Verso gli Stati Generali. Ecco perché lo Stato dovrebbe investire sulla Adozione Internazionale

15 milioni di euro investiti nella Adozione Internazionale porterebbero maggiori investimenti da parte delle famiglie adottive per 179 milioni di euro con un saldo positivo di 169 milioni di euro per il Paese

Governo Conte. Le richieste di Ai.Bi. Forum Famiglie e Terzo SettorePerché lo Stato dovrebbe investire sulla Adozione Internazionale? Il tema è di una certa attualità, stante la recente notizia, trapelata dal ministro della Famiglia, Elena Bonetti, di un possibile fondo da sei milioni di euro per il settore, alla luce delle criticità emerse con l’emergenza Coronavirus e il lockdown che sono andati a impattare frontalmente con una realtà, quella adottiva, che attraversava già da anni serie difficoltà.

Tale notizia è stata accolta favorevolmente dagli enti autorizzati, anche se c’è chi, come il presidente di Ai.Bi. – Amici dei Bambini, Marco Griffini, ha fatto delle proposte integrative. Due su tutte: un bonus immediato da 10mila euro per ogni adozione internazionale portata a termine nel 2020 e, dal 2021, la gratuità della stessa; la presenza ai prossimi Stati generali convocati dal presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, per discutere dell’impiego dei fondi europei per il post Covid, della cabina di regia “Adozione 3.0″, in rappresentanza di tutto il mondo legato alla adozione internazionale. “Il rilancio dell’economia del nostro Paese passa infatti anche dalla lotta alla denatalità e le famiglie adottive possono dare un loro importante e fattivo contributo“, ha detto Griffini in una nota.

Adozione Internazionale: quale contributo può dare allo Stato

Già, ma quale è il contributo che l’adozione può dare al rilancio economico del sistema Italia? In realtà i vantaggi sarebbero molteplici. Con il bonus da 10mila euro proposto da Griffini (e richiesto da tempo a gran voce dalla cabina di regia “Adozione 3.0”), in base a rilievi dell’Osservatorio Nazionale Federconsumatori del 2018, 1.500 adozioni costerebbero allo Stato 15 milioni di euro (dato sovrastimato rispetto alla situazione contingente, visto che il 2020, causa Coronavirus, potrebbe chiudersi con un numero di adozioni ben al di sotto del migliaio scarso del 2019), ma porterebbero maggiori investimenti da parte delle famiglie adottive per 179 milioni di euro, con un saldo positivo di 169 milioni di euro per il Paese. Di questi tempi, sarebbe un contributo significativo. E, qualora realmente si arrivasse a una gratuità dell’adozione, 2mila adozioni costerebbero allo Stato 50 milioni di euro (considerando un costo medio per adozione di circa 25mila euro), ma porterebbero a investimenti delle famiglie adottive per 239 milioni di euro (con 189 milioni di euro di saldo positivo per lo Stato).

Dati e proiezioni che, anche alla luce delle variazioni negative in termini di adozioni del 2019-2020, restano attuali per il valore della proiezione. C’è poi da considerare l’aspetto demografico, che ovviamente va di pari passo con le criticità economiche: l’Italia, Paese investito da una denatalità senza precedenti, dispone di circa cinque milioni di coppie senza figli, di cui almento tre milioni (stando a dati risalenti al 2011) sarebbero quelle sterili. Coppie che, con l’adozione, potrebbero rappresentare una risorsa per rallentare quell’inverno demografico che minaccia, ormai, di distruggere l’economia nazionale: secondo l’ISTAT il 2019 è stato l’anno peggiore in termini di denatalità per l’Italia, perché non solo si è registrato il minor numero di nascite dall’Unità nazionale (appena 435mila), ma il ricambio naturale è stato anche il più basso degli ultimi 102 anni, con una flessione di 116mila abitanti in dodici mesi. E, con il Covid-19 e la conseguente crisi sociale, il 2020 e il 2021 potrebbero produrre numeri ancora più drammatici. Numeri con i quali, fondi europei o meno, sarebbe difficile, per l’Italia, immaginare qualsiasi futuro.