Adozione internazionale. Dal ramo ‘spezzato’ rinasce un germoglio tutto nuovo: una ‘figlia concepita nel cuore di un padre e di una madre’ adottivi

La testimonianza di Sangeetha Bonaiti, “una indiana fuori e una Bonaiti dentro”, che rivendica la propria appartenenza di figlia alla famiglia che l’ha abbracciata e amata dal primo istante in cui si è presa cura di lei

Il cognome che sento mio, la mia famiglia, è la famiglia Bonaiti. Ne sono fiera ed orgogliosa perché amo la mia famiglia e amo mio padre che mi ha dato questo cognome”

India la storia di una madre adottata in ItaliaIndiana fuori, italiana dentro, anzi “Bonaiti dentro”, ovvero il cognome del padre adottivo che l’ha amata e cresciuta praticamente da sempre, a partire da quel giorno in cui l’ha abbracciata dentro un ospedale dell’India: è una storia meravigliosa, piena anche di una forte rivendicazione di appartenenza alla propria famiglia adottiva quella di Sangeetha Bonaiti, riversata nelle righe di un post sul proprio blog personale.

Ecco qui sotto il testo integrale della sua testimonianza di ‘ex-neonata’, ribattezzata con il nome che porta oggi dal personale dell’ospedale indiano in cui è stata abbandonata dai familiari poco dopo la nascita. Un segno ulteriore della rottura forzata del legame con la propria famiglia biologica, che non ha potuto scegliere, ma che le ha regalato la storia presente e, in qualche modo, indirizzato anche le scelte future di figlia “concepita nel cuore di un padre e di una madre”.

La morte della mia mamma indiana, l’abbandono da parte di mio padre e la conseguente adozione hanno spezzato quel legame con le ‘mie origini’. Non ho nomi né possibilità di rintracciare familiari in India. Questa è la realtà. È come se la mia famiglia biologica fosse la radice. La radice non ha avuto continuità proprio per questa mia personale storia. Io sono nuova. Sono altro rispetto alla mia radice biologica. Con l’adozione si è creato un innesto. Un germoglio nuovo.

Sangeetha Bonaiti, una indiana fuori ed una Bonaiti dentro. Il cognome che sento mio, la mia famiglia, è la famiglia Bonaiti. Ne sono fiera ed orgogliosa perché amo la mia famiglia e amo mio padre che mi ha dato questo cognome. Il nome e le caratterisiche fisiche mi ricordano che sono indiana. Un nome che come dicevo ha spezzato anch’esso il legame con la mia famiglia biologica (e non è che l’ho voluto io, è una circostanza che è accaduta indipendentemente da me), perché mi è stato dato dal personale dell’ospedale dove sono stata abbandonata e non dai miei genitori biologici o da altri parenti indiani. Grazie a Dio lì ha iniziato a germogliare qualcosa, dall’istante in cui qualcuno si è preso cura di me, a tal punto da darmi un nome. Darmi un nome è stato un atto di cura ed amore. E ringrazio gli sconosciuti che lo hanno fatto. A breve farò ritorno in quel paese che mi ha dato la vita ed un nome, il colore della pelle, le fattezze indiane (per le quali in Italia ho sofferto non poco) e qualche problema sanitario sopratutto durante le gravidanze. Non ho paura di quel che proverò e troverò. Non mi fanno paura il dolore e la tristezza, non mi fa paura impattarmi con quella realtà, quelle tradizioni e quella cultura. Avrò mio marito accanto a me. Sono curiosa, sono in attesa. Vedo che lì c’è una bambina di due anni circa, che si chiama Sangeetha, che mi sta aspettando. Non ha ancora un cognome. Non ha una famiglia. Ha delle suore amorevoli che se ne prendono cura. È ancora lì quella bimba. Aspetta che la Sangeetha Bonaiti sposata in Bella, possa raggiungerla. Sono emozionata, contenta per questo incontro. So che cambierà qualcosa in me. Quella bambina si farà sentire. Ed io la ascolterò. Sono pronta e sono certa perché il germoglio, l’innesto nuovo ormai è un ramo che a sua volta ha dato dei frutti: i miei figli. Loro continuano questa storia, in modo nuovo. Perché le “mie origini” le vivrò in modo, unico e particolare come sono io e la mia storia, che mi è stata data proprio così. Perché il ramo nuovo è cresciuto lo stesso, grazie a chi si è preso cura di lui. Le intemperie della vita non l’hanno spezzato. Le radici gli hanno dato la vita. Il ramo è cresciuto grazie all’Amore presente istante dopo istante. E di quest’ Amore immeritato, gratuito, non scontato, sono immensamente grata. Ed è proprio esso che continua a generarmi e a generare nuovi rami proprio da lì dove tutto è iniziato con un ramo spezzato dalle sue radici.

Fonte: Figliadicuore.wordpress.com