Chatbot e adolescenti: quando l’IA diventa un’ “amica”

L’intelligenza artificiale può offrire ascolto e risposte a ogni ora, ma il suo ruolo di confidente solleva interrogativi sui rischi per le relazioni, il pensiero critico e i ragazzi più vulnerabili

L’intelligenza artificiale in pochissimo tempo è arrivata ad occupare spazi sempre più importanti della nostra vita non solo lavorativa. Ci si rivolge alle IA per avere informazioni, perfino diagnosi ma anche per confidarsi e chiedere consigli, proprio come se ci si rivolgesse ad un’ amica sempre pronta ad ascoltarci, con la voce pacata, l’atteggiamento suadente… peccato che dietro di lei non via siano emozioni, esperienze, un corpo fisico, ma sia tutto progettato in maniera – artificiale – appunto.

Quando un adulto si interfaccia con un’IA si spera possegga già un bagaglio di conoscenze che possano guidarlo in un utilizzo maturo e consapevole dello strumento. Ma cosa accade quando a comunicare sia un adolescente? Quando il chatbot da mero strumento di aiuto in compiti e ricerche scolastiche si trasformi in un compagno virtuale? In una figura di riferimento paziente e accondiscendente – per contratto-  e sempre presente?

Un interessante articolo a firma di Luca Bernardelli psicologo esperto in relazioni digitali, pubblicato dalla SIP – Società Italiana di Pediatria – affronta la questione. Vediamo insieme alcuni spunti.

Adolescenti e chatbot. Attenzione all’isolamento sociale

Durante il periodo adolescenziale si è più vulnerabili ed esposti al giudizio altrui. Per un ragazzo parlare con l’intelligenza artificiale può sembrare meno complesso che confrontarsi con amici o adulti di riferimento ma il rischio è dietro la porta ed è quello di amplificare fragilità già preesistenti e isolamento sociale.

“La solitudine – come spiega il dott. Bernardelli – in questa età, non è solo un’esperienza dolorosa, ma un fattore di rischio psicologico significativo. Le IA conversazionali intercettano proprio questo spazio: sono disponibili 24 ore su 24, non giudicano, non si stancano, non abbandonano la conversazione, risultano concilianti e compiacenti”.

“Parlare con un’IA  – continua – può diventare più rapido e semplice che confrontarsi con coetanei, genitori o insegnanti, ma rischia di amplificare fragilità preesistenti. Nel breve periodo questo può produrre sollievo, ma successivamente può consolidare l’evitamento delle relazioni reali, soprattutto nei ragazzi con ansia sociale e bassa autostima”.

Le IA non riconoscono in modo affidabile segnali di rischio

Non solo un maggior rischio di isolamento sociale. L’utilizzo da parte dei giovani dell’intelligenza artificiale come supporto emotivo potrebbe acuire alcune fragilità, il chatbot, inoltre, non possiede la capacità di riconoscere in maniera affidabile i segnali di pericolo nelle persone più vulnerabili.

“La letteratura scientifica recente documenta diverse criticità. Chatbot che non riconoscono in modo affidabile segnali di rischio suicidario, risposte eccessivamente collusive in presenza di disturbi psicotici, difficoltà nel promuovere un effettivo rinvio a un aiuto professionale. A tutto ciò – si legge nell’articolo- si aggiunge un’altra ricerca del MIT che ha evidenziato che l’uso continuativo di ChatGPT può generare un debito cognitivo, riducendo la flessibilità cognitiva e la capacità di pensiero critico”.

L’importanza del pensiero critico e del no detto al momento giusto

Insomma l’utilizzo dei chatbot da parte dei giovanissimi deve essere controllato e correttamente regolamentato. L’utilizzo dell’IA come confidente virtuale non aiuta ad allenare il pensiero critico del minore, è progettato per assecondare, confermare, non per educare.

Il problema diventa ancora più urgente quando ad approcciarsi siano soggetti fragili, vulnerabili o che stiano vivendo momenti di difficoltà come tristezza, preoccupazioni, ansia.

Soprattutto in questi casi una carezza sulla guancia è importante, ma una macchina non può farla. Un no detto al momento giusto e con delicatezza può aprire nuove prospettive, ma l’IA è progettata per essere suadente e dare sempre ragione. La soluzione? Forse rimanere umani.

A cura della redazione di Ai.Bi. Amici dei Bambini ETS.
Dal 1983 al fianco dei minori in difficoltà, Ai.Bi. promuove la tutela dei loro diritti, la diffusione di contenuti informativi utili per giovani, minori e famiglie, e la sensibilizzazione sociale.