BAMBINIxLAPACE. Il Palazzetto dello Sport di Chisinau si trasforma in una enorme camera da letto

Chisinau. La piccola ex repubblica sovietica è un esempio di accoglienza per centinaia di profughi tra donne, anziani e bambini

Una camera è di circa cinque metri quadrati. Non ha porte, solo tende. I bambini giocano, i cani non mancano. Corrono anche loro. Molti invece gli anziani seduti con lo sguardo perso. Lì, in un angolo, ma con la mente altrove.
Non sono certo gli spazi confortevoli di un hotel di lusso.  Ma sono la salvezza. Per le donne, mamme, bambini e anziani in fuga dall’Ucraina: il palazzetto dello Sport di Chisinau è meglio di un albergo extralusso. È un tetto sicuro, è un letto dove dormire, è una “cuccia” dove sentirsi protetti dalle bombe. È il luogo dove “permettersi” di sedersi in un angolo, guardare nel vuoto e lasciare “cadere” le spalle.

Al palazzetto dello Sport di Chisinau sono arrivati in centinaia, chi con le sole ciabatte ai piedi e i documenti alla mano e chi sorreggendosi a malapena su una stampella malandata.

Un vero e proprio fiume di donne, anziani e bambini sta attraversando il confine con la Moldavia, direzione Palazzetto dello sport a Chisinau, che si è subito trasformato in una enorme camera da letto per centinaia di sfollati.  Il parquet del grande impianto è coperto da centinaia di materassi. I più piccoli corrono sulla pista di atletica, che viene utilizzata anche per la passeggiata dei cani da compagnia. Le bambine giocano con le bambole sulle brandine.

I civili tentano come possono di lasciare il sud dell’Ucraina e come è noto, la vicina Moldavia è uno degli approdi principali. E così da giorni il confine, nei pressi del villaggio di Palanca, è attraversato da una catena umana. Pochi uomini (perché al fronte a combattere), soprattutto donne, anziani e moltissimi bambini, impauriti. A molti dei quali viene concesso, per rendere meno traumatica la fuga, di spostarsi in monopattino, portando con sé giocattoli e animali: “generi” di conforto per l’anima.

Per alcuni degli sfollati ci sono voluti cinque giorni per arrivare al confine e attraversarlo. Una scelta obbligata, dopo che le loro case sono state bombardate. Ogni mezzo è valido per mettersi in salvo, per valicare il confine. Scuolabus, offerti anche dalla vicina Romania, fanno la spola tra il punto di confine negato alle auto private e due campi allestiti a valle, uno di tende e l’altro di primo soccorso. Perché dall’Ucraina arrivano anche dei feriti. Ad attenderli i loro parenti.

E così ad oggi nel palazzetto dello sport di Chisinau ci sono al momento più di 500 persone  e la piccola ex repubblica sovietica diventa un esempio di accoglienza in questi giorni bui. Oltre 200.000 persone sono entrate dall’inizio del conflitto. Di gran lunga la percentuale più alta di rifugiati ucraini pro capite: quasi 4.000 ogni 100.000 residenti, rispetto ai 1.700 della Polonia.

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