Affido. Carlotta torna a casa. Una storia vera

Ci eravamo impegnati tutti tanto per arrivare a questo risultato… eppure quando ci venne comunicata la decisione del giudice, per qualche istante, a tutti noi in famiglia è mancato il fiato

Abbiamo accolto Carlotta quando era ancora molto piccola. È arrivata da noi in pronta accoglienza perché i suoi genitori non potevano prendersi cura di lei senza prima prendersi cura di loro stessi, in quella che sarebbe stata la loro battaglia contro la tossicodipendenza.

Ed è così che Carlotta entra a far parte della nostra già numerosa famiglia. Pur avendo alle spalle altre esperienze di accoglienza ad ogni affido l’emozione è sempre tanta, unica, sorprendente.

Passano le settimane, poi i mesi e mentre i genitori di Carlotta seguono il percorso di riabilitazione previsto lei cresce sana e serena. L’impegno dimostrato da questi genitori fa ben sperare. Sono giovani e fragili ma la nascita di Carlotta è un evento che li travolge e che fa loro capire che è stato fatto loro un grande dono, che adesso hanno qualcuno per cui lottare, per cui rimettersi in gioco, per cui guardare al futuro.


A complicare le cose però arriva l’epidemia di Coronavirus e con esso il primo lockdown. Tutto chiude, i servizi sociali riescono a fatica ad occuparsi delle urgenze. Di conseguenza gli incontri con i genitori vengono sospesi. Sono stati mesi lunghi per noi… mesi che saranno sembrati interminabili per i genitori di Carlotta, i quali tuttavia continuavano il loro percorso con determinazione dimostrando di desiderare immensamente la loro bimba. Passano i mesi e finalmente possono riprendere gli incontri che col tempo diventano più frequenti nell’ottica che presto Carlotta possa andare a vivere coi genitori. Manca una cosa importante: la sentenza del giudice…ma dal tribunale ancora nulla.

Passa ancora qualche mese e finalmente arriva la sentenza di riavvicinamento!

Ci eravamo impegnati tutti tanto per arrivare a questo risultato. Ce lo aspettavamo, eppure quando ci venne comunicata la decisione del giudice, per qualche istante, a tutti noi in famiglia è mancato il fiato. È una notizia strepitosa!.. ci ripetevamo quasi per infonderci consolazione gli uni gli altri perché sapevamo che di lì a poco Carlotta con la sua partenza avrebbe portato con sé anche un pezzetto del nostro cuore.

Vengono programmate alcune settimane di inserimento durante le quali abbiamo condiviso giornate intere con i genitori di Carlotta per permettere loro di conoscerla meglio, di accudirla, di apprendere le sue abitudini, insomma di iniziare a sentirsi mamma e papà per davvero. Sono state giornate impegnative anche e soprattutto emotivamente, ricche di momenti intensi e di immagini che porteremo nel cuore per sempre.

Affido. Una storia vera

E la consolazione che tanto cercavamo non tarda ad arrivare… Dopo qualche giorno di inserimento mi capita di osservare la piccola Carlotta che a braccia aperte va a cercare l’abbraccio della sua mamma con quello sguardo innamorato che solo un figlio ha quando guarda la sua mamma. Avevo già visto quello sguardo mille volte abbracciando i miei bambini: Carlotta in quel momento non cercava un abbraccio qualsiasi, cercava quello della sua mamma!!!!

Sono stati due anni caratterizzati da momenti di allegria, di emozioni forti, e anche di fatiche che non possono non far parte di un affido. Ma più di ogni altra cosa sono stati due anni in cui abbiamo capito che accogliendo Carlotta avevamo, quasi inconsapevolmente, accolto anche la sua mamma ed il suo papà.

Giulia (una mamma affidataria)