«Va’, fa’ quanto hai in cuor tuo, perché il Signore è con te»

Oggi, quarta domenica di Avvento, siamo proprio alla vigilia del Natale, quasi per un gioco del calendario!

In questa vigilia risuonano particolarmente suggestive le parole di Paolo ai Romani, nella seconda lettura, quando parla del ‘suo’ Vangelo, «che annuncia Gesù Cristo», come di un «mistero, avvolto nel silenzio per secoli eterni, ma ora manifestato».


Ecco proprio questo è il Natale: è il silenzio profondo di Dio che si scioglie e diventa per noi Parola udibile, nella carne stessa di Gesù di Nazareth. Certo, Dio ‘aveva già parlato molte volte e in diversi modi nei tempi antichi’, e anche nella storia dell’umanità, eppure, con Gesù, il silenzio di Dio entra nelle nostre vicende, i suoi passi si confondono con i nostri, la sua voce con la nostra, le sue parole con le nostre, i suoi gesti con i nostri!

È una cosa unica, irripetibile, perché definitiva!

L’eterno entra nella storia, il silenzio si fa Parola.

Tutto questo per noi! Come siamo importanti per Dio!

Questo ‘gioco’ di relazioni tra uomo e Dio sta al centro della Parola che Dio stesso ci rivolge oggi. È un gioco di relazioni che diventa un gioco di desideri, di propositi, di promesse, di attese.

Partiamo dalla prima lettura, che racconta del desiderio e del proposito di Davide, il grande re di Gerusalemme.

Dice il secondo libro di Samuele che quando Davide «si fu stabilito nella sua casa», quando finalmente il suo regno trovò stabilità, prosperità, pace e sicurezza, allora il re chiamò il profeta Natan e gli disse: «Vedi, io abito in una casa di cedro, mentre l’arca di Dio sta sotto i teli di una tenda».

Quanto dice Davide non è solo vero. Di più, le sue parole sono bellissime.

Il re ‘santo’ comprende una ‘sproporzione’ e vuole rimediare. Dice che lui, un semplice uomo, abita una casa tanto bella, mentre: «mentre l’arca di Dio», il luogo della Presenza, dove Dio abita in mezzo al suo popolo, sta sotto «una tenda» – che in latino, si dice ‘tabernaculum’!! –.

È l’arca che custodisce le tavole della Legge, le tavole dell’alleanza con cui Dio si è impegnato, per grazia, a favore del suo popolo, Lui, il Dio che i cieli non possono contenere.

Lui, quel Dio lì, abita come ai tempi del deserto, sotto una tenda.

Davide percepisce che occorre predisporre per l’arca di Dio, un luogo degno, un tempio in cui possa abitare la Presenza!

È Davide che vuole costruire una casa a Dio: è un bel desiderio, un bel progetto, un bel proposito. Al punto che quando Davide lo dice al profeta, questi concorda con lui e gli risponde: «Va’, fa’ quanto hai in cuor tuo, perché il Signore è con te». Il profeta conferma le intenzioni belle di Davide.

«Ma … » – continua il racconto.

In questo «ma» c’è tutta la sorpresa di Dio, la ‘fantasia’ di un Dio, che è irriducibile ai nostri desideri, ai nostri progetti, alle nostre intenzioni, anche le più belle, le più pure, quelle che ci sembrano nascere in modo puro.

«Ma quella stessa notte fu rivolta a Natan questa parola del Signore».

È Dio stesso che prende la parola, di notte, che è il tempo non solo del buio, ma anche del silenzio. Dio ‘rompe’ questo silenzio, prendendo la Parola, facendosi ascoltare, chiedendo di essere ascoltato, chiedendo ubbidienza.

Dio dice di andare dal re per dirgli: «forse tu mi costruirai una casa, perché io vi abiti? ».

Ecco, il Signore rovescia il tavolo, scombina i piani, mette un nuovo ordine. Fa comprendere a Davide e al suo profeta che è Lui ad agire per primo.

Non che l’uomo non debba agire. No! L’uomo, però, quando agisce risponde. Noi non abbiamo un’iniziativa assoluta, che cominci le cose da zero, dal nulla.

Dio invece agisce per grazia.

E, così, il Signore fa l’elenco delle cose che egli ha fatto a favore di Davide; gli racconta la storia di grazia che lo ha visto ‘protagonista’.

“Sono io, dice a Davide, che ti ho fatto re, quando tu eri un semplice pastorello che si prendeva cura del suo gregge!”

Continua Dio:” sono io che «sono stato con te» in tutte le tue battaglie, contro «i tuoi nemici».

E ancora:”Sono io che ho scelto una terra per il mio popolo, dove possa abitare in pace e trovare tranquillità, prosperità e una vita buona”.  

Insomma: sono io che ho fatto tutto questo per voi, per te, e l’ho fatto per grazia!”

Qui s’annuncia, poi, una nuova sorpresa, un desiderio, una promessa, un’intenzione stupenda del Signore: il profeta gli dice che «il Signore ti annuncia che farà a te una casa».

Capite? Non tu a Lui, ma Lui a te!

Noi possiamo costruire per Dio le cose più belle, le chiese più meravigliose, ma queste saranno solo lo spazio perché Dio, nella sua assoluta e libera gratuità, venga ad abitarvi.

Noi non possiamo ‘costringere’ Dio e ‘rinchiuderlo’ nei nostri piccoli spazi.

Noi possiamo solo preparare lo spazio perché Lui si riveli, perché Lui venga ad abitare, perché Lui ci faccia grazia.

Poi Natan annuncia a Davide che Dio renderà «stabile il suo regno». Gli annuncia che un suo ‘discendente’, dopo di lui, avrà un «trono» che sarà «reso stabile per sempre». Per tanto tempo gli ebrei, e ancora oggi, hanno interpretato queste parole come la promessa di un regno, di una terra …

Ma Dio doveva ancora sorprenderci.

Così arriviamo al Vangelo di oggi, la pagina famosissima di Luca, che ci racconta dell’annuncio dell’angelo a Maria.

Così dice il nunzio, che parla a nome di Dio: «il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».

Dunque l’angelo di Dio annuncia il compimento, imprevedibile e sorprendente, delle parole antiche del profeta. La promessa di Dio, al grande re, si compie all’arrivo di un piccolo, il figlio di Maria, una ragazza «promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe».

Un oscuro villaggio della Galilea, una regione piccola, sconosciuta e ai margini del grande impero romano, questo è il luogo dove Dio si fa carne.

Questo Dio si fa carne della carne di questa splendida ragazza di Nazareth, alla quale l’angelo, presentandosi da lei, totalmente inatteso, annuncia: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».

Sorpresa, perfino turbata, Maria ascolta, accoglie, si interroga, domanda e si domanda, chiede.

Alla fine l’angelo le rivela che diventerà madre per «la potenza dell’Altissimo» che la «coprirà con la sua ombra».

Sarà la grazia dello Spirito a farle concepire la Parola, nel suo grembo di donna. Sarà Dio, per grazia, ad abitare in lei, a fare di lei la sua casa, la sua dimora, per tutti!

don Maurizio