Crisi delle adozioni, la parola a Gianfranco Arnoletti presidente di CIFA Onlus: «Arrestiamo l’emorragia di coppie»

«Perché l’idea di assistere passivamente al crollo delle disponibilità, all’aumento dell’inseminazione artificiale e alla crescita della povertà infantile mi dà fastidio». Con queste parole Gianfranco Arnoletti, presidente dell’ente autorizzato CIFA, ha salutato con favore il lancio del Manifesto Oltre la Crisi e l’avvio della campagna di Ai.Bi. per cambiare la legge che regolamenta l’adozione internazionale.

CIFA è tra i maggiori enti autorizzati del Paese: in testa con Ai.Bi. e Ariete Onlus è stato nel 2011 tra i primi tre enti in ordine di perfomance, e detiene il maggior numero di adozioni internazionali condotte a termine lo scorso anno per portare nuovi figli all’Italia. «Se la società vuol crescere può farlo solo con i figli – chiarisce infatti –. Oggi si può giustificare tutto con la crisi economica e con la scarsità di risorse e fondi, ma la scusa non regge se si parla di bambini. Per questo sono favorevole a modificare l’adozione».

Liquidato il brutto ricordo della guerra civile di Ambra Enrico e soci, Arnoletti esterna generose dichiarazioni sul cambiamento che Ai.Bi. ha proposto e che s’ha da fare. «Dobbiamo arrestare l’emorragia di coppie – sostiene, in riferimento al calo del 49% dei decreti di idoneità –, ben venga un atteggiamento destinato a non spaventarle più ma a “selezionarle” con una crescita e un accompagnamento adeguato. Io credo che, dopo 12 anni dall’ultima legge, il servizio pubblico ormai sappia benissimo cosa sanno fare gli Enti Autorizzati e quali siano le loro capacità, visto che sono quelli che letteralmente fanno le adozioni. La Pubblica Amministrazione non fa altro che mettere firme e timbri su pezzi di carta».


Ma è d’accordo con la nostra proposta di risanare tutto l’iter adottivo?
«Sì: l’iter è spezzettato enormemente e addirittura inesistente nella sua quarta e ultima parte, il post-adozione. Ne stiamo soffrendo! E c’è da dire che il periodo post-adottivo è stato attribuito agli enti autorizzati semplicemente perché il servizio pubblico ha dato forfait! Gli enti, pur di non far fermare le adozioni, in qualche modo hanno sopperito. Quello attuale insomma non mi sembra un sistema integrato».

Noi parliamo anche, al punto 3, di ridurre il numero di enti autorizzati per abbattere i costi…
«Lo capisco benissimo. A questo scopo porto sempre l’esempio dello Sri Lanka, dove 9 o 10 enti autorizzati fanno 15 adozioni l’anno e tengono solo una persona o due in ufficio, tra l’altro in certi casi solo per fare qualche visita alle ambasciate o dai diplomatici. È un sistema inefficiente in modo fallimentare. Meno enti e più organizzati sarebbero in grado di fare più adozioni, e di farle meglio. Cos’altro fare in mezzo a questa inefficienza assurda?».