Bolivia: Lo sfogo della psicologa dell’equipe

Questa settimana, la psicologa dell’equipe di AiBi ha sentito una forte frustrazione nei confronti del suo lavoro all’interno dell’istituto José Soria. E’, infatti, impegnata nell’implementazione del corso sul “Buon Tratto” che coinvolge tutti i bambini accolti in istituto e che mira a lavorare sui traumi legali al loro vissuto, in special modo quei traumi inerenti gli abusi fisici e psicologici che, se non elaborati, rimarranno come barriere nella loro vita futura.

Riporto le parole della psicologa:

La costruzione di un legame affettivo ha bisogno di tempo e pazienza e le condizioni all’interno di un Centro di Accoglienza non aiutano. Queste settimane all’interno dell’istituto Soria sono state piene di sentimenti e sensazioni… l’impotenza di fronte a come l’equipe tecnica dell’istituto si approccia alle richieste dei bambini, la mancanza di tempo e di interesse da parte della psicologa del centro che, nonostante la richiesta dei bambini, sembra non voler cooperare affinché si continuino le attivitá in accordo alla pianificazione.


Quello che ho dentro e che vorrei urlare é che non é giusto che i bambini rimangano solo in agenda e non é giusto che crescano senza sapere che sono speciali e importanti.”

Ascoltare i bambini, la loro disperazione, il loro dolore, le loro storie, le loro necessitá di avere una famiglia, fa rinnovare il mio impegno con loro tutti i giorni, facendomi dare il meglio di me stessa con l’obiettivo che, almeno per il tempo in cui mi trovo a contatto con loro, sia possibile costruire uno spazio diverso, nel quale hanno il diritto di scegliere, di sentirsi partecipi, di essere ascoltati e di avere la possibilitá di essere presi in considerazione.

Davanti ai loro visi, rifletto sull’impegno che mi sono presa: fino a che punto sto portando avanti il mio mandato? Vedo il piccolo P. e penso alla sua sostenitrice che si fida di noi, che ci mette tanta speranza e affetto per cambiare la vita di questo bambino attraverso l’adozione spirituale. P. é cambiato tanto…prima era un bambino con una capacitá di reagire in positivo enorme..ora i grandi lo stanno rovinando. A cosa serve essere una bravo bambino se ti abbandonano piú e piú volte? Sono stato buono con i miei genitori, e mi hanno abbandonato, sono stato buono nel mio precedente istituto, e mi hanno trasferito in questo dove non ci sono nemmeno gli amici che avevo prima. E’ comprensibile che adesso si comporti da ribelle..si perde la speranza.

Il problema della transitorietá degli istituti é che arriva un bambino del quale si guarda solo l’immediato, senza informarsi del suo passato e di quello che ha vissuto. Il risultato: il bambino vive un castigo, é l’esempio dei quello che non deve essere. Il passo successivo, é trasferirlo un’altra volta, in modo che si liberi uno spazio per un altro bambino. E cosí ricomincia il circolo. E cosí nessuno fará mai niente di concreto per cercare di risolvere almeno qualche problema.

Ho molte idee in testa su quello che si potrebbe fare per migliorare l’intervento dentro all’istituto. Quello che ancora non ho scoperto é il cammino per creare un’alleanza con l’equipe del centro.