esperienza interattiva e formativa che con tutta probabilità potrà essere ripetuta, per allargare sempre di più la ‘platea’ delle nuove generazioni alla conoscenza dell”officina dei miracoli’ che è l’adozione internazionale.