Minori stranieri non accompagnati. Il flop dei tutori volontari: le responsabilità dei Tribunali dei minori

I dati dell’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza hanno indotto la Garante stessa, Filomena Albano, a commentare un caso lanciato da un aspirante tutore: “Il tutore volontario serve assolutamente e il lettore ha ragione a porsi questa domanda, sarebbe un peccato disperdere l’enorme dichiarazione di disponibilità dagli oltre 4mila cittadini che hanno dato la loro disponibilità

Il problema – prosegue Albano – è legato da un lato a una norma transitoria introdotta nel decreto 220/2017, che prevede che il passaggio di competenza al Tribunale dei Minori valga solo per i ragazzi arrivati solo dopo il 3 marzo 2018, dall’altro ha ragioni organizzative, quella del tutore volontario è una sfida che coinvolge tanti attori di una catena che devono imparare a funzionare insieme

Minori stranieri, è flop dei tutori volontari?Partendo da un caso di cronaca – la denuncia di uno dei tanti aspiranti tutori volontari per minori stranieri non accompagnati, che ha contestato i tempi di attesa per il colloquio di preselezione e, soprattutto, l’assenza di contatti in vista del primo corso di formazione – l’Autorità Garante nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza, Filomena Albano, snocciola i dati di quello che, legittimamente, Vita.it s’interroga se chiamare ‘flop’: dei 4.115 aspiranti candidati,come il lettore, a un compito ritenuto importante e meritevole di “un impegno da parte mia” (scrive lui nel denunciare il ritardo), attualmente solo 1.166 sono stati inseriti negli elenchi dei Tribunali dei Minori dopo la formazione e la conferma dell’effettiva disponibilità, con appena 258 persone nominate effettivamente tutori da un Tribunale: il 6,2% degli aspiranti e il 22% degli iscritti negli albi. Davvero pochino, a oltre un anno dall’approvazione della legge che li ha istituiti, almeno sulla carta.

Mezzo cittadino o poco più ogni 10 disponibili, insomma, è attualmente diventato un tutore volontario. Dov’è l’inghippo? Prova a fare chiarezza direttamente l’Autorità Garante, Filomena Albano, che più di tutti si è spesa in questi mesi per promuovere e favorire la trasformazione concreta delle disponibilità in attività per i minori stranieri non accompagnati – che nel nostro Paese, dati alla mano, al 321 marzo 2018 erano 13.838.

Il tutore volontario serve assolutamente e il lettore ha ragione a porsi questa domanda, sarebbe un peccato disperdere l’enorme dichiarazione di disponibilità rappresentata dagli oltre 4mila cittadini che hanno dato la loro disponibilità”, chiarisce Albano, che aggiunge: “Il problema per cui questa disponibilità non viene accolta è legato da un lato a una norma transitoria introdotta nel decreto legislativo 220/2107, che prevede che il passaggio di competenza al Tribunale dei Minori valga solo per i ragazzi arrivati solo dopo il 3 marzo 2018, dall’altro ha ragioni organizzative, quella del tutore volontario è una sfida che coinvolge tanti attori di una catena che devono imparare a funzionare insieme”.


Di fatto, il primo elemento critico – segnalato anche da Vita.it – è legato al ritardo con cui alcuni garanti regionali hanno avviato i corsi di formazione. In Lombardia, ad esempio, secondo i dati dell’Autorità Garante Nazionale, sono state ricevute 539 candidature e sono stati fatti solo tre corsi, due a Milano e uno a Brescia, per 98 persone formate. Ma anche là dove i corsi sono stati fatti e ci sono alti numeri di persone formate, c’è il problema che i Tribunali dei Minori stanno nominando i tutori con il contagocce. L’Autorità Nazionale è intervenuta direttamente nella formazione in alcune regioni, abbiamo fatto tantissimi corsi, io il problema nei confronti dei tutori che ho formato me lo sto ponendo da tempo”, conferma Albano, “perché io ho rappresentato l’importanza e la necessità di questa figura, ma se poi i tutori volontari non vengono nominati, c’è il rischio di inficiare alla radice la credibilità del sistema. Ho fatto molta attività di sensibilizzazione in ordine alla necessitò di procedere alla nomina tempestiva dei tutori formati e inseriti negli elenchi, per evitare che si creino queste situazioni paradossali di avere tutori formati e non nominati”. Un esempio? La nota inviata il 10 maggio al Ministero della Giustizia, ponendo proprio il tema in questione.

Dunque, se la norma transitoria che affida al Tribunale dei Minori la nomina del tutore (precedentemente attribuita al Tribunale ordinario) vale solo per i ragazzi arrivati dopo il 3 marzo 2018, è vero pure che i tribunali ordinari possono nominare i tutori per tutti gli altri ragazzi: come mai il meccanismo non funziona?

Ultima difficoltà: “La maggior parte dei minori non accompagnati, come sappiamo – scrive ancora la Garante – si trova in Sicilia, il 41%, mentre le candidature sono in prevalenza dal Lazio in su. Se non si risolve il problema di una più uniforme distribuzione dei ragazzi sul territorio, si avrà il rischio del fallimento a cascata di tutto il sistema di accoglienza, inclusa la figura dei tutori volontari. L’obiettivo non può essere cercare di avere il 41% dei tutori in Sicilia, ma di distribuire uniformemente i ragazzi sull’intero territorio nazionale”.

 

Fonte: Vita