El Salvador. La storia di Diana: un esempio di amore e rifiuto dell’abbandono

La lotta di Ai.Bi. contro l’abbandono dei minori in Centro America vista con gli occhi di una giovanissima pittrice e la speranza di un futuro pieno di colore

La Troncal del Norte è una tortuosa strada statale che attraversa il Dipartimento di Chalatenango, in El Salvador, una striscia d’asfalto ingrigito dal sole sulla quale procede una carovana composta da cinque muscolosi pick-up bianchi. Forestieri, si capisce lontano un miglio.

Un viaggio tortuoso

A eccezione dei conducenti, che con ogni diritto godono del minimo comfort necessario a tenere una guida sicura, i passeggeri si sono distribuiti nelle auto in marcia a seconda del volume occupato da ognuno. I più alti siedono davanti, con le ginocchia rannicchiate, sui sedili posteriori ci sono certamente più persone di quante potrebbero essercene. I porta bagagli sono visibilmente carichi, ma una trama di corde elastiche agganciate con creatività attorno a dei teli di plastica verde ne cela il contenuto. È domenica mattina e il gruppo è partito molto presto da San Salvador per percorrere, in quasi tre ore, appena un centinaio di chilometri.
Il primo veicolo aziona la freccia per segnalare che si dovrà svoltare da qualche parte a destra e le auto che seguono anticipano incerte la frenata, avvicinandosi e allontanandosi tra loro come il mantice di una fisarmonica. Il conducente dell’auto capofila è l’unico a conoscere il cammino, tutti gli altri sono operatori volontari e stanno andando a fare visita ai bambini di una comunità rurale.
Imboccata una pietraia stretta e scoscesa, la comitiva s’inerpica tra i monti e scompare oltre la prima curva. Le condizioni meteo sono favorevoli, il suolo tiene a sufficienza sotto i tasselli dei 4×4 e i passeggeri, abituatisi alla scomodità, si godono il paesaggio e risparmiano le energie in vista della giornata di duro lavoro che li aspetta.
La comunità Divina Providencia, che prende il nome dalla Iglesia attorno alla quale si è stanziata, è composta da duecento di persone, perlopiù campesinos. Alcuni uomini portano il sombrero, la maggior parte delle donne indossa un grembiule e delle scarpe comode, i bambini trascorrono il tempo all’aria aperta e gli adolescenti preferiscono assaporare un po’ d’indipendenza allontanandosi per qualche ora lungo il fiume o arrampicandosi su alberi altissimi.

La visita di un gruppo di psicologi con Ai.Bi.

A Divina Providencia ogni tanto giunge la visita de los bomberos che portano attrezzature per opere straordinarie, a volte compaiono dei giovani medici specializzandi che, in cambio di tre preziosissimi crediti formativi, visitano i residenti, prescrivono trattamenti e distribuiscono i medicinali messi a disposizione gratuitamente dagli ospedali cittadini.
Qualche giorno fa è stato il turno di un gruppo di psicologi, come annunciato dal parroco durante la sua ultima visita.
Sulla fiancata della prima delle auto si legge COSSAM (Comitato Salvadoreño per il Diritto alla Salute Mentale). Con loro c’è il personale di Ai.Bi., invitato a partecipare alle attività di volontariato in programma e conoscere le historias de vida degli abitanti di quella zona remota per avere una visione più ampia sul sistema di protezione dell’infanzia salvadoregno, al centro del progetto di cooperazione internazionale “Università delle buone prassi contro l’abbandono in Centro America”.
“De donde viene usted?” Ha domandato Maria Salomé Iglesias, incuriosita dall’aspetto decisamente non familiare del cooperante. Due bambine le stringevano gli indici e si nascondevano timide dietro i fianchi della mamma che ne approfittava per scambiare qualche parola con il gringo e condividere una tazza di caffè che le vicine avevano preparato per celebrare la domenica in compagnia degli ospiti.

Una giovane pittrice

La donna ha una terza figlia, già adolescente, che aveva appuntamento con uno degli psicologi per proseguire il suo percorso di affiancamento nella sua carriera di pittrice in erba.
La nascita di Diana è stato un evento che ha segnato profondamente la vita di tutta la sua famiglia. I controlli medici durante la gravidanza non hanno indicato alcun problema, ma alla nascita i dottori hanno visto che il suo braccio destro non era completamente sviluppato. La madre racconta che vedere il braccio della ragazza è stato una completa sorpresa: i vicini e anche alcuni medici ci consigliavano di affidarla a un istituto del governo, ci dicevano di abbandonarla perché sarebbe stato troppo costoso curarla e che non sarebbe mai stata come gli altri bambini.
All’inizio è stato difficile, ma grazie a una terapia la bambina ha iniziato a sviluppare e potenziare i mezzi che aveva a disposizione. Abbiamo trascorso un anno nel centro di medicina rurale di Concepción Quetzaltepeque e, grazie a Dio, ce l’ha fatta, abbiamo interrotto la terapia, non ci sono stati altri problemi ed è stata dimessa.

Dipingere con la mano sinistra

Salomé ha sempre sostenuto sua figlia e le ha dato il posto che le spetta tra i suoi tre figli. Non l’ho mai nascosta e lei non ha mai provato disagio. Se domandi a lei, ti dirà che Dio l’ha mandata così.
Fin da piccola Diana ha dimostrato interesse per il disegno e una certa indipendenza. I quaderni che le comprava la madre e le ultime pagine dei quaderni di scuola erano le tele per i suoi primi disegni.
Attualmente sta lavorando a un dipinto della Vergine di Guadalupe e terminare l’opera, incoraggiata dal suo psicologo, è diventata una sfida per lei: “L’ho iniziato il 23 febbraio e siamo già a maggio, ma ho ancora un po’ da fare. Mi piace come sta andando, so che posso migliorarlo ma sono soddisfatta.” Ha detto la giovane.
Usa la mano sinistra per dipingere con il pennello e con la parte superiore del braccio destro si aiuta abilmente a reggere la tavolozza e alcuni oggetti. Mi sento a mio agio così, è tutto normale, penso che se fossi nata con l’altro braccio sarebbe stato uguale a questo, ha aggiunto.

Un grande esempio di tenacia

Con i suoi dodici anni, Diana è un meraviglioso esempio di tenacia e abnegazione e le sue doti artistiche le hanno permesso di vincere una borsa di studio che l’ha condotta a visitare l’Accademia di belle arti di San Salvador per una settimana di studi sul colore e la prospettiva.
Non aveva mai visitato la Capitale e per la prima volta la ragazza ha vissuto l’esperienza di un insegnamento professionale, durante la quale non si è fatta sfuggire l’occasione di dimostrarsi una delle allieve più brillanti della sua classe.
Attualmente frequenta la seconda media, spera di proseguire gli studi superiori e laurearsi in architettura, senza tralasciare il suo amore per la pittura e il disegno artistico. Inoltre, uno dei suoi obiettivi è quello di visitare la Spagna per apprezzarne da vicino la ricchezza artistica.

Una storia fatta di amore familiare

Quella di Diana è una storia felice, fatta di amore familiare, di vicinanza e di rifiuto dell’abbandono, ma per ogni storia simile a questa ve ne sono centinaia che finiscono senza un lieto fine.

Il lavoro di Ai.Bi. sull’abbandono

Proprio per questo motivo Ai.Bi. sta coordinando insieme all’Universitá Cattolica del Sacro Cuore di Milano attività di ricerca accademica sulle forme di abbandono, le forme di violenza, le necessità di protezione dell’infanzia e il fenomeno della migrazione. Con il contributo di diversi partner italiani e internazionali, durante i prossimi dodici mesi realizzerà attività di formazione e sensibilizzazione per responsabilizzare maggiormente gli attori che operano nel sistema di protezione dell’infanzia, contribuire a garantire il benessere generale dei minori in El Salvador, Honduras, Messico e Repubblica Dominicana.

Pierandrea Turchiuli
Cooperante Ai.Bi. in Centro America