Adozione. Cassazione, entrambi i genitori sono tossicodipendenti? Il figlio deve aspettare il loro recupero

Tra le pieghe di un’ordinanza della Corte di Cassazione, emerge che per il principio secondo cui il figlio ha diritto prioritario a vivere con i genitori e, di converso, l’adottabilità è possibile solo in circostanze eccezionali, la tossicodipendenza anche di entrambi i genitori non giustificherebbe la condizione di abbandono 

Di fronte a situazioni segnate dalla dipendenza da sostanze stupefacenti, purtroppo – spiega Cristina Riccardi, membro del consiglio direttivo di Ai.Bi. con delega per l’affido familiare – l’esperienza ci insegna che i percorsi di recupero durano anni e hanno esiti incerti”. “Queste sentenze – aggiunge – tenendo conto del diritto fondamentale di ogni bambino alla propria famiglia, non tengono conto del diritto di ogni bambino di crescere in una propria famiglia. Questi decreti definiscono lo stato di sospensione di questo diritto a tempo indeterminato

adozione, è una cosa meravigliosa "perchè posso festeggiare il compleanno con una mamma e un papà"Sul tema dell’adottabilità di un minore, un’ordinanza della Corte di Cassazione (n. 20954 del 22 agosto 2018, ndr) fa molto discutere: secondo la Prima Sezione civile, infatti, non sussisterebbe lo stato di abbandono di un minore – riconosciuto invece dai Giudici d’Appello, che si sono visti riformare la sentenza – sulla base della tossicodipendenza acclarata di entrambi i genitori, l’esistenza di un rapporto tra i coniugi cementatosi nel contesto di una frequentazione di coetanei con i medesimi problemi e nonostante la difficoltà esistenziale della madre, derivante da problematiche anche di violenza nella propria famiglia di origine. In base a quanto emerso, i Supremi giudici non hanno ravvisato, in presenza di tali elementi, sia singolarmente che in correlazione, l’idoneità che giustifichi lo stato di abbandono necessario per rendere adottabile la figlia “in quanto vaghi e generici e che potrebbero essere verosimilmente riscontrati, in tutto o in parte, in molte altre coppie genitoriali”.

Posta pure la considerazione secondo cui la dichiarazione di adottabilità dei minori rappresenta una ‘extrema ratio’, sulla base di un ‘bisogno sociale imperioso’ e da applicare in modo ‘proporzionato’ al tipo di circostanza, tenuto ovviamente conto di quanto previsto dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, secondo la quale per l’adozione occorre che i genitori si siano mostrati “particolarmente indegni” o per l’esigenza primaria del superiore interesse del minore, lascia tuttavia perplessi il depennamento della tossicodipendenza di madre e padre dalle cause che possono ingenerare il bisogno per il minore di crescere in un ambiente familiare ‘sano’ e socialmente ‘normale’. Nell’attesa indefinita del recupero della condizione di vita accettabile dei genitori, infatti, la vita e lo sviluppo del minore vengono inevitabilmente minati e turbati dai problemi della famiglia di origine.

Di fronte a situazioni segnate dalla dipendenza da sostanze stupefacenti, purtroppo – spiega Cristina Riccardi, membro del consiglio direttivo di Ai.Bi. con delega per l’affido familiarel’esperienza ci insegna che i percorsi di recupero durano anni e hanno esiti incerti, sono cammini segnati spesso da ricadute. Nel rispetto e nella necessità di sostenere quanti cadono in queste dipendenze, non si può non pensare che i loro figli non possono crescere nell’attesa di una definitiva ‘guarigione’. Queste sentenze, tenendo conto del diritto fondamentale di ogni bambino alla propria famiglia, non tengono conto del diritto di ogni bambino di crescere in una propria famiglia. Questi decreti definiscono lo stato di sospensione di questo diritto a tempo indeterminato. L’applicazione delle legge alla vita dei bambini, dunque, non può non tenere conto dell’urgenza e dell’insostituibilità della definitività dello status di figlio”.

 

Fonte: Diritto.it