Utero in affitto in Ucraina. Appello a Conte: “La pratica della maternità surrogata deve essere abolita in tutti i paesi del mondo”

Ai.Bi. appoggia l’appello della Associazione “Comunità Papa Giovanni XXIII” al Presidente del Consiglio e al Ministro degli Esteri, Luigi Di Maio

Egregio Signor Presidente, lasciano inorriditi le immagini della clinica Biotexcom, agenzia di maternità surrogata dell’Ucraina, in cui si vedono decine di bimbi sottratti deliberatamente alle loro madri biologiche perché qualcuno li ha pagati. A causa dell’emergenza Covid-19 i ‘committenti’ non possono recarsi in Ucraina per ‘ritirare’ i bambini“. Comincia così la lettera inviata, nei giorni scorsi, da Giovanni Paolo Ramonda, presidente dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII al presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte e, per conoscenza, al ministro degli Esteri, Luigi Di Maio.

“Questo video – prosegue la lettera – accende i fari sul vergognoso sfruttamento delle madri surrogate e di tanti bimbi che diventano oggetto di un atto di cessione e che un domani ci presenteranno il conto dell’ingiustizia subita, come già avviene per i figli dell’eterologa. Il pianto di questi bimbi che vediamo oggi sarà il loro urlo per quello che hanno subito domani. I neonati di questa clinica, così come tanti altri bimbi, si trovano in uno status indefinito, anche giuridicamente. La clinica sollecita i committenti a rivolgersi ai Ministeri degli Esteri dei rispettivi Paesi affinché chiedano al Governo ucraino un permesso speciale per recarsi a ritirare i neonati, in deroga alle regole del lockdown. Ci si rivolge anche all’Italia, ci sono dunque anche “clienti” italiani della clinica Biotexcom. Ma in Italia la surrogazione di maternità costituisce reato, integra la fattispecie di affidamento illegale di minore, anche se fatta senza fini di lucro, viola la disciplina sulle adozioni”.

Utero in affitto in Ucraina: Ai.Bi. sostiene e fa proprio l’appello al premier

Per questi motivi l’associazione ha chiesto al premier: “che i bimbi di Kiev rimangano con le loro mamme, quelle che li hanno partoriti” e, se questo non fosse possibile, “che si dia avvio all’iter dell’adozione“; “di uscire dall’ambiguità ed intraprendere tutte le azioni politiche per ostacolare il ricorso di cittadini italiani a questa pratica all’estero“; “di sostenere l’abolizione universale dell’utero in affitto”.


Anche Ai.Bi. – Amici dei Bambini, organizzazione nata oltre trent’anni fa da un movimento di famiglie adottive e affidatarie e la cui mission è la lotta, in Italia e nel mondo, all’abbandono minorile, appoggia e fa proprie le richieste dell’associazione al capo del Governo.