Affido. Cos’è e che cosa deve fare una famiglia di pronta accoglienza?

Questa storia vede protagonista una piccola bimba di sei mesi collocata d’urgenza in una famiglia affidataria di pronta accoglienza a soli trenta giorni di vita.

Quando lavori con le famiglie e per le famiglie succede che si diventa un po’ di casa.

Succede anche che mentre l’affidataria è impegnata a prendersi cura di una piccolina di sei mesi, tu vai tranquillamente ad aprire la porta.  La prima volta era il postino, la seconda volta però c’erano proprio loro…

Vedi una coppia alla porta con occhi sorridenti,  la loro emozione è tangibile,  leggi anche un pizzico di delusione, come a dire “chissà dov’è? quando la vedremo? Perché non è già qui alla porta con lei?”.


Ė distensivo per un operatore partecipare e vedere i risvolti di bellezza e di gioia delle storie di cui si occupa.

 In quel momento non sei solo di supporto alla situazione e al delicato passaggio, ma sei di supporto anche a te stesso.

Questa storia vede protagonista una piccola bimba di sei mesi collocata d’urgenza in una famiglia affidataria di pronta accoglienza a soli trenta giorni di vita; vi chiederete chi siano queste famiglie di pronta accoglienza?

Sono famiglie formate e pronte ad accogliere in poco tempo bambini in difficoltà, solitamente bambini molto piccoli che necessitano di un’accoglienza breve, che faccia da ponte verso il loro collocamento definitivo, che nella maggior parte dei casi è l’adozione. In questo modo i bambini possono godere del caldo accudimento che una famiglia può dare.

Le famiglie di pronta accoglienza sanno di  rappresentare per questi bambini un ponticello, stabile  e  ben curato, questa consapevolezza però non esclude ovviamente un po’ di fatica nel vederli andare via. 

Nel momento del passaggio da un lato si  ha l’impetuosità della coppia adottiva e  dall’altra la necessaria gradualità del minore affinché  si senta sicuro in quelle nuove braccia. Gradualità necessaria anche alle famiglie affidatarie; quest’ultime si sono dedicate a quei bambini in modo totalizzante, li hanno accolti nel momento più difficile, erano le principali figure di riferimento fino a pochi minuti prima. L’operatore presente media queste emozioni, trova l’incontro tra la gradualità e la comprensibile e anche bellissima impazienza dei nuovi genitori.  E quando tutto avviene le famiglie rimandano all’operatore un senso di vuoto fisico, niente più pianti, pannolini, pappe, nottate in bianco,  ma un senso di pienezza emotiva e di serenità, perché sai che ora quella bambina è dove avrebbe dovuto sempre essere.

Sonia Albini

Operatrice Affido