Adozioni internazionali. Family for Children “Alla CAI chiediamo correttezza, trasparenza ed efficienza”

senzauscita-640x250“Alla Cai chiediamo correttezza, trasparenza ed efficienza”.  Non è retorica ma un’ impellenza. Soprattutto quando di mezzo ci sono dei bambini le cui sorti sono appese ad un filo. A rivolgersi alla Commissione Adozioni Internazionali è un gruppo di aspiranti genitori dichiarati idonei all’adozione di un bambino dai Tribunali per i Minorenni in attesa di coronare il loro sogno di accogliere un bambino, che hanno costituito il  “Family for Children”.

Un gruppo costituito “per ricordare al Governo Italiano che noi ci siamo – scrivono i genitori adottivi nel loro sito on line in questo articolo pubblicato il 30 agosto -. Chiediamo correttezza, trasparenza ed efficienza. E soprattutto chiediamo che in ogni azione compiuta dal Governo Italiano venga considerato l’interesse superiore dei bambini che aspettano dall’altra parte del mondo la propria famiglia”.

Family for children, nell’articolo (che riportiamo in versione integrale) mette in evidenza alcune delle più gravi contraddizioni di quanto affermato dall’ex presidente della Commissione Adozioni Internazionali Silvia Della Monica. E pone alcune domande che rivelano la scarsa tutela che le istituzioni preposte offrono alle famiglie adottive.


Aspiranti genitori, dunque, che non accettano di aspettare e di subire passivamente ma che con senso critico non solo cercano di capire ma hanno anche “il coraggio” di chiedere e pretendere risposte.  Ben vengano, dunque, le famiglie impegnate a far sentire la loro voce ad un governo, che nonostante la nomina del ministro Mariaelena Boschi alla presidenza della Cai, (sperando che non sia solo di facciata) sembra totalmente disimpegnato sula adozione internazionale.

Il 6 aprile 2016, l’allora presidente della Commissione delle Adozioni Internazionali, Silvia Della Monica, in un’intervista su Repubblica – ricorda Family for children -, esorta le coppie che vogliono accogliere un bambino straniero, ad essere fiduciosi verso le adozioni ma di affidarsi però ad un ente autorizzato serio”.

Ma chi autorizza l’ente?Come si legge dal sito della Cai è compito della commissione stessa redigere i criteri – continua – per l’autorizzazione all’attività degli enti previsti dall’articolo 39-ter della legge sull’adozione; ad autorizzare l’attività degli enti medesimi; a curare la tenuta del relativo albo, a vigilare sul loro operato; a verificare che gli enti siano accreditati nel paese straniero per il quale è stata concessa l’autorizzazione”.

La Commissione può, inoltre, limitare l’attività degli enti in relazione a particolari situazioni di carattere internazionale – precisa -; può revocare l’autorizzazione concessa nei casi di gravi inadempienze, insufficienze o violazione delle norme vigenti; in particolare può revocare l’autorizzazione nei casi in cui i risultati conseguiti attestino la scarsa efficacia dell’azione dell’ente”.

PerFamily for childrendetto questo, come può mai il presidente dell’ente di vigilanza mettere in guardia le famiglie da enti poco seri ai quali però è concessa l’autorizzazione? Quali sono gli enti seri? Perché non è stato più riattivato il numero verde? Perché non funziona più neanche la mail?”

“Perché il tempo stimato è di tre anni (come dice la stessa Della Monica nell’intervista) – aggiunge – e tra noi ci sono coppie in attesa da cinque e più anni? Perché non abbiamo alcun interlocutore? Perché lo Stato ci ha costretto a seguire un iter che non funziona? Perché abbiamo dovuto sostenere delle spese per una procedura adottiva ferma al palo?”