Accoglienza dei minori stranieri non accompagnati: 1800 famiglie in Italia pronte ad aprire le porte di casa ma ferme al palo. Perché?

centro accoglienzaSono circa 9mila i minori stranieri non accompagnati sbarcati in Italia negli ultimi mesi e ancora presenti nei centri di accoglienza. Ma almeno altri 5mila mancano all’appello. Nell’emergenza migranti, quello dei minorenni è un capitolo particolarmente delicato che va a inserirsi in un quadro già abbastanza complesso dell’accoglienza degli adulti. Uomini e donne, profughi, richiedenti asilo, o ‘semplici’ migranti, gente disperata che fugge da miseria, guerra e fame e tra cui si mescolano anche delinquenti e persone con pochi scrupoli. Tante vite, tanti “profili” che indistintamente vengono ammassati nei grandi centri di accoglienza che in poche ore vanno in tilt. Tutto questo sotto gli occhi di bambini, a volte di pochi anni. Strutture che, per loro stessa natura, non possono garantire ai minori soli un contesto adeguato alla loro età ed esigenze.

E da qui il siparietto dei proclami e inviti di politici, istituzioni e membri della società civile ad accogliere i migranti in chiese, trasformare aree e piste di atterraggio in hub e a ‘convertire’ grandi spazi in altrettanti grandi centri di accoglienza. Per la legge dei grandi numeri. Per poi stupirsi davanti al proliferare di atti di violenza e forme varie di illegalità.

Sarà che la “soluzione” dei grandi centri di accoglienza non è quella giusta? Sarà che se si ‘stipano’ centinaia o migliaia di persone in stanzoni senza le minime e basilari misure di accoglienza umana, è inevitabile esasperare atteggiamenti non ‘consoni’? Fino alle forme di illegalità estrema?


Se non ci fossero delle alternative ai grandi centri di accoglienza, ‘obtorto collo’ si dovrebbe accettare. Ma l’alternativa c’è: sono i piccoli centri di accoglienza per i profughi e le famiglie per i minori stranieri non accompagnati.

Perché allora non servirsene? Perché lasciarli fermi al palo e fare morire un grande potenziale che potrebbe, invece, dare grandi risultati (come insegna la Germania che si prepara ad accogliere circa 750mila rifugiati con una rete di accoglienza che raccoglie le domande di tutti coloro che si mettono a disposizione per dare una mano ai profughi in arrivo)

Perché si continua a promuovere i grandi centri di accoglienza, alcuni ‘protagonisti’ di un affarismo cinico e criminale che da un lato arricchisce chi se ne aggiudica la gestione e chi decide gli appalti e dall’altra mortifica i diritti dei migranti e le speranze di chi, onestamente, ha offerto la propria disponibilità a un’accoglienza genuina e a misura d’uomo (vedi il caso del Cara di Mineo ndr)?

Proprio sul Cara di Mineo, rivelatosi un business milionario, ci sono inchieste aperte e non solo per mafia capitale. Inoltre, risulterebbe che su tremila occupanti coloro che arrivano da Eritrea e Siria, che sono zone di guerra, sarebbero poche decine. Tutti gli altri arriverebbero da zone del mondo dove non ci sono guerre in corso.

Mentre, dunque, progressivamente si delinea la speculazione sull’emergenza migranti, sembrano venire alla luce anche le reali motivazioni per cui così poco credito si è dato, fino a oggi, all’affido familiare dei minori stranieri non accompagnati. Una forma di accoglienza, questa, che avrebbe garantito un’ospitalità a misura di bambino ai tanti piccoli migranti che sbarcano ogni giorno sulle nostre coste.

Amici dei Bambini ha raccolto la disponibilità di 1.800 famiglie italiane per l’ospitalità di questi giovanissimi profughi, ma le speranze di queste coppie di aspiranti genitori affidatari sono quasi sempre state frustrate. Si è preferito “parcheggiare” i Misna in centri di accoglienza non idonei a ospitare dei minorenni, che molto spesso hanno preferito la via della fuga, facendo perdere le proprie tracce e rischiando di finire nel tunnel dell’illegalità, dello sfruttamento, della tratta di esseri umani.

A chi giova mantenere questo status quo? Le istituzioni, per prime, sembrano non credere molto in questa forma di accoglienza. Quasi sempre preferiscono ricorrere a strutture non adeguate e spesso al collasso, piuttosto che valorizzare una risorsa già disponibile, come la famiglie. Lo prova che poche decine delle 1800 famiglie sono state chiamate per accogliere in casa un Misna.

Ma Ai.Bi. non demorde e rimane sempre fedele alla propria mission: dare una casa e del calore ai bambini fragili e vulnerabili. Per questo rilancia il progetto “Bambini in Alto Mare”  che ha come scopo proprio quello di garantire un’accoglienza giusta, a misura di bambino, ai tanti minori stranieri. Per chi non potesse aprire le porte di casa propria può sempre attivare un Sostegno a Distanza: grazie a un piccolo contributo mensile, è possibile sostenere le attività del centro servizi alla famiglia “Pan di Zucchero” di Messina e a rafforzare la rete di famiglie di pronta accoglienza di Lampedusa, coadiuvata da personale qualificato. In entrambi i casi l’obiettivo è garantire formazione e accompagnamento alle famiglie che si occupano dell’accoglienza dei Misna.