Misna. Nel 2017 sbarcati in Italia 15.731 minori stranieri non accompagnati: occorre promuovere l’affido internazionale

Le cifre ufficiali pubblicate dal Ministero dell’Interno sui movimenti migratori dei primi 2 mesi del 2018, rispetto ai dati 2016 e 2017, indicano che i minori stranieri non accompagnati (Misna) sbarcati in Italia erano 25.846 nel 2016 e sono stati appena 621 nei primi 45 giorni del 2018

Eritrea e Tunisia le nazionalità di gran lunga più rappresentate tra coloro che raggiungono il nostro Paese

Misna, anche se diminiscono i numeri aumenta l'urgenza di affido internazionale per questi bambini e adolescenti stranieri senza famigliaLe attività di ‘filtraggio’ all’origine del tragitto dei migranti e dei Misna (minori stranieri non accompagnati) che cercano di lasciare i propri Paesi dell’Africa in cerca di un futuro migliore nel Vecchio Continente sembrano funzionare, almeno stando ai dati pubblicati dal Ministero dell’Interno: nel 2016 l’afflusso di migranti dal mare era stato di 181.436 persone, lo scorso anno la cifra era già scesa a 119.369 persone. Ma il dato più significativo è quello relativo ai primi due mesi del 2018 (febbraio fino al giorno 23), con un calo significativo del numero di migranti che si sono messi in viaggio: 4.182 a gennaio (contro i 5.273 del 2016 e i 4.468 del 2017) ed appena 1.059 nei primi 23 giorni di febbraio, contro i 3.828 dello stesso periodo del 2016 e gli 8.971 di quello 2017.

Concordemente rispetto al numero generale, calano anche i Misna che raggiungono il nostro Paese nei ‘viaggi della speranza’: erano stati 25.846 nel 2016, sono stati 15.731 l’anno successivo e nei primi 45 giorni del 2018 ne sono stati registrati 621. Le indicazioni fornite dai dati confermano la necessità di intervenire, come sancito dalla legge ‘Zampa’, con l’applicazione dell’affido familiare per tutti questi minori. Ecco perchè Ai.Bi. Associazione Amici dei Bambini promuove a tutti i livelli la proposta d’introduzione dell’affido internazionale quale soluzione più efficace per restituire un presente e un futuro ai bambini e agli adolescenti stranieri che si trovano a vivere senza famiglia nel nostro Paese, attraverso l’introduzione di  specifici ‘corridoi umanitari’ con destinazione finale una famiglia italiana appositamente selezionata e formata.

Tra le cinque nazionalità più rappresentate dai migranti giunti sulle nostre coste a inizio anno, in testa c’è l’Eritrea (1.312), seguita da vicino dalla Tunisia (1.054), poi uno stacco netto fino ad arrivare alla Nigeria (326), il Pakistan (286) e la Libia (234). La maggior parte dei fuggitivi, comunque, parte ancora dai porti libici: sono stati 3.739, comunque in forte diminuzione rispetto alle partenze del 2017 (-64,19%).


Nonostante i numeri in calo, anzi forse proprio in virtù di queste ultime notizie, è quantomai propizio e opportuno pensare a uno specifico piano che pensi all’inserimento dei minori in difficoltà nelle rispettive realtà socio-economiche nazionali, nei loro Paesi così come qui da noi. E la famiglia è il primo e più importante ambiente in grado di favorire uno sviluppo corretto di questi bambini e adolescenti, per facilitarne il futuro. Ai.Bi. ha elaborato un piano specifico, ribattezzato #Africainfamiglia, che punta ad agire sia nel continente africano – ottimizzando risorse e creando sinergie tra partner con competenze complementari nei luoghi della fragilità sociale – che a casa nostra, in una logica che superi l’emergenza per puntare alla messa a sistema di percorsi di accoglienza e integrazione ‘diffusa’.

Interventi – in un’ottica di vera cooperazione internazionale – finalizzati a far uscire i minori dagli orfanotrofi e dagli istituti di collocamento residenziale, ove necessario affiancando le istituzioni pubbliche africane per sviluppare riforme del sistema di protezione sociale che mettano al centro l’adozione internazionale, quella nazionale, l’affido familiare e, più in particolare, un modello di accoglienza ‘diffusa’ con formazione di tutori adeguatamente formati che affianchino il minore nel suo progetto migratorio.

Il tutto, tenendo ben presente il ruolo dei ‘tutori volontari’ per i minori stranieri non accompagnati, figura frutto della legge ‘Zampa’ per la quale Ai.Bi. si è molto battuta e che ormai da qualche mese hanno iniziato i percorsi di formazione in varie regioni italiane, sotto l’egida del Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza.