Famiglia. Jessica e Laura, la ‘via crucis’ di passione di due bambine abbandonate: se fossero state date in adozione forse non sarebbe finita così

Due giovani vite stroncate, due esistenze che sono state schiantate, spezzate come canne percosse dal vento dell’egoismo e del vuoto provocato dalla totale assenza delle rispettive famiglie

Secondo le statistiche, sarebbero almeno 5mila in Italia i minori che vengono tolti ai genitori poiché giudicati “inadeguati”, ma a questa decisione non fa quasi mai seguito un percorso di ‘ricostruzione’ dell’identità di figli, come quello che sarebbe possibile attraverso il rilancio dell’adozione nel nostro Paese

famiglia, la via crucis di Jessica e Laura con l'adozione forse poteva essere evitataUn ‘calvario’ che è iniziato praticamente alla nascita e che le ha accompagnate in modo crudele fino all’ultimo giorno di vita: è stato questo il percorso che hanno dovuto ‘abbracciare’, loro malgrado, Jessica e Laura. Due esistenze spezzate come canne percosse con violenza dal vento dell’egoismo e del disinteresse per il loro cuore, per la loro anima, per il loro presente e futuro, due bambine venute su senza la possibilità di ricevere amore, accoglienza, ascolto, affetto e sostegno da una famiglia, per entrambe – di fatto – inesistente.

Le loro storie si sono svolte in località molto diverse, ma potrebbero essere quasi sovrapposte in controluce: una vita a scappare, fuggendo da esistenze incerte e vuoti mai colmati. Una fuga persino dai propri sogni, in cima ai quali ci sarebbe stato quello di una casa, di una famiglia, dell’affetto di una mamma e un papà. Non è un caso, in effetti, che entrambe, Jessica e Laura, come molte altre giovani uccise da un ‘orco’ che si è posto davanti a loro nel bel mezzo della vita, erano madri-bambine.

A loro volta“, come scrive Cristiana Lodi su Libero, “delegittimate e annullate com’era stato per le loro stesse madri“. Due copioni analoghi: Jessica viene ‘sistemata’ per sentenza di un Tribunale in una comunità alla periferia di Milano fin dalla sua nascita, nel 1998. I genitori non hanno una casa e vivono giornate drammatiche; lei tornerà da loro a due anni, quando il padre acquista un bilocale con un mutuo. Ma i due ben presto finiscono per litigare: il papà è condannato per maltrattamenti, ma nel frattempo nasce Andrea, 18 mesi più piccolo della sorella. Dopo altri 6 anni i due fratellini finiscono in due differenti comunità. Separati, nonostante la promessa del contrario. Quindi, nel 2008, Jessica diventa “proprietà” del Comune di Milano: ha 10 anni e decide per vari affidamenti (puntualmente falliti), fino al 2013. A quel punto, non smette più di fuggire: a 16 anni partorisce e sua figlia viene subito data in adozione: ciò che non è capitato a lei, purtroppo. Con la maggiore età è abbandonata del tutto a se stessa. Vive in strada, da amici ‘sbandati’, a casa di fidanzati dal passato criminale. Fino all’incrocio con il suo aguzzino, il tramviere dell’ATM che prima la ospita in cambio di lavori domestici, ma poi inizia a molestarla. E quando lei si rifiuta, ecco la coltellata che le strappa la vita.

Laura invece nasce in Sicilia, tra Siracusa e Noto. Viene accudita dal papà fino al primo anno di vita, ma poi gli assistenti sociali e il Comune di Siracusa gliela tolgono. Inizia, pure nel suo caso, la fuga: incinta anche lei a 16 anni, con il bimbo affidato alla nonna paterna, 8 mesi fa partorisce un secondo bebè, ma il padre di quest’ultimo – “innamoratissimo”, come riferiscono nel paese – si fa prendere dalla gelosia e la uccide: venti coltellate e il corpo schiacciato a forza dentro un pozzo dove lei non voleva proprio finire.

Due ‘vie crucis’ che forse si sarebbero potute evitare, se fin dall’inizio entrambe avessero potuto contare sull’amore e il calore di una vera famiglia, sulla comprensione, l’educazione e il ‘modello’ di riferimento di un papà e una mamma ‘di cuore’, attraverso l’adozione.

Come loro, secondo alcune statistiche, ci sarebbero oggi in Italia più di 5mila minori tolti ogni anno alle famiglie di origine. Ma se è vero che non c’è legge che sancisca che un bambino sia ‘proprietà’ esclusiva dei genitori biologici, è urgente fare qualcosa per restituirgli il più presto possibile, attraverso una famiglia adottiva, la dignità e la bellezza di poter essere chiamato figlio.

Fonte: Libero