Uno spiraglio di luce per migliaia di siriani: entrato il primo convoglio ONU dalla Turchia

siriani2Si cominciano finalmente a vedere gli effetti della risoluzione 2.165 dell’ONU, con cui è stato di recente autorizzato l’invio di aiuti umanitari in Siria anche nelle zone sotto il controllo dei ribelli: giovedì 24 luglio, per la prima volta dall’inizio del conflitto, un convoglio delle Nazioni Unite è entrato dal confine turco, senza il previo consenso del governo di Damasco.

Già a seguito dell’approvazione della risoluzione, lo scorso 15 luglio, si respirava un’aria nuova all’interno della comunità umanitaria internazionale basata in

Turchia: personale delle agenzie ONU ha cominciato ad affluire nel paese sin dal giorno successivo alla decisione, per organizzare le operazioni e stabilire le modalità di coordinamento degli interventi insieme alle ong partner.


Ora, a dieci giorni dal provvedimento votato dal Consiglio di Sicurezza, il primo carico di aiuti destinati alla popolazione siriana entra in Siria, come parte di un’operazione che, nelle previsioni, dovrebbe raggiungere oltre un milione di persone in urgente bisogno di assistenza umanitaria. L’Agenzia di Coordinamento degli Affari Umanitari delle Nazioni Unite (OCHA), ha annunciato che nove camion pieni di cibo, tende e materiale per ricoveri d’emergenza, forniture idriche e igenico-sanitarie, hanno oltrepassato il confine di Bab Al-Salam, nella zona sud della Turchia, per raggiungere diverse destinazioni all’interno della Siria. Nelle prossime settimane si prevede l’invio di altri convogli, anche attraverso l’altro punto di accesso principale in Siria, il confine di Bab Al-Hawa, lo stesso che Amici dei Bambini e l’organizzazione partner Syrian Children Relief utilizzano per accedere alle comunità di Binnish e dei villaggi circostanti.

Fino a oggi, il 90% degli aiuti spediti in Siria da parte delle Nazioni Unite era stato destinato a zone sotto il controllo governativo, e sottoposto a rigidi monitoraggi, restrizioni e procedure proibitive. Anche per questo, più volte il governo siriano è stato accusato dallo stesso Segretario delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, di ostacolare deliberatamente l’invio degli aiuti alla popolazione per ragioni di mera strategia militare, compiendo un vero e proprio crimine di guerra.

Oggi, finalmente, la situazione sembra essersi sbloccata: per migliaia di famiglie siriane, rimaste finora abbandonate a se stesse, si apre uno spiraglio di luce.

Anche Ai.Bi., forte di questa importante svolta internazionale, ha ora una ragione in più per portare avanti i propri progetti in Siria: l’associazione, nei mesi a venire, continuerà a coordinarsi con la comunità umanitaria presente in Turchia, per realizzare i propri interventi a Binnish e nei centri limitrofi, in conformità con le procedure stabilite e nel pieno rispetto delle norme del diritto internazionale umanitario.

In questo momento, la popolazione siriana ha bisogno di tutto l’aiuto possibile, da parte di tutti. Non restiamo a guardare.

Se vuoi dare anche tu il tuo contributo ai progetti di Ai.Bi. in Siria, per garantire ai bambini e alle famiglie siriane il diritto di sentirsi a casa, nel proprio Paese, visita il sito dedicato.