Missione ministro Kyenge in Congo: restano confermati i 12 mesi di chiusura. Mancata la collaborazione fra CAI ed enti autorizzati

kyenge congo

C’era molta aspettativa da parte degli Enti Autorizzati e soprattutto delle famiglie in attesa per il risultato della missione del Ministro per l’Integrazione, nonché presidente della Commissione Adozioni internazionali, in Repubblica Democratica del Congo.

Il 6 novembre, il Ministro per l’Integrazione Cécile Kyenge, ancora in visita nel suo Paese d’origine, ha finalmente rilasciato una dichiarazione, che riportiamo per intero:


Ho voluto, in qualità di presidente della CAI, verificare con le autorità le ragioni della sospensione delle adozioni dal Congo. Ho illustrato la serietà della procedura e l’attenzione che stiamo portando qui in Congo. Da parte congolese è stato sottolineato che il sistema italiano è un modello, una buona pratica da seguire per i diritti del bambino e delle famiglie e nel rispetto della Convenzione dell’Aja. Questo rispetto ufficiale – ha ribadito Kyenge – è una delle prime cose che mi hanno sottolineato. Poi ci è stato spiegato che i problemi sono sul lato delle procedure congolesi: stanno cercando di approfondire per rendere il percorso trasparente.

Mi è stata sottolineata l’ottima reputazione di cui gode il sistema italiano, e mi è stato assicurato che verranno immediatamente ripristinate tutte le pratiche di adozione che avevano già ottenuto l’approvazione definitiva delle autorità locali, una trentina circa. E’ un ottimo risultato. Ora va fatta una verifica tra il Ministero degli interni congolese con la nostra ambasciata a Kinshasa che proseguirà  con la chiusura dell’iter adottivo. Quanto a tutte le altre pratiche che non hanno ultimato il percorso, dovranno attendere la riforma delle procedure locali”.

Al di là dei toni soddisfatti dell’annuncio, che esordisce con grande ottimismo “Risolti i problemi del blocco!”,  occorre ribadire che nulla di nuovo è stato fatto né ottenuto.

Le trenta famiglie italiane che avevano concluso la procedura erano già in partenza per congiungersi con il loro figlio adottivo, prima che il ministro andasse in missione.

Resta invece invariata la situazione di tutte quelle famiglie che sono state colpite dal blocco successivamente al 25 settembre e che dovranno attendere 12 mesi.

 

In più non c’è stata la minima collaborazione fra CAI ed enti autorizzati. Non è stata fatta alcuna riunione preparatoria della missione (come veniva sempre fatto in passato). Se il Ministro avesse incontrato a Roma prima di partire gli Enti Autorizzati, avrebbe avuto sicuramente un quadro più esaustivo della situazione e magari si sarebbero potuti ottenere altri risultati.

“Sono una nonna in attesa di un nipotino. I miei ragazzi hanno già ottenuto l’abbinamento, erano prossimi alla partenza… E’ troppo disumano lasciare i bambini a soffrire”.

“Speravamo di passare il Natale tutti assieme ed invece…”

“Cari personaggi potenti, mettetevi una mano sul cuore e ogni tanto fate qualche cosa di buono!” 

Sono solo alcuni dei commenti che si sono moltiplicati in questi giorni sul nostro sito. A tutte le coppie in attesa, che ci hanno scritto con rinnovata speranza, occorre chiedere ancora pazienza. L’auspicio è che le promesse della DGM (Direzione Generale di Migrazione) di Kinshasa di fare di tutto per ridurre i mesi di blocco vengano mantenute, anche grazie al lavoro e all’impegno degli enti in loco.