Maternità surrogata. Gigli (Centro democratico): “Per prevenire inaccettabili forme di sfruttamento estendiamo il reato anche a chi lo commette all’estero”

gigli“Mater semper certa est”, si diceva una volta. Una volta, appunto. Perché oggi nemmeno questo antico detto può più dirsi inattaccabile. Con la maternità surrogata, infatti, può accadere che una donna possa portare in grembo per 9 mesi un bambino che poi, a tutti gli effetti legali, risulterà figlio di una coppia committente. E tutto ciò sulla base di un contratto, quasi sempre a titolo oneroso. È contro questa aberrante pratica, capace di sfruttare il corpo delle donne rese vittime di un vero e proprio “turismo procreativo”, che Gian Luigi Gigli, deputato del gruppo Democrazia Solidale-Centro Democratico, chiede un intervento urgente da parte delle istituzioni italiane. In occasione della conferenza stampa tenutasi a Montecitorio mercoledì 30 marzo, Gigli ha presentato una proposta di legge in materia, firmata insieme ad altri due esponenti del suo gruppo parlamentare, Lorenzo Dellai e Mario Sberna.

La proposta è quella di estendere la punibilità per chi ricorre alla maternità surrogata in Italia, già prevista dalla legge 40/2004, anche ai cittadini italiani che vi fanno ricorso all’estero. Al momento, infatti, l’articolo 12 della legge 40 punisce con la reclusione da 3 mesi a 2 anni e con la multa da 600mila a un milione di euro chi realizza, organizza o pubblicizza la surrogazione di maternità. “Ma la disposizione si presta a essere facilmente elusa dal momento che essa non prevede che la surrogazione di maternità possa essere perseguita anche se effettuata all’estero”, ha denunciato Gigli durante la conferenza stampa.

A riportare alla ribalta il tema dell’utero in affitto sono state le recenti discussioni sulle unioni civili e i fatti di cronaca che hanno riguardato anche note figure politiche. Così il tema è emerso in tutta la sua complessità e la sua ricchezza di zone d’ombra.


“Nella maternità surrogata – ha sottolineato Gigli – si chiede a una donna di portare in grembo un bambino per poi darlo via appena nato. Le si chiede anche di mutare il suo comportamento e di rischiare di diventare sterile, di accettare le eventuali patologie legate allo stato di gravidanza, potenzialmente pericolose e anche mortali. La donna – ha continuato il deputato – deve mettere a disposizione il suo metabolismo per il desiderio di genitorialità di altre persone, dalle quali è usata come un contenitore e un’incubatrice”. Nel nome del presunto “diritto al figlio”, quindi, chi può permetterselo appalta la produzione dei bambini in outsourcing secondo criteri di convenienza industriale”. Venendo meno, ha ricordato Gigli, ai principi dettati dalla Convenzione sui diritti del fanciullo, firmata a New York nel 1989.

“Crederò alla maternità surrogata e altruistica il giorno in cui una donna bianca ricca si metterà a disposizione di una donna povera”, ha detto provocatoriamente il deputato. La proposta di legge di cui è primo firmatario va quindi nella direzione di regolare finalmente in modo organico la punibilità del reato di surrogazione di maternità, sia esso commesso in Italia o all’estero, al fine di prevenire inaccettabili forme di sfruttamento della povertà femminile e di sottrazione forzata al bambino del rapporto fondamentale con chi lo ha portato in grembo per nove mesi”.