Castellammare. Mamma lascia neonato in ospedale. Senza il diritto alla segretezza per la madre questo bambino non sarebbe mai nato

Se oggi ci fosse stata una legge sulla ricerca delle origini da parte dei figli nati da parti in anonimato o lasciati nelle culle per la vita, questo bambino non sarebbe mai nato (aborto) o, per disperazione, sarebbe stato abbandonato in strada o in un cassonetto.

Quando si mette in dubbio la segretezza del parto in anonimato, aumentano gli abbandoni nei cassonetti e gli aborti.

A Castellammare, una giovane mamma lascia un neonato in ospedale alle cure delle infermiere del nido è va via senza suo figlio. Ritenendo di non potersi occupare del suo bambino ha deciso di darlo in adozione.

La legge italiana (DPR 396/2000, art. 30), attraverso il parto in anonimato, consente, infatti, alla madre o ai genitori di non riconoscere il bambino e di lasciarlo nell’ospedale dove è nato affinché sia assicurata l’assistenza e la sua tutela giuridica. La donna, al momento del parto come avvenuto per la mamma di Castellammare, oppure subito dopo, dovrà comunicare ai medici e ai sanitari l’intenzione di rimanere anonima e ha due 2 mesi di tempo per ripensarci. Trascorsi i due mesi, tutti i dati sul neonato e sulla madre rimarranno anonimi: nell’atto di nascita del bambino viene scritto “nato da donna che non consente di essere nominata”. 

Nonostante la legge italiana stabilisca che il diritto all’anonimato per la madre prevale sul diritto alla ricerca delle origini, è attualmente in discussione un disegno di legge (922/2018) per disciplinare il diritto dei figli non riconosciuti al momento della nascita ad interpellare la madre naturale per una eventuale revoca dell’anonimato.


Si dimentica, però, che dietro i casi di abbandono si cela una complessa vicenda umana di cui bisogna avere la massima cautela e rispetto quando si mette in discussione la “segretezza” del parto in anonimato con la proposta di legge sulla ricerca delle origini. Le madri segrete sono donne, spesso giovanissime, che partoriscono in ospedale ma non riconoscono il proprio figlio. Donne con alle spalle vicende familiari e vissuti personali faticosi e che, sebbene non siano nelle condizioni di poter accudire il proprio figlio, hanno scelto il  parto in anonimato donandogli la vita due volte: quando hanno scelto di portare avanti la gravidanza e quando, la seconda volta, hanno scelto il parto in anonimato dando la possibilità a un bambino di nascere in sicurezza e vivere amato da una famiglia adottiva.

Nella sola città di Torino, per fare un esempio, nel 2018  ben 12 bambini sono venuti alla luce in sicurezza grazie al diritto all’anonimato per la madre.

“La salvaguardia della riservatezza garantita alla donna che abbia scelto il parto in anonimato deve prevalere sul desiderio del figlio di conoscere le proprie origini, solo così” – dice Griffini, presidente di Amici dei Bambini – tuteleremo la vita nascente e la vita delle donne, quasi sempre giovanissime, che potranno partorire in sicurezza e ricevere l’assistenza necessaria. Mettere in dubbio la segretezza del parto in anonimato, facendo prevalere il diritto del nascituro di ricerca delle proprie origini, significa far aumentare gli abbandoni nei cassonetti e gli aborti. Chi non ricorda l’ennesima cronaca di disperazione dell’estate scorsa e il corpicino del neonato ritrovato in un sacchetto della spesa nel parcheggio di un supermercato a Terni?”.

“ I ‘parti in anonimato’ sono nascite sicure, previste dalla legge per scongiurare gesti disperati di donne disperate come l’abbandono del neonato per strada o addirittura l’infanticidio, come ci raccontano le cronache. Se vogliamo salvare più bambini e garantire l’incolumità delle donne, bisogna informare e sensibilizzare l’opinione pubblica sul parto in anonimato e, contemporaneamente,  normare le “culle per le vita”  perché coprano tutto il territorio nazionale continua Griffini.  

Ogni anno in Italia vengono abbandonati oltre 3 mila neonati e solo 400 vengono salvati perché lasciati alle cure degli ospedali grazie alla scelta del “parto in anonimato’ o al riparo nelle “culle per la vita”,  una versione moderna delle ʻRuote degli Esposti’, che evita gli abbandoni di neonati in luoghi non sicuri e consente le stesse garanzie di anonimato per quante mamme, soprattutto straniere ma non solo, non sono informate sul parto in anonimato o temono di essere riconosciute.

In Italia ce ne sono circa 50. Elenco culle per la vita. Oltre a queste c’è anche la culla per la vita di Ai.Bi., “Chioccia” inaugurata lo scorso 1 dicembre 2015 a Melegnano (Milano) facilmente raggiungibile dalla rete di autostrade lombarde, e che va a potenziare un’offerta ancora a macchia di leopardo in Lombardia. Una struttura dotata di una serie di dispositivi che permettono un facile utilizzo e un pronto intervento per la salvaguardia del bambino. La culla per la vita, inoltre, è concepita nel pieno rispetto dell’anonimato di chi deposita il neonato.

I neonati nati da parto in anonimato o lasciati nelle culle per la vita vengono dichiarati adottabili in poco tempo e affidati a genitori adottivi individuati dal Tribunale per i Minorenni di competenza.

Fonte

Il Corrierino

Fanpage.it