Un momento della missione in Madagascar per l'avvio del progetto "Radici di Futuro"

Madagascar, dove la cura accende la speranza: il viaggio di Ai.Bi. tra povertà e futuro

Dalle baraccopoli di Antohomadinika alla Maison de Famille di MADE, la missione di Simona, di Amici dei Bambini, per l’avvio del progetto “Radici di Futuro” racconta la forza dell’accoglienza e l’impegno per proteggere i bambini più vulnerabili

Un contesto di povertà estrema può fare comunque da sfondo a luoghi e persone in cui la cura e l’amore si incontrano.
È la duplice realtà, quasi “l’altra faccia della medaglia”, che Simona Pedrazzini, referente amministrativo di Ai.Bi. Amici dei Bambini ha toccato con mano nel corso di un recente viaggio in Madagascar per l’avvio di “Radici di Futuro“, il nuovo progetto che vede impegnati sul campo l’associazione e diversi partner, tra cui MADE: l’obiettivo è sostenere i minori vulnerabili e le loro famiglie, in un ambiente familiare in cui ogni attività è rivolta al recupero di una buona condizione di salute per ciascun bambino, studiando un percorso pedagogico e psicologico al fine di curare le ferite intime dell’abbandono e progettare un futuro.

La missione sul campo

Agli incontri ufficiali, organizzati alla presenza di numerose autorità locali, tra cui il Console Onorario, Michele Franchi, il Capo della Cooperazione della Delegazione dell’Unione Europea in Madagascar e il Rappresentante nazionale dell’OIM (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni), sono seguite visite al progetto.
In particolar modo, il Console ha fornito a tutti i partner un’analisi del contesto socioeconomico del Paese, delineandone le principali dinamiche di sviluppo, le prospettive di crescita e le sfide strutturali che il Madagascar sarà chiamato ad affrontare nei prossimi decenni.

Una situazione drammatica

Sono infatti drammatiche le fragilità del Paese: proiezioni demografiche che parlano di 50 milioni di abitanti entro il 2040, un abbandono scolastico che nella scuola primaria supera il 40% e un tasso di malnutrizione infantile che nei quartieri più poveri raggiunge il 70%. Quest’ultimo, in particolare, è un aspetto che Simona ha potuto vedere e testimoniare durante il suo viaggio.
A questo si aggiunge la complessa situazione della stazione di polizia che la nostra collega ha visitato – Police des Moeurs et de Protection des Mineurs – dove ogni anno transitano circa 3.000 bambini trovati per strada o segnalati in stato di totale abbandono. La polizia di norma svolge le prime indagini per cercare di rintracciare i familiari: i ricongiungimenti sono in ogni caso difficoltosi, in quanto spesso le famiglie non hanno mezzi per riaccogliere i figli o le figlie in famiglia, per cui molti di questi minori sono poi ripartiti in centri di accoglienza o istituti. MADE è una delle realtà della capitale in grado di accoglierli.

La testimonianza di Simona

“È stata un’esperienza davvero intensa e toccante, difficile da accettare” – racconta Simona ripercorrendo le tappe della missione che l’ha portata fino al quartiere di Antohomadinika, un’enorme baraccopoli priva di acqua, elettricità e rete fognaria, dove la spazzatura accumulata alimenta il rischio costante di epidemie.
Eppure, proprio in questo scenario si innestano i percorsi di riscatto promossi sul territorio, che offrono speranza. Durante la riunione di avvio del progetto, due giovani donne cresciute nei Club di supporto educativo di MADE hanno portato la loro testimonianza.
“Accompagnate fin dalla prima infanzia, oggi studiano entrambe all’università – aggiunge Simona – dimostrando come un affiancamento costante possa cambiare radicalmente il destino di un bambino o di una bambina”.
La presenza delle associazioni sul campo si articola poi tra il Centro di formazione professionale — che offre ai ragazzi l’opportunità di imparare un mestiere tra sartoria, meccanica e cucina — e il Centro Mère Enfant, un centro socio sanitario polivalente che è diventato punto di riferimento nutrizionale ed educativo fondamentale per le madri del quartiere e per i loro figli.

Bambini da cullare

Un caso a sé, quindi, è la “Maison de Famille”, un’oasi di cura e accoglienza. L’ultima tappa della missione ha toccato infatti questa struttura MADE che ospita 15 bambini tra 0 e 5 anni in stato di abbandono, oltre a due adolescenti cresciuti al suo interno. Il centro è diventato un modello di eccellenza per gli standard di igiene, pulizia e calore umano, tanto da essere preso a esempio dalle altre strutture di accoglienza della città. Di frequente la direttrice invita i responsabili di altri centri di accoglienza presenti ad Antananarivo per mostrare il modello da loro attuato con successo.
“I bambini erano affettuosissimi e ci hanno accolto con entusiasmo. Le bambine ci correvano incontro e ci saltavano in braccio. Ho tenuto in braccio per un quarto d’ora un bimbo di circa un anno che si è accoccolato e sembrava volesse farsi cullare. È stato davvero emozionante”, ricorda Simona.

Un progetto per sostenere le famiglie vulnerabili

Tutti i bambini accolti risultano adottabili: per tutti loro l’adozione è l’ultima possibilità di crescere nell’amore di una famiglia. Tuttavia questo è un tempo di attesa, in quanto le procedure burocratiche per le adozioni internazionali sono attualmente sospese nel Paese.
Un dettaglio doloroso della missione di Simona racconta che le drammatiche condizioni degli abitanti del quartiere e la complessa realtà sociale del Madagascar hanno portato alla scelta di collocare la struttura in una posizione defilata rispetto al centro della città, anche per evitare che le famiglie più in difficoltà vi portino e abbandonino i propri figli. Questa è la realtà cruda del Madagascar, per tate bambine e bambini: è sottile l’equilibrio tra la capacità di accoglienza del Centro e l’immensa pressione della povertà circostante.
L’impegno di “Radici di Futuro” prosegue ora a pieno ritmo con la sinergia tra i partner, con l’obiettivo di rafforzare gli interventi di protezione, sostenere le famiglie vulnerabili e costruire opportunità concrete di crescita affinché ogni bambino possa guardare al domani con speranza.

Il progetto “Radici di Futuro: percorsi di protezione e inclusione educativa per l’infanzia vulnerabile e migrante in Etiopia, Kenya, Tanzania e Madagascar” è finanziato dalla CAI – Commissione Adozioni Internazionali e portato avanti da Ai.Bi Amici dei Bambini assieme a Maisons des Enfants – MADE, Università di Urbino Carlo Bo, WeWorld -GVC,  Jenga Toto CBO e con capofila C.I.F.A. Centro Internazionale per l’Infanzia e la Famiglia.

A cura della redazione di Ai.Bi. Amici dei Bambini.

Anche questo progetto fa parte della campagna “AFRICA EMERGENZA ABBANDONO”. Puoi fare una donazione cliccando QUI