Viene dalla Scandinavia la piattaforma online che riunisce le famiglie di profughi

piattaforma2In Siria ogni 15 secondi una persona viene costretta a lasciare la propria casa e i propri affetti, a causa della cruenta guerra civile che va avanti ormai da 3 anni. Per alleviare le sofferenze di milioni di rifugiati in fuga dal conflitto siriano, in occasione del Mobile World Congress di Barcellona, è stata presentata la piattaforma online frutto della partership tra la multinazionale di telecomunicazioni Ericsson, alcuni operatori di telefonia mobile e l’organizzazione umanitaria Refugees Unites.

Una novità, questa, forse meno mediaticamente attraente degli ultimi modelli di tablet o smartphone, ma di sicuro in grado di migliorare la vita delle persone più svantaggiate del mondo.

Lo scopo di questa piattaforma telematica, basata sulla tecnologia degli sms, è quello di riuscire a mettere in comunicazione tra loro i quasi 800mila profughi siriani attualmente ospitati in Iraq, Giordania e Turchia. Ma l’obiettivo è quello di raggiungere il milione di rifugiati iscritti entro il 2015. Una prima versione della piattaforma è già stata sperimentata in Africa da Refugees United. Fino a oggi, sono 280mila le persone in tutto il mondo che usufruiscono di questo servizio che ha permesso di ricomporsi a centinaia di famiglie smembrate dai vari conflitti in atto.


Ora l’organizzazione umanitaria danese, fondata nel 2008 dai fratelli David e Cristopher Mikkelsen, ha deciso di allargare la propria azione al Medio Oriente. Per farlo si è alleata con Ericsson, sodalizio già riuscito in Uganda. Un successo descritto dal capo del settore Corporate Responsability della multinazionale svedese, Elaine Weidman Grunewald: “Abbiamo iniziato a collaborare nel 2010 con i Mikkelsen – racconta  . Un nostro cliente in Danimarca ci aveva parlato di questi due fratelli danesi. Avevano un forte spirito imprenditoriale, ma la loro era un’organizzazione molto piccola. Li abbiamo aiutati a rendere la loro piattaforma scalabile e a perfezionarla, a gestire tutti gli aspetti di privacy e di sicurezza”.

 

Fonte: La Stampa