Adozioni: iter troppo lungo, pochi resistono

È la speranza di un futuro dignitoso per tanti bambini nati sotto una stella difficile; è la realizzazione del desiderio più grande di un adulto: diventare genitore. Ma l’adozione non è un percorso semplice e lineare: prevede un iter lungo e spesso doloroso, che deve tener conto dei tempi burocratici e delle difficoltà che si presentano durante il cammino. Ieri mattina, in Provincia, si è tenuto un incontro che ha coinvolto i giudici e il personale del Tribunale peri minorenni di Bologna, rivolto agli assistenti sociali e agli psicologi che si occupano di adozione nella Regione.

Il convegno è stato organizzato dalla Provincia di Parma in collaborazione con le Province di Reggio Emilia e Piacenza e il sostegno della Regione Emilia Romagna. «E’ un appuntamento che si ripete ogni due anni – spiega l’assessore provinciale alle Politiche sociali , Marcella Saccani – per migliorare la rete di comunicazione e le procedure lunghe e complesse che spesso vedono le coppie avviare un percorso che non avrà conclusione o che si concluderà dopo molto tempo». I dati lo confermano: nella nostra Provincia , dal 2003 al 2011, su 615 coppie che hanno iniziato l’istruttoria, solo 284 hanno adottato un bambino. Ma delle coppie restanti non tutte sono risultate «non idonee»: ci sono anche quelle che stanno ancora continuando il percorso di adozione.

Come mai i tempi in alcuni casi si allungano e si distendono per anni? «Ci sono tantissimi fattori che incidono – spiega il giudice onorario, Rita Puccoli -. Oltre ai tempi burocratici, che per quanto riguarda le adozioni internazionali sono vincolati anche dalle normative dei diversi paesi, la stragrande maggioranza dei minori disponibili per essere adottati ha serie difficoltà: si tratta a volte di problemi fisici gravi o di disagi psichici dovuti ai contesti da cui questi bambini provengono.


Occorre valutare se i genitori adottivi sono in grado di gestire le difficoltà grosse che questi bambini possono avere». E allora i tempi si dilatano notevolmente. Capita anche che durante il percorso alcuni genitori rinuncino, oppure diano disponibilità per adottare solo minori di una specifica fascia di età: in quei casi adottare diventa più difficile. «Bisogna preparare i futuri genitori al periodo post adozione – continua il giudice Puccoli – che è ancora più duro dell’iter che precede l’arrivo del bambino. I minori, soprattutto per le adozioni internazionali, vengono sradicati dal loro ambiente di origine. Hanno bisogno di adulti preparati a supportarli. L’adozione – ricorda il giudice – è un desiderio della coppia , ma non un diritto».

C’è un altro diritto , invece , che bisogna tutelare prima di tutto: quello del bambino di crescere in un contesto capace e pronto a sostenerlo: «Il processo di adozione è doloroso – conclude l’assessore Saccani – , soprattutto quando i tempi sono lunghi. Se da un lato c’ è il grande desiderio di una coppia di avere un figlio, il vero centro di tutto l’iter, lo scopo ultimo deve essere il bene del bambino».

(Da la Gazzetta di Parma, 27 giugno)