Adozione internazionale: CAI condannata dai giudici di Roma per omessa vigilanza insieme con ‘Airone’ nella truffa delle adozioni in Kirghizistan

Come sottolineato dall’avvocato Pierfrancesco Torrisi, si tratta di “una sentenza che farà  giurisprudenza”: la Commissione Adozioni Internazionali, ente governativo italiano deputato alla sorveglianza sul corretto operato degli enti accreditati per l’adozione internazionale, per la prima volta viene condannato da un Tribunale – quello di Roma – a pagare un risarcimento del danno di 178mila euro a una coppia per “omessa vigilanza” nei confronti di un percorso di adozioni truffaldino messo su dalla Onlus Airone, con sedi a Savona, Bergamo e Roma – anche lei condannata a risarcire, a metà con la CAI. Nel 2012, l’ente aveva portato 20 coppie alla volta di Bisheck, capitale ex-repubblica sovietica del Kirghizistan con la promessa che avrebbero conosciuto dei bambini per l’adozione, salvo poi scoprire che questi ultimi non potevano essere adottati, perchè avevano già una famiglia e non versavano in stato di abbandono.

La sentenza ha fatto inequivocabile chiarezza sul fatto che “l’ente Airone Onlus operava tramite un referente di fatto diverso da quello indicato alla Commissione, mentre non erano stati raccolti dall’ente accreditato documenti fondamentali quali le schede dei bambini”.

Un esito che rappresenta comunque una magra consolazione anche per l’unica coppia finora risarcita e che non cancellerà le ferite e il dolore degli aspiranti genitori che sono rimasti vittima di questa inquietante truffa. Per le responsabilità penali prosegue il procedimento a Savona, nel quale sono imputati il latitante Alexander Anghelidi e altre 4 persone.


Una sentenza che, comunque, certifica l’inazione e la colpevole ‘disattenzione’ che in quegli anni la CAI aveva deciso di assumere per scelta dei suoi vertici rispetto alla realtà di ‘Airone’, che millantava di occuparsi di adozione internazionale e invece aveva messo su – sentenza alla mano – un vero e proprio racket di minorenni spacciati per ‘orfani’ e promessi a famiglie che ora chiedono almeno di conoscere il destino dei bimbi che avevano conosciuto, ma dei quali poco dopo avevano definitivamente perso le tracce.

A questo link l’articolo completo sulla vicenda pubblicato sul Fatto Quotidiano.it