Unioni civili. I numeri insignificanti a 5 mesi dal via libera alla legge. E Cirinnà (Pd) si “attacca” alle vacanze

cirinnàRicordate tutto il clamore mediatico e politico scatenato dal dibattito sulla cosiddetta Legge Cirinnà? Correva l’inverno di quest’anno e non si sentiva parlare di altro che di unioni civili. I giornali, le televisioni, il mondo dello spettacolo e della politica erano quasi monopolizzati dalla richiesta di una legge che permettesse di equiparare le unioni tra le persone dello stesso sesso ai matrimoni. Nonostante centinaia di migliaia di persone fossero scese in piazza per il Family Day, nel tentativo di difendere il valore della famiglia tradizionale. Tra gennaio e maggio il disegno di legge venne approvato dal Senato e dalla Camera, in entrambi i casi con il ricorso al voto di fiducia, evitando il dibattito parlamentare e aggirando in tal modo il confronto democratico.

Ebbene, che cosa è successo nei 5 mesi successivi all’approvazione definitiva della legge? È successo che ci si è resi conto che si è fatto tanto rumore per nulla. Come volevasi dimostrare, la legge sulle unioni civili è servita a pochissime persone. A dimostrarlo c’è un’indagine effettuata dal “Sole 24 Ore” che rivela dati molto bassi. “Soprattutto se si pensa al grande clamore e al serrato dibattito che accompagnato il varo della legge 76 di maggio scorso”, sottolinea il quotidiano della Confindustria.

Per comprendere la reale portata del fenomeno, basti pensare che il Comune in cui, fino a oggi, la nuova legge sulle unioni civili e le convivenze di fatto ha avuto maggiore presa, ovvero Milano, ha fatto registrare soltanto 26 unioni tra persone dello stesso sesso. Negli altri Comuni su cui si è concentrata l’indagine del “Sole 24 Ore” sono emersi numeri ancora più contenuti. Roma, con i suoi quasi 3 milioni di abitanti, si ferma a 9 unioni civili. In alcune città, come L’Aquila e Campobasso, i beneficiari della legge Cirinnà non si sono ancora visti.


Non certo esaltanti neanche i risultati in termini di convivenze di fatto. Le città ancora a zero richieste sono numerose e soltanto 5 (Firenze, Milano, Napoli, Torino e Trento) hanno superato quota 10.

Come spiega questo palese insuccesso della sua legge la senatrice del Partito Democratico Monica Cirinnà? Si attacca al sole, al bel tempo e alle vacanze. “Chi è che si sposa in agosto – ha detto -? Chi lo fa rischiando di rovinare le vacanze alla famiglia e agli invitati? Come per i matrimoni civili, anche le unioni civili subiscono una flessione in piena estate, e altrettanto accade durante i mesi invernali”. Tra le righe, anche la senatrice Cirinnà avrà capito che per le unioni civili non è mai stagione?

 

Fonte: Il Sole 24 Ore