“Africa Emergenza Abbandono”. Chi sono i bambini abbandonati: RDC, la storia di Niyo (2)

Abbandonato dalla mamma biologica e, poi, anche dalla famiglia affidataria, Niyo, 8 anni, non ha avuto la possibilità e il privilegio di essere bambino. L’Adozione a Distanza tiene viva ancora una fiamma di speranza

Ai.Bi., da sempre, parla di “bambini abbandonati”. Una definizione semplice e immediata che rende bene l’idea e la sensazione ma, inevitabilmente, poco dice di chi siano realmente questi minori. D’altra parte, una definizione univoca non ci può essere, perché la spiegazione di quei due termini sarà esaustiva solo nel momento in cui si potranno raccontare singolarmente le storie di ciascuno. Ogni news e ogni appello pubblicato sul sito di Ai.Bi. aggiunge un pezzettino al mosaico, nella consapevolezza che, comunque, il disegno sarà sempre una parte infinitesimale di un “mondo” i cui confini nessuno conosce (come sempre ripetiamo: non esiste un numero ufficiale di quanti siano i bambini abbandonati nel mondo).
Quello che si può fare, quindi, è dare voce al grido invisibile di questi bambini, provando a raccontare qualche esempio concreto di ciò che significa “bambino abbandonato”. Lo abbiamo fatto con la storia di Agustina, in Boliva, lo facciamo ora, in Repubblica Democratica del Congo, con la vicenda di Niyo (nome di fantasia). Un bambino di circa 8 anni segnato profondamente da quello che gli esperti definiscono un “doppio abbandono”.

La ferita originaria

Lasciato dalla madre biologica presso una famiglia affidataria ad appena un anno di vita, Niyo è cresciuto credendo che quella fosse la sua casa. La svolta drammatica è avvenuta intorno ai tre o quattro anni, quando i coetanei e i figli della stessa donna che lo aveva accolto gli hanno rivelato la verità sulla sua origine.
La reazione psicologica a questa scoperta è stata immediata: Niyo, prima, è diventato taciturno, quindi ha iniziato ad avere gravi crisi di rabbia, aggressività e reazioni provocatorie verso la madre affidataria. Di fronte a una gestione emotiva diventata insostenibile e in assenza di supporti psicologici sul territorio, la famiglia ha scelto di rivolgersi alle autorità locali per rinunciare al bambino.
Il risultato è stato un distacco definitivo, culminato nel trasferimento del minore in un istituto della zona.

La vita di strada

Niyo manifesta i tratti comportamentali tipici dei bambini che hanno vissuto la strada: non riesce a essere bambino, non ne ha la possibilità né il privilegio. Presenta una forte voracità alimentare, ha la tendenza a sottrarre cibo e piccoli somme di denaro, laddove ne ha occasione, e spesso fugge dall’istituto, anche per settimane.
Il report dei cooperanti di Ai.Bi. nel Paese evidenzia la complessità del suo quadro psicologico: Niyo ha sviluppato una spiccata capacità di adattamento e di manipolazione della realtà per sopravvivere.
Quando si allontana, è in grado di inventare storie per ottenere vitto e alloggio da sconosciuti, dichiarando di essersi perso o di essere appena arrivato dalla provincia.
Per di più, le modalità educative utilizzate dal personale dell’istituto in cui si trovava, spesso basate su paura o minacce, dimostrano la carenza di strumenti di protezione e pedagogici adeguati per gestire traumi così complessi e profondi.

L’Adozione a Distanza: un’ancora di salvezza

Oggi Niyo si trova in un altro orfanotrofio, dove può essere seguito più adeguatamente e dove, soprattutto, ha trovato l’aiuto del progetto di Ai.Bi. “Adotta a Distanza i bambini di un orfanotrofio in Congo”, spesso indispensabile in un contesto in cui la protezione dei minori è minima e i servizi a sostegno dell’età evolutiva (dalla neuropsichiatria infantile alla psicoterapia) sono pressoché inesistenti. Gli psicologi presenti sul territorio operano quasi esclusivamente per le linee d’emergenza e i costi di un percorso terapeutico continuativo restano privi di copertura finanziaria, se non attraverso l’intervento sussidiario di agenzie internazionali o, come in questo caso, di enti del terzo settore.
Durante i primi colloqui presso il nuovo orfanotrofio, Niyo ha mostrato forti timidezze, difficoltà linguistiche nella comprensione della lingua ufficiale, il francese, e lacune nella scolarizzazione primaria, faticando a scrivere il proprio nome se non guidato lettera per lettera.
La sua storia, seppure molto drammatica, conserva ancora dei margini di speranza ma è stata proposta proprio per far comprendere cosa significhi e quali conseguenze hanno ripetuti abbandoni.
Ai.Bi. continuerà a operare per garantire che bambini come Niyo non restino invisibili, ma possano, con l’adeguato sostegno, vedere curata quella ferita profonda che impedisce a tutti loro di essere figli.

Come partecipare al progetto “Adotta a distanza i bambini di un orfanotrofio” in Repubblica Democratica del Congo?

A cura degli espatriati e dei referenti di Ai.Bi. presenti nel Paese.
Amici dei Bambini opera in Repubblica Democratica del Congo dal 2008 con progetti di cooperazione e Adozione a Distanza. Anche questo progetto fa parte della campagna Emergenza Abbandono in Africa.

Come partecipare al progetto “Adotta a distanza i bambini di un orfanotrofio in Congo”?

Ai.Bi. Amici dei Bambini, continua a portare aiuto alle bambine e ai bambini vittime di abbandono, grazie al sostegno garantito dal progetto “Adotta a distanza i bambini di un orfanotrofio”.
Se vuoi aiutare anche tu i bambini degli orfanotrofi Lumiere du Monde, FED, SODAS di Goma, puoi aderire al progetto. Riceverai periodiche informazioni su di loro e potrai seguire tutte le attività che Ai.Bi. porta avanti per i bambini vittime di abbandono in Congo.

Per richiedere informazioni sull’Adozione a Distanza clicca qui

E ricorda: come ogni donazione, anche le Adozioni a Distanza di Ai.Bi. godono delle seguenti agevolazioni fiscali.