Fondo previdenziale alla nascita. Ecco di cosa si tratta

Il fondo prevede per ogni nuovo nato un contributo iniziale versato dallo Stato per poi essere incrementato volontariamente nel tempo

Con una crisi della natalità sempre più importante, il Governo inizia a valutare soluzioni alternative al sistema pensionistico attuale fondato sul tradizionale criterio di ripartizione, come il fondo previdenziale alla nascita.

A parlarne in un’intervista al Corriere della Sera è stato proprio il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Marina Calderone, riprendendo una proposta arrivata direttamente dall’INPS. Il Ministro ha spiegato che nel modello ipotizzato le coperture non dovrebbero essere sottratte ad altri strumenti e che per far partire il fondo servirebbero piccoli importi. La gestione sarebbe affidata all’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale, mentre la vigilanza andrebbe in capo alla Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione.

L’idea del Fondo, quindi, come riassume anche Fanpage, sarebbe quella di prevedere per ogni nuovo nato un piccolo contributo iniziale versato dallo Stato per poi essere incrementato volontariamente nel tempo prima dai familiari e poi dal beneficiario una volta entrato nel mercato del lavoro.

Modelli pensionistici. Cosa succede nel resto del mondo?

A spiegarlo è la giornalista Anna Messia su Milano Finanza.

Sono tre in particolare i modelli utilizzati nei diversi ordinamenti: “Una previdenza individuale aperta già dalla nascita o dall’infanzia, sostenuta direttamente dallo Stato; il risparmio finanziario intestato al minore, finalizzato alla costruzione di patrimonio ma non necessariamente alla pensione; e la previdenza occupazionale, nella quale l’adesione scatta con l’ingresso nel mercato del lavoro”.

La giornalista riporta infine, alcuni modelli attivi fin dalla nascita come i Trump accounts americani in cui: “Il governo federale versa un contributo una tantum di 1.000 dollari su ciascun conto per tutti i neonati cittadini statunitensi nati tra il 2025 e il 2028”.

Il Frühstartrente tedesco, che prevede: “un versamento pubblico di 10 euro al mese per ciascun bambino dai 6 ai 18 anni. Le somme investite restano vincolate fino al raggiungimento dell’età pensionabile”.

In Gran Bretagna, invece, dopo il fallimento del Child Trust Fund “può essere aperto un nuovo fondo pensione privato per un neonato: la famiglia può versare al massimo 2.880 sterline l’anno, con un vantaggio fiscale di 720 sterline che porta il versamento lordo a 3.600 sterline”.

Ma buone prassi già esistono anche in Italia. La Regione Autonoma Trentino-Alto Adige/Südtirol infatti “eroga un contributo fino a 1.100 euro in 5 anni per l’iscrizione dei nuovi nati a una forma di previdenza complementare”.

A cura della redazione di Ai.Bi. Amici dei Bambini ETS.
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