Affido: perché, se non sei una coppia gay, devi aspettare un’“era geologica”?

Buongiorno,

ho letto di recente la notizia relativa all’affidamento di una bambina di 3 anni a una coppia gay. La procura minorile era contraria, ma il benessere della bambina sembra essere stato messo in secondo piano. L’impressione è che si sia preferito accontentare questi due uomini, senza curarsi minimamente delle regole, della burocrazia e delle reali necessità della piccola. In più, pare che anche il padre della bambina non abbia mai dato il proprio consenso, ma anche questo aspetto evidentemente è stato trascurato.

Personalmente sono dell’idea che l’amore vero possa derivare solo da una famiglia vera, cioè composta da un uomo e da una donna.


Alla luce di tutto ciò mi chiedo: perché invece le famiglie che hanno dato disponibilità per un affido devono aspettare “ere geologiche”, soprattutto sapendo che sono tantissimi i bambini che necessitano di accoglienza familiare?

Grazie per l’attenzione,

Francy

 

riccardiCara Francy,

effettivamente la decisione di affidare ad una coppia gay una bimba è assolutamente dettata da un’ideologia accecante rispetto al vero bisogno di una bambina così piccola.

Si posso aprire tante riflessioni a seguito di un fatto di questo tipo, ma capisco che per una famiglia affidataria che si trova ad aspettare mesi la proposta di accoglienza di un bambino, ciò possa apparire particolarmente irritante.

È un sistema perverso che trattiene 15mila minori in comunità educative, un sistema che non valorizza le famiglie accoglienti e che ha provocato la fuoriuscita dalle liste di disponibilità di 700 famiglie dal 2008 al 2010.

Eppure le famiglie italiane sono accoglienti, lo abbiamo visto in quest’ultimo mese a fronte dell’appello fatto da Amici dei Bambini per i minori non accompagnati in arrivo a Lampedusa.

Purtroppo questi minori allontanati dalle famiglie di origine si trovano a dover sopportare le conseguenze di un mondo adulto incapace di prendersi cura di loro, dai genitori ai servizi fino ai tribunali. Se fino ad oggi la causa di questa ingiustizia era stata individuata nella mancanza di risorse, ora si stanno aggiungendo le battaglie ideologiche. Ad ingiustizia si aggiunge ingiustizia: che fine sta facendo il diritto di ogni bambino a vivere in una famiglia?

Un caro saluto

Cristina Riccardi

Membro del consiglio direttivo di Ai.Bi. con delega all’accoglienza familiare temporanea