Adozione Internazionale. Se un bambino non vuole parlare della sua storia come bisogna comportarsi?

Lasciare spazio o insistere? Fare riferimenti alla storia del figlio o aspettare che sia lui a parlarne? La psicologa di Ai.Bi. risponde ai dubbi dei genitori su come gestire il rapporto con il passato del figlio

La psicologa Anna Maria Elisa Rossi racconta di una domanda che le è stata rivolta da una coppia adottiva, in uno degli incontri che conduce con Ai.Bi. Amici dei bambini per seguire le famiglie che, prima, si avvicinano all’adozione e, poi, iniziano il loro nuovo cammino insieme al figlio o i figli adottati.
Il quesito in questione riguardava il dubbio su come doversi comportare nel momento in cui il figlio non vuole parlare della propria storia. Soprattutto, pensando a quanto durante i corsi era stato detto loro, ovvero di essere accoglienti verso il figlio che racconta le sue origini per dimostrare massima apertura e disponibilità a parlarne, domandavano se fosse opportuno insistere affinché raccontasse qualcosa o piuttosto bisognasse rispettare la sua volontà.

La risposta della psicologa

“In linea generale, è da tenere presente questa considerazione: ogni bambino ha una situazione a sé, i singoli casi divergono significativamente in merito alla conoscenza della storia, ci sono situazioni in cui i genitori adottivi non conoscono nulla del passato del figlio e altre situazioni in cui i genitori hanno ricevuto tantissime notizie.
Nel primo caso, i genitori non possono raccontare nulla, possono solo ipotizzare, ma si possono invece porre in ascolto quando il figlio racconta qualcosa del suo passato.
Quando invece ci sono numerose informazioni, i genitori diventano i custodi del suo passato, delle sue origini e della sua storia, ed è importante essere pronti a parlarne con lui, nel rispetto sempre della sua età, dei suoi tempi e delle sue capacità emotive e di comprensione.
I genitori possono proporre al figlio di parlare della propria storia, cogliendo lo spunto da situazioni che accadono nel quotidiano oppure raccontando i loro ricordi di quando si sono incontrati per la prima volta nel Paese di origine e hanno iniziato a vivere insieme, sfruttando anche il diario dell’adozione che si consiglia di utilizzare.
Ci sono poi tante attività che i genitori possono fare insieme al figlio per aiutarlo a esplorare la sua storia, come leggere dei libri, guardare delle foto, fare dei giochi, ascoltare delle storie e parlare delle sue emozioni.

Pazienza e fiducia

Ma quando il figlio non vuole parlare della sua storia, suggerisco che i genitori dimostrino pazienza, senza spingerlo o insistere ad affrontare l’argomento. Sicuramente è da creare un ambiente sicuro, accogliente, di fiducia reciproca, dove il figlio possa percepirsi protetto e libero di esprimersi quando lui stesso si sentirà pronto, consapevole che con i genitori può parlare dell’adozione e del passato. La comunicazione e il racconto è un processo lento e graduale, da accogliere e accompagnare.
Si è riscontrato che si verificano delle fasi in cui i figli sono più aperti e desiderosi di parlare della loro storia, e fasi in cui non desiderano parlarne, rimanendo concentrati soprattutto sul qui ed ora, sulla vita che stanno costruendo con mamma e papà. Vogliono gustare la vita di famiglia, il piacere di stare insieme, di sentirsi accuditi, inoltre sono coinvolti dalle persone che piano piano stanno conoscendo nell’ambiente familiare e sociale, in particolare gli amici con cui stanno costruendo relazioni. Infine sono concentrati a inserirsi nei vari ambiti con cui si trovano a interagire, in primis la scuola ma poi anche lo sport o altro: in queste fasi quindi le loro energie sono concentrate su tutto questo, e cercano di accantonare, spesso in modo inconsapevole, il loro passato e la loro storia, che richiederebbero uno sforzo emotivo notevole, per poi recuperarli in seguito.
I genitori hanno il compito di riconoscere queste fasi e, con pazienza ed empatia, stare vicini al figlio, senza forzarlo ad affrontare argomenti che riguardano il suo passato, lasciandogli comunque a disposizione libri o foto, e dimostrandosi pronti e disponibili quando invece il figlio esprime il bisogno o la curiosità di farlo, ascoltando le sue domande o preoccupazioni, ponendosi con un atteggiamento di ascolto attivo.

Informazioni e domande sull’adozione internazionale

Chi sta considerando un’adozione internazionale o semplicemente desidera avere maggiori informazioni su questi temi, può contattare l’ufficio adozioni di Ai.Bi. scrivendo un’e-mail a adozioni@aibi.it.
Ai.Bi. organizza periodicamente anche dei corsi pensati per dare alle coppie che si avvicinano per la prima volta al mondo dell’adozione, dando loro le nozioni base sulla normativa di riferimento, le procedure da espletare, la presentazione della domanda di idoneità, ecc. A questo link si possono trovare tutte le informazioni relative al prossimo corso online “Primi passi nel mondo dell’Adozione Internazionale”. Dona per il Fondo Accoglienza Bambini Abbandonati