Adozione Internazionale “Mamma, che cosa significa la parola orfàni?”

Il racconto di una madre che fa i conti con il passato del figlio adottivo, a partire da una frase del Vangelo

“Mamma, che cosa significa orfàni?”
(lo pronuncia proprio con l’accento sulla A).
Ma da dove esce questa frase?, penso sconcertata.
Arrivato da poco in Italia con noi dal suo Paese d’origine, poco prima delle vacanze estive, io e il papà avevamo deciso di iscriverlo ai centri estivi della parrocchia, per permettergli di conoscere qualche coetaneo che vive nei dintorni di casa nostra.
Ci sembrava una buona idea favorire un inserimento graduale nel nostro Paese attraverso esperienze estive di socializzazione, gioco e spensieratezza, per poi — anche qui, passo dopo passo — accompagnarlo all’inizio della scuola a settembre.

La serenità di affidarlo senza pensare al suo passato

Avevamo avvertito gli animatori e il sacerdote referente dei centri estivi che era con noi da poco e chiesto di avere particolari attenzioni nei suoi confronti: sia per la comprensione ancora limitata della nuova lingua che avrebbe ascoltato durante le attività, sia per la delicatezza di alcune esperienze più intime, che avrebbero potuto metterlo in agitazione o in imbarazzo.
Eravamo soddisfatti dei piccoli risultati che, giorno dopo giorno, notavamo nella sua capacità di apprendere nuovi vocaboli e di integrarsi con i bambini del vicinato. Lo cercavano, e con grande sensibilità si impegnavano a spiegargli meglio certe dinamiche, traducendo come potevano, con semplicità, ciò che c’era da fare.
Tornava a casa entusiasta, sereno, stanchissimo. E noi non potevamo desiderare niente di meglio.

Quand’è il momento giusto per parlare della sua condizione?

Nelle settimane di vita insieme, noi tre, non ci aveva mai fatto domande sulla sua provenienza o sulla sua esperienza passata. E noi, a nostra volta, non avevamo voluto forzare nulla.
Ma un pomeriggio, al rientro a casa, mi chiede:
“Che cosa significa orfàni?”
(con l’accento sulla A).
Sbianco. Deglutisco. Entro in panico.
“Chi ti ha detto questa parola?” gli chiedo.
E intanto penso: domani sento gli animatori; se si sono azzardati a usare questo termine in sua presenza senza avvisarmi prima…
Mi porge un bigliettino e dice:
“L’ho letto qui”.

Quando le Scritture mi aiutano a essere madre

“Non vi lascerò orfani”, leggo.
E intanto lui continua a spiegarmi:
“Abbiamo fatto un’attività con il parroco. Dovevamo pescare a turno, a caso, da una cesta, dei bigliettini presi dal Vangelo. Gli animatori hanno detto che quello che pescavamo andava commentato a casa con i genitori. A me è toccato questo!”
E niente. È in quei momenti che capisci che non si sfugge al proprio destino. Che c’è un senso in ogni cosa. Che, per quanto ci si sforzi di nasconderlo anche a se stessi, lo Spirito Santo si manifesta — un po’ beffardo — e ti chiede di fare i conti con la tua storia e con il tuo dovere di madre.
È servito un bigliettino pescato a caso durante una lezione di catechismo per aprire la nostra chiacchierata sulle origini, per riprendere in mano la sua storia e la sua attuale condizione di figlio.
Ma la prima cosa che ho chiarito è stata un’altra:
òrfani, non orfàni.

Informazioni e domande sull’adozione internazionale

Chi sta considerando un’adozione internazionale o semplicemente desidera avere maggiori informazioni su questi temi, può contattare l’ufficio adozioni di Ai.Bi. scrivendo un’e-mail a adozioni@aibi.it.
Ai.Bi. organizza periodicamente anche dei corsi pensati per dare alle coppie che si avvicinano per la prima volta al mondo dell’adozione, dando loro le nozioni base sulla normativa di riferimento, le procedure da espletare, la presentazione della domanda di idoneità, ecc. A questo link si possono trovare tutte le informazioni relative al prossimo corso online “Primi passi nel mondo dell’Adozione Internazionale”. Dona per il Fondo Accoglienza Bambini Abbandonati