Affido. Mio padre è stato in carcere da innocente per ben 11 anni: ora canto per lui

NikAvevo solo sei mesi, quando venni allontanato dalla mia famiglia biologica. Ancora oggi non riesco a capire il motivo di tanta crudeltà

Un dolore cominciato oltre 20 anni fa, che ancora oggi non si è lenito, coinvolgendo 16 bambini nella terribile inchiesta dei “diavoli della bassa modenese” che tra il 97 e il 98, ha sconvolto l’Italia.

Fra le oltre 20 persone coinvolte nell’inchiesta, accusate di far parte della terribile setta e finite sotto processo, con l’accusa di violenza nei confronti dei bambini, vi era anche Federico, papà di Nik, all’epoca bimbo di 6 mesi, e di altre due bambine Elena e Stella.

Alcune delle persone coinvolte furono assolte. Altre condannate. Altre ancora si tolsero la vita. Il papà di Nik fu condannato e rinchiuso in carcere e lì è rimasto per 11 lunghi anni.


Tutto partì dalla denuncia di uno dei bambini, venne aperta un’indagine. Da quel momento Nik come anche gli altri piccoli coinvolti è stato allontanato dai propri genitori ed affidato ad un’altra famiglia.

Un’inchiesta quella dei “diavoli della bassa modenese” sulla quale tra smentite, dubbi sulla modalità di svolgimento dei colloqui da parte degli assistenti sociali con i bambini coinvolti, conferme e la recente ritrattazione delle accuse del “bambino zero”, ancora non ha trovato il suo epilogo”.

Anche un prete fu tirato in ballo – si legge su Fanpage– e alla fine arriveranno pure diverse condanne, nonostante dubbi sull’iter processuale ed evidenti carenze di prove che, a distanza di tempo, soprattutto grazie ad un’inchiesta giornalistica firmata da un team guidato dall’ex iena Pablo Trincia, hanno fatto emergere una realtà altrettanto sconcertante. I 16 bambini fra zero e dodici anni allontanati da genitori dipinti come degli orchi senza scrupoli sarebbero stati suggestionati e indotti a dire cose inimmaginabili”.

Dall’incomprensione di Nik, dalla sua rabbia, per quella vita strappata, è nata una canzone “Veleno”.

Ho voluto far conoscere la mia storia – spiega il giovane oggi ventitreenne in un’intervista a Gente – avevo solo sei mesi, quando venni allontanato dalla mia famiglia biologica, con le mie sorelle, Elena, che all’epoca aveva tre anni, e Stella, che venne strappata dalle braccia di mia madre in sala par to. Ancora oggi non riesco a capire il motivo di tanta crudeltà”.

Un passato di cui Nik è venuto a conoscenza solamente alcuni anni fa, neanche i suoi genitori affidatari la conoscevano, poi una delle sue sorelle, Elena, lo cerca, tenta di riscostruire i pezzi, di riallacciare i legami con la sua famiglia.

L’incontro con papà Federico

A giugno 2020 il primo incontro, in tribunale, con il suo papà biologico: “Eravamo entrambi in tribunale ad Ancona – spiega a Gente-Lui era in aula perché aveva chiesto la revisione del processo per l’ingiusta detenzione, poi rigettata dalla Corte d’Appello, e io come parte civile dovevo essere ascoltato”.

A dicembre 2020, finalmente il primo “vero” incontro e un lungo emozionante abbraccio, con suo papà: “Adesso – spera Nik- mi auguro che la Cassazione possa riabilitare il suo nome e spero che un giorno possa incontrare i miei genitori affidatari”.

 “Spero di potermi riavvicinare alle mie sorelle: vorrei ricostruire quella famiglia che fu disintegrata. Se fossimo rimasti insieme come sarebbe stata la nostra vita? Ci hanno tolto tutto, ho rischiato d’impazzire: fatti così gravi non devono accadere mai più”.