Famiglia. A 12 anni dalla Legge 54, l’affido condiviso è lettera morta. Negato ai figli l’affetto di entrambi i genitori separati

I dati Istat 2015 certificano che sempre più spesso le persone indigenti in fila per il pasto Caritas o per un pacco alimentare sono padri separati: frutto dell’aumento delle separazioni (+57% rispetto all’anno precedente, ‘merito’ anche dell’approvazione del ‘divorzio breve’ nell’ultima legislatura)

Ma accanto alla povertà materiale, c’è un problema di serenità degli affetti per i bambini che sono nati dall’unione coniugale troncata: nonostante la Legge 54 del 2006 indichi ai giudici di preferire l’affido condiviso rispetto a quello esclusivo, la discrezionalità dei giudici porta quasi sempre a privare il figlio della continuità affettiva con il padre

famiglia, l'affido condiviso previsto dalla Legge 54 a 12 anni dalla sua istituzione è troppo spesso lettera mortaCrescono le separazioni in famiglia nel nostro Paese (+57% nel 2015 rispetto all’anno precedente, dati Istat) e, con esse, aumentano i casi di ‘distorsione’ della continuità degli affetti per i figli che rischiano seriamente di ‘devastare’ il senso di famiglia costruito nei secoli in Italia: è uno dei frutti del cosiddetto ‘divorzio breve’, approvato nell’ultima legislatura e che ha portato a situazioni di indigenza sempre più comuni specialmente tra i papà, costretti non di rado dalle ‘richieste-capestro’ dei Tribunali a ricorrere alle mense della Caritas o ai pacchi di pasta dei banchi alimentari.

Ma accanto ai disagi materiali, ci sono quelli affettivi che colpiscono i figli a turbare l’equilibrio dell’istituto familiare: a 12 anni dalla Legge 54, per cui il giudice è tenuto ad effettuare l’affido condiviso in via prioritaria rispetto all’affidamento esclusivo a uno dei due genitori, la discrezionalità delle Corti ha portato di fatto a far sì che “la legge rimanga troppo spesso lettera morta“, come sottolinea Massimiliano Gobbi, coordinatore nazionale di Adiantum (Associazione nazionale per la tutela dei minori), in un’intervista a Interris.it.

È così che ai figli viene negato il diritto a godere dell’affetto di entrambi i genitori, benché disuniti. “Che questa legge non venga applicata – afferma Gobbi – lo dimostra il fatto che nel 2015 il Miur abbia diffuso una circolare ai dirigenti scolastici per ribadire il diritto del bambino alla bigenitorialità, ossia a ricevere cure, educazione ed istruzione da entrambi i genitori“.

L’allarme – racconta ancora Gobbi – l’ha lanciato anche la Corte europea dei diritti dell’uomo, che ha condannato l’Italia per non aver consentito lo sviluppo di una vita affettiva ai padri separati“. Il nostro Paese – rileva il coordinatore nazionale di Adiantum – ha tassi di affido esclusivo al padre dello 0,7%, otto volte meno della Spagna, dieci volte meno della Francia e quasi venti volte in meno della Germania. In pratica, nemmeno di fronte a gravi casi di inidoneità materna il giudice italiano ritiene di dover prendere in considerazione l’affido al padre“.

E ancora, Gobbi sottolinea che “i minori che trascorrono almeno un terzo del tempo con uno dei genitori dopo la separazione della coppia genitoriale (cosiddetto affido materialmente condiviso) sono il 70% in Svezia, il 50% in Belgio e il 49% in Danimarca. Da noi è il 5%“.

A conferma della resistenza culturale a valorizzare la figura del padre c’è il fatto che tra Camera e Senato sono rimasti fermi al palo durante la legislatura ormai conclusa ben 9 disegni di legge. E a poco servono i pur ammirevoli ‘registri della bigenitorialità’ promossi da alcuni Comuni italiani per garantire a entrambi i coniugi, anche se separati, di ricevere informazioni e comunicazione comunali relative ai propri figli.

Fonte: Interris.it