Adozione Internazionale. “Non tutte le persone vanno via”

La splendida testimonianza di una ragazza che, nell’accoglienza dell’adozione, ha capito tante cose e ha ritrovato una direzione. “Perché a volte basta una famiglia che resta… per aiutarti a salvare te stesso”

Come già ampiamente raccontato in una news precedente, a febbraio presso l’ITET di Cassandro Nervi Fermi di Barletta è stata allestita una mostra fotografica ed è stato organizzato un incontro dedicato al progetto di cooperazione internazionale di supporto nutrizionale, all’igiene e alla salute promosso da Ai.Bi. Amici dei Bambini e finanziato dalla Regione Puglia in Repubblica Democratica del Congo.

La testimonianza di un’accoglienza

Nell’occasione, oltre alle testimonianza, ai racconti e le riflessioni, un’alunna dell’istituto ha preparato, a sorpresa, una bellissima lettera in cui ha offerto una toccante testimonianza della sua storia di adozione. Silvia, questo il suo nome, non solo ha raccontato la sua esperienza di accoglienza, ma ha anche sottolineato l’importanza che ha avuto per lei il fatto di poter ritrovare la fiducia e l’amore di una famiglia.
Un momento molto toccante, specie per chi, come la sede pugliese di Ai.Bi. Amici dei Bambini, ha seguito tutto l’iter adottivo di questa famiglia ed era presente anche alla lettura della lettera.

Il testo della lettera di Silvia

Oggi voglio raccontarvi una testimonianza che non è solo una storia. È una ferita, ma anche una rinascita. È la storia di una ragazza che ha imparato troppo presto cosa significa sentirsi sola al mondo.
Questa ragazza, quando era piccola, è stata abbandonata dalla mamma e dal papà. Non ha avuto spiegazioni. Non ha avuto un ultimo abbraccio. Solo silenzio. E il silenzio, a volte, fa più male di mille parole.
Crescere così significa portarsi dentro domande che ti tolgono il respiro.
“Perché mi hanno lasciata?”
“Cosa ho fatto di sbagliato?”
“Perché non ero abbastanza da essere amata?”
Mentre gli altri bambini disegnavano la loro famiglia, lei disegnava il vuoto.
Mentre gli altri parlavano delle vacanze con i genitori, lei inventava scuse per non raccontare la verità.
E dentro di sé cresceva una paura enorme: la paura che chiunque, prima o poi, potesse andarsene.
Poi, un giorno, sono arrivati loro.
Due genitori italiani. Due persone normali. Senza mantelli da eroi. Senza promesse impossibili.
Le hanno solo detto: “Se vuoi, possiamo essere la tua famiglia.”
Lei non ci ha creduto subito. Perché quando conosci l’abbandono, l’amore ti sembra una trappola. Ti sembra qualcosa che prima o poi ti verrà tolto.
Ma loro sono rimasti.
Sono rimasti nei giorni belli.
Sono rimasti nei giorni difficili.
Sono rimasti quando lei era arrabbiata, chiusa, spaventata.
Sono rimasti quando lei li metteva alla prova, perché aveva bisogno di capire se davvero non sarebbero andati via.
E lentamente, quella ragazza ha iniziato a capire qualcosa di incredibile: l’amore vero non urla.
L’amore vero resta.
Le domeniche a tavola.
Le discussioni per i compiti.
Le risate improvvise.
Qualcuno che ti aspetta la sera.
Qualcuno che si preoccupa per te.
Qualcuno che ti chiama “figlia” e lo pensa davvero.
Le ferite non sono sparite. Alcune ferite non spariscono mai.
Ma hanno smesso di sanguinare.
E crescendo, nella sua vita è arrivata un’altra persona importante.
Ha conosciuto un ragazzo.
Non uno che le prometteva il mondo.
Ma uno che le ha insegnato, giorno dopo giorno, a guardarsi con occhi diversi.
Un ragazzo che la sta aiutando a non pensare continuamente al suo abbandono.
Che la sta aiutando a non sentirsi sbagliata solo perché è stata adottata.
Che le ha fatto capire che essere adottati non significa essere “di meno”, ma essere stati scelti due volte.
Con pazienza, con rispetto, con presenza… le sta insegnando qualcosa che per lei era difficilissimo:
ad amare.
E soprattutto, ad accettare di essere amata.
Le ha insegnato che non deve avere paura se qualcuno le vuole bene davvero.
Che non tutte le persone vanno via.
Che non tutte le storie finiscono con un addio.
E in questo cammino, nella sua vita non ci sono stati solo i genitori che hanno scelto di restare.
Ci sono stati anche i suoi zii.
Presenze silenziose ma forti.
Quelle persone che non devono per forza dire grandi discorsi per farti sentire al sicuro.
I suoi zii ci sono stati nei momenti normali, quelli che spesso sembrano piccoli… ma che in realtà costruiscono una vita.
Un pranzo insieme.
Una telefonata per sapere come stava.
Un consiglio dato con affetto.
Uno sguardo che diceva: “Noi ci siamo”.
Non hanno mai cercato di sostituire nessuno.
Hanno solo scelto di esserci.
E per una ragazza che aveva conosciuto l’assenza, anche questa presenza è stata una forma d’amore enorme.
Le hanno insegnato che la famiglia non è solo quella che ti mette al mondo.
È anche quella che ti accompagna mentre cresci.
Quella che ti sostiene senza chiedere nulla in cambio.
Quella che ti fa sentire che, ovunque andrai, ci sarà sempre un posto dove tornare.
E anche grazie a loro, quella ragazza ha imparato un’altra cosa importante: che l’amore può arrivare da tante direzioni diverse.
E che ogni persona che sceglie di restare… aggiunge un pezzo alla tua forza.
E lungo questo percorso, nella sua vita sono arrivate anche due amiche speciali: Giorgia e Angela.
Non sono arrivate facendo rumore.
Sono arrivate con la semplicità delle persone vere.
Quelle che non ti chiedono di essere perfetta.
Quelle che non scappano quando vedono le tue fragilità.
Giorgia e Angela ci sono state nei giorni leggeri e in quelli pesanti.
Nei momenti in cui ridere era facile.
E in quelli in cui anche solo parlare faceva paura.
Con loro ha imparato che l’amicizia vera non è fatta solo di momenti belli.
È fatta di presenza.
Di messaggi quando stai male.
Di silenzi condivisi senza sentirsi soli.
Di qualcuno che ti guarda e capisce anche quando non dici niente.
Non hanno cercato di cambiarla.
Non le hanno mai fatto sentire che doveva essere diversa per essere accettata.
Sono semplicemente rimaste.
E per chi ha conosciuto l’abbandono, anche questo è amore.
Grazie a Giorgia e Angela, quella ragazza ha capito che la famiglia a volte si allarga.
Che può avere il volto di un’amica.
Che può nascere senza legami di sangue, ma diventare comunque qualcosa di profondo, di sicuro, di vero.
E che ogni persona che sceglie di restare… ti insegna un altro modo di sentirti a casa.
Che non tutte le persone vanno via.
Che non tutte le storie finiscono con un addio.
E quella ragazza ha capito una cosa che oggi vuole dire a tutti voi: essere abbandonati non significa non valere.
Non significa essere sbagliati.
Significa solo che a volte gli adulti fanno scelte che i bambini non meritano.
Ma sapete una cosa?
La vita non è fatta solo da chi vi lascia.
È fatta anche e soprattutto da chi sceglie di restare.
Se oggi siete qui, con una famiglia che vi ama, non datelo per scontato.
Se vedete qualcuno che sembra forte, ricordatevi che forse ha solo imparato a non mostrare il dolore.
E se potete essere gentili con qualcuno, fatelo. Non sapete mai quanto può essere importante.
Perché a volte basta una famiglia che resta…
E a volte basta una persona che ti ama nel modo giusto…
Per aiutarti a salvare te stesso.
Grazie per avermi ascoltato.

Silvia

Informazioni e domande sull’adozione internazionale

Chi sta considerando un’adozione internazionale o semplicemente desidera avere maggiori informazioni su questi temi, può contattare l’ufficio adozioni di Ai.Bi. scrivendo un’e-mail a adozioni@aibi.it.
Ai.Bi. organizza periodicamente anche dei corsi pensati per dare alle coppie che si avvicinano per la prima volta al mondo dell’adozione, dando loro le nozioni base sulla normativa di riferimento, le procedure da espletare, la presentazione della domanda di idoneità, ecc. A questo link si possono trovare tutte le informazioni relative al prossimo corso online “Primi passi nel mondo dell’Adozione Internazionale”. Dona per il Fondo Accoglienza Bambini Abbandonati