Milano, “Origini on the road”: che senso hanno i “viaggi di ritorno” dei figli adottivi?

ferrara“I moti emotivi dei nostri ragazzi non saranno mai così incomprensibili da non poter essere accolti”. È questo, in estrema sintesi, in senso di “Nemmeno un giorno”, il romanzo scritto da Antonio Ferrara e Guido Sgardoli, al centro della serata organizzata dal Cta (Centro di Terapia dell’Adolescenza) per venerdì 30 gennaio a Milano. Dal testo di Ferrara e Sgardoli saranno tratte letture, immagini e musica che animeranno il reading musicale “Origini on the road”, un’occasione dedicata a figli e genitori adottivi per discutere e confrontarsi sul delicato tema della ricerca delle origini.

A condurre l’incontro, che si svolgerà presso l’Auditorium Kramer di Milano a partire dalle ore 21, sarà il dottor Francesco Vadilonga del Cta di Milano, con la partecipazione dell’attrice Marianna Cappelli e di uno dei due autori del libro, Antonio Ferrara.

La ricerca delle origini, tra viaggi reali e percorsi interiori, pone a molti figli adottivi una serie di domande – quando, con chi, come e soprattutto perché? – connaturate alla loro ricerca di un posto nel mondo. Tuttavia, non tutti coloro che hanno vissuto la doppia esperienza dell’abbandono prima e dell’adozione poi sentono la necessità di passare attraverso un tale percorso di ricerca per costruire la propria identità e definire il proprio ruolo nel mondo. La sicurezza di una famiglia questi figli adottivi ce l’hanno già e si identifica con quel papà e quella mamma che hanno deciso di liberarli dall’abbandono e di accoglierli nel proprio amore.


Su queste opposte visioni si concentrerà quindi la riflessione che il reading musicale proporrà ai genitori e ai figli adottivi che vi parteciperanno.

Particolarmente interessante sarà ascoltare la loro testimonianza e assistere al confronto con chi si occupa dei problemi dell’adolescenza, Vadilonga del Cta, e con chi da molti anni scrive di essi, come Antonio Ferrara. Lo scrittore napoletano ha infatti al proprio attivo numerosi romanzi sul mondo dei giovanissimi. “I ragazzi si buttano nel fuoco – ha addetto Ferrara alla consegna del Premio Andersen 2012 – quando capiscono di avere davanti un adulto autentico, in grado di far sospettare loro che la scrittura sia un potente mezzo di espressione dei propri vissuti, un prezioso strumento per nominare e condividere le proprie emozioni, un prolungamento del sentimento”.

“Nemmeno un giorno” racconta la storia di Leon, 13enne rumeno, dato prima in affido e poi in adozione a una famiglia italiana, dopo la morte della madre e la decisione dei servizi sociali di non farlo tornare dal padre alcolizzato. Nonostante la famiglia adottiva sia attenta e affettuosa, egli decide comunque di intraprendere un pericolo viaggio alla ricerca delle sue origini. Attraverso una serie di emozioni, ricordi e paure Leon arriverà ad accettare il suo passato e a vivere con serenità la sua scommessa per il futuro.