Adozione. Importante creare una catena d’affetti: così l’abbandono diventa un dono

Il parere dello psichiatra Luigi Cancrini, autore del libro “La sfida dell’adozione”, intervistato da Tuttosalute

Quattro bambini adottati da due famiglie in 5 anniQuando tuo figlio è un figlio adottivo non devono esistere, nel confronto tra “nuovi” e “vecchi” genitori, buoni e cattivi, ma solo una catena d’affetti. Lo sostiene, nel corso di un’intervista con Tuttosalute, lo psicanalista e psichiatra Luigi Cancrini, autore del libro “La sfida dell’adozione”, edito da Raffaello Cortina. Il professionista si concentra su una delle fasi più complesse per il rapporto tra genitori e figli, non solo adottivi: quello dell’adolescenza. Perché “è quello il momento in cui le adozioni considerate perfette vanno in crisi”. Soprattutto nel caso di adozioni internazionali, nelle quali si presenta anche con maggior forza la sfida dell’identità. E così la richiesta di un sostegno psicoterapeutico da parte delle famiglie è sempre in aumento.

Adozione: l’abbandono e l’adolescenza. Parla lo psichiatra

“Secondo una ricerca svedese – spiega Cancrini – che ha analizzato adolescenti adottivi internazionali, intorno ai 18 anni la percentuale di ragazzi che hanno problemi di natura psicologica e legale è il triplo rispetto a quelli non adottivi. I vissuti e le condotte della persona in crisi dipendono sia dai condizionamenti legati all’infanzia sia da quelli della sua vita attuale: le esperienze infantili definiscono in modo tendenzialmente definitivo i nostri schemi di relazione, ma è altrettanto vero che il presente è decisivo nel definire i comportamenti”.

Adozione e abbandono: per lo psichiatra la maturità dei genitori adottivi è fondamentale

Da considerare anche la reazione all’abbandono e, successivamente, all’accoglienza da parte della nuova famiglia. Che “si percepisce”, ma “resta la rilevanza di quella naturale. Per un mio paziente, abbandonato da neonato, è stato importante sapere che il suo abbigliamento era ben curato. Era un segno di affetto. Quel che si cerca di fare è creare una catena di affetti, in cui i genitori naturali non abbandonano ma affidano il piccolo ai genitori adottivi. La loro maturità è fondamentale: devono sentirsi in continuità con la famiglia naturale e non i ‘buoni’ che riparano il danno dei ‘cattivi'”.

Cancrini ha poi tessuto un elogio delle famiglie adottive. Che, secondo lo psichiatra, “sono un esempio luminoso degli affetti e non delle appartenenze. Ci sono l’attenzione all’altro come dovere etico e la capacità di accoglienza del diverso”.