Binnish, nemmeno le bombe e il poco cibo ostacolano la voglia di celebrare il Ramadan

siriabomb200Dal nostro inviato (Luigi Mariani) – Un colpo di cannone annuncia l’inizio del Ramadan ad Antakya, la vecchia città di Antiochia, in Turchia. Poche decine di chilometri più a sud, a Binnish, in Siria, la principale festività musulmana viene invece inaugurata dal fragore dei bombardamenti, quelli veri, reali, che portano morte e distruzione e che sembrano non avere mai fine.

Da giovedì scorso, 26 giugno, una serie di raid aerei hanno provocato almeno sei vittime, soprattutto donne e bambini. Ancora una volta, la pagina Facebook del Centro Informazioni locale ha pubblicato le immagini dei danni provocati dalle esplosioni, oltre alle foto strazianti dei corpi, per agevolarne il riconoscimento da parte dei parenti.

Proprio a Binnish, Amici dei Bambini ha da poco aperto un ufficio che funge da centro operativo per il personale locale, incaricato di portare aiuti alle comunità della zona. Un luogo scelto sulla base di esigenze logistiche, ma che rappresenta simbolicamente anche la vicinanza di Ai.Bi. alla popolazione costretta a convivere ogni giorno con la paura.


Il Ramadan è la ricorrenza più importante e più sentita per i musulmani. Il digiuno giornaliero, che inizia all’alba, viene interrotto solo dopo il calare del sole, quando le famiglie si ritrovano per pregare e per condividere, in un clima festoso e di gioia, un pasto abbondante, fatto di pietanze prelibate.

Durante il nostro ultimo incontro a Reyhanli, Ahmad*, il referente di Ai.Bi. e Syrian Children Relief in Siria, mi ha detto che avrebbero avuto bisogno di più aiuti alimentari, per festeggiare adeguatamente il “mese sacro”. Una richiesta che mi è parsa per certi aspetti surreale, considerato che in questo momento ci sono le risorse e le condizioni operative appena sufficienti a garantire approvvigionamenti per le famiglie più bisognose. Una richiesta che mi ha colpito, però, anche per lo spirito di ostinazione e tenacia che la sosteneva: a Binnish e nei villaggi circostanti, infatti, scarseggia persino il pane, eppure la popolazione crede ancora nella possibilità di trascorrere un Ramadan come tutti gli altri.

Proprio per questo motivo, dobbiamo continuare a fare quanto in nostro potere per rafforzare la speranza di tanti siriani che, nonostante i bombardamenti e la mancanza di cibo, si ostinano ad affermare il diritto di pregare dio e tenere vive le proprie tradizioni.

 

In questo momento, la popolazione siriana ha bisogno di tutto l’aiuto possibile, da parte di tutti. Non restiamo a guardare.

 

Se vuoi dare anche tu il tuo contributo ai progetti di Ai.Bi. in Siria, per garantire ai bambini e alle famiglie siriane il diritto di sentirsi a casa, nel proprio Paese, visita il sito dedicato.

 

* nome di fantasia