Griffini (Ai.Bi.) a La Verità: “Bonus da 5mila euro per adozioni all’estero? Una rivoluzione”

Riportiamo integralmente l’articolo pubblicato dal quotidiano con l’intervista al presidente dell’associazione

Marco Griffini Presidente Amici dei BambiniDuro a morire lo stereotipo di una sinistra attenta ai diritti dei bambini più poveri del mondo e di una destra insensibile e razzista. Se volessimo dare retta a questi luoghi comuni, dovremmo aspettarci che in materia di adozioni internazionali i governi e le forze progressiste promuovano ogni forma di sostegno e incentivo mentre quelli conservatori affossino tutti gli sforzi volti a dare dei genitori italiani agli orfani dei Paesi del terzo mondo. Ebbene, dati alla mano, negli ultimi 15 anni è successo l’esatto contrario, con il record di adozioni internazionali avuto durante l’ultimo governo Berlusconi e il crollo di esse avvenuto durante gli esecutivi Monti, Letta, Renzi e Gentiloni, dovuto alle disastrose gestioni della Commissione governativa per le adozioni internazionali (Cai). Si è passati dalle 4.022 adozioni del 2011 alle 1.436 realizzatelo scorso anno. Le previsioni per il 2018 parlano di meno mille adozioni portate a termine.

Per fermare questo trend, due emendamenti alla legge di bilancio, a favore delle adozioni internazionali, sono stati presentati alla commissione Bilancio della Camera, rispettivamente da Lega e Forza Italia. Entrambi i testi hanno superato lo scoglio dell’ammissibilità e quello della “segnalazione” da parte dei vari gruppi parlamentari, procedura tesa a sfoltire i circa 4.000 emendamenti che sono stati presentati originariamente. L’emendamento leghista, firmato dagli onorevoli Bellachioma, Cattoi, Cestari, Pretto, Frassini, Ribolla e Tomasi, prevede l’aggiunta di un articolo 25 bis che istituisce il Fondo nazionale per le adozioni internazionali, destinato ad assegnare un finanziamento di 5.000 euro per ogni bimbo che dovesse essere adottato con questa procedura. Una risposta concreta alla richiesta fatta in precedenza da 20 enti autorizzati, tra cui Ai.Bi. (Amici dei bambini), di un contributo di 10.000 euro per le famiglie che accolgono. Significativo anche l’emendamento presentato da Forza Italia, con prima firmatario Antonio Palmieri, che sostituisce integralmente l’articolo 21 della manovra “Misure per la famiglia e la natalità”, prevedendo, tra le altre cose, lo stanziamento di 20 milioni di euro per il Fondo nazionale adozioni internazionali.

Soddisfazione è stata espressa da Marco Griffini, presidente dell’Ai.Bi. uno dei principali enti privati italiani autorizzato a seguire le famiglie nel percorso di adozione. “Il bonus di 5.000 euro sarebbe una rivoluzione, attualmente c’è la possibilità della detrazioni fiscali per il 50% delle spese sostenute”, spiega Griffini a La Verità, “sull’altro 50% si ha diritto al rimborso allegando le note di spesa sostenute entro un limite massimo che di volta in volta viene stabilito ed è in relazione al reddito”. Tutto questo meccanismo complicato era bloccato dal 2011 ed è tornato a regime la scorsa primavera quando il nuovo governo ha sbloccato i rimborsi mettendo a pagamento le coppie dal 2012 al 2017, che erano circa 12000. Questa possibilità è stata comunicata sul sito della Cai, lasciando una finestra di due mesi, maggio e giugno, colta solo dalla metà delle coppie che avevano diritto al rimborso.

Il senso della nostra proposta, poi ripresa dall’emendamento della Lega, è quello di sostituire tutte queste procedure complicate con un semplice bonus ad adozione effettuata”, dice ancora Griffini, “cioè quando un coppia ottiene la genitorialità del bambino ha diritto a riscuotere i 5.000 euro”. Insomma niente più ricevute conservate e presentate all’ente autorizzato che deve controllare e in molti casi tradurre documenti per poi mandarli alla Cai. Secondo il presidente di Ai.Bi., se passasse questo bonus sarebbe un primo segnale di fiducia “dopo anni buio e totale disinteresse, anzi di distruzione, del sistema”. Il meccanismo delle adozioni internazionali, che malgrado tutto vede il nostro Paese al secondo posto dopo gli Stati Uniti, è stato infatti duramente provato nel controverso periodo della gestione di Silvia Dalla Monica, ex magistrato al tribunale di Firenze ed ex senatrice Partito democratico, decaduta nel giugno del 2017 dopo aver assunto sia la vicepresidenza sia la presidenza della Cai per circa tre anni e mezzo. Un lasso di tempo caratterizzato dallo stallo operativo degli uffici rivolti alle famiglie e dal blocco dei rimborsi.

Fatto sta che la Cai, all’indomani della nomina di Laura Laera, attuale vicepresidente, in un verbale pubblicato sul proprio sito nel settembre del 2017, aveva denunciato numerose e gravi irregolarità commesse dalla precedente gestione, ma senza esplicitarle se non ai membri della commissione stessa. La questione resta tutt’ora aperta. 115 novembre scorso il deputato Gaetano Quagliariello ha presentato un’interpellanza al governo per sapere quali azioni intende intraprendere per “garantire la trasparenza nel funzionamento della commissione” e per fare luce sulla paralisi della Cai e la gestione catastrofica della precedente gestione.

Marco Guerra