Jorginho: una lezione di vita, prima che di calcio

Il centrocampista della nazionale, appena arrivato in Italia, visse in un monastero, inseguendo con tenacia il suo sogno. Come fanno i bambini abbandonati che vivono negli istituti, lottando ogni giorno per vincere il loro campionato: una mamma e un papà

È stato uno degli indiscussi protagonisti dell’Europeo e della vittoria dell’Italia, tanto che, anche alla luce della conquista della Champions League con il Chelsea, di lui si parla come uno dei più seri candidati al Pallone d’Oro. Si parla, naturalmente, di Jorge Luiz Frello Filho, da tutti conosciuto come Jorginho, calciatore brasiliano d’origine, naturalizzato italiano, il cui inizio di carriera, come racconta Aleteia, è stato davvero particolare.

Il giovane Jorginho, senza soldi, ospitato dai monaci in un monastero

Il piccolo Jorginho, infatti, arriva in Italia giovanissimo, insieme ad altri giocatori interessanti portati nel nostro Paese dal Verona, club che all’epoca era in Serie C.
Il budget della squadra è basso e, soprattutto, problemi con il passaporto e difficoltà di tesseramento complicano l’iter. Jorginho non può vivere con gli altri giocatori della “Berretti”, la squadra giovanile del Verona, così il direttore sportivo Riccardo Prisciantelli lo affida a una comunità di preti, che lo ospita in un monastero e gli garantisce un letto e un pasto caldo. Probabilmente non è la vita che il quindicenne brasiliano si aspettava, e certo non è quella a cui sono abituati tanti calciatori che non ancora maggiorenni già conducono vite da star, ma per Jorginho non è un problema, anzi: come lo stesso calciatore ha raccontato in una intervista al Corriere dello Sport, il ricordo di quell’esperienza è positivo: “Eravamo in sei in una stanzetta. Le persone però ci trattavano in modo straordinario, si sono presi cura di noi e il cibo era incredibile”.

Jorginho: la tenacia di inseguire un sogno, come fanno i bambini abbandonati di tutto il mondo

I dubbi, però, ci sono, la mancanza della famiglia rimasta in Brasile si fa sentire e di soldi non se ne vedono. Prisciantelli, come ha raccontato la Gazzetta dello Sport, faceva delle offerte ai monaci e, quando poteva, dava 20 euro a Jorginho il quale, però, a un certo punto decide di chiamare la mamma e dirle che vuole mollare tutto.
Ma, si sa, le mamme la sanno lunga e quella di Jorginho non fa eccezione: sa i sacrifici che il figlio e la famiglia hanno già affrontato, e sa che non è certo il caso di rinunciare per via dei (pochi) soldi.
Il resto, come si dice, è storia: Jorginho stringe i denti, non molla il suo sogno e i monaci garantiscono il sostegno essenziale fino a che la carriera del giovane calciatore non spicca il volo.


Una bella storia, senza dubbio, il cui il “lieto fine” della vittoria degli Europei ha reso nota a tutti ma che, in fondo, non è poi così rara. Basterebbe chiedere a uno dei tanti bambini abbandonati che vivono negli Istituti di tutto il mondo: le loro storie non si guadagnano le ribalte nazionali, scorrono nel silenzio, spesso ignorate dagli sguardi dei più. Eppure, anche questi bambini sognano un futuro migliore, contando sul sostegno di un Istituto e di una comunità che si prende cura di loro e, soprattutto, senza mai mollare. Finché, un giorno, qualcuno di loro (purtroppo sempre troppo pochi) riescono a “sfondare” e vincere il loro personale campionato: una mamma e un papà. Che, non ce ne vogliano i calciatori, vale molto di più di un Pallone d’Oro.