Cagliari: per adottare all’estero, non serve il traghetto. La ritrovata fiducia delle coppie è nei numeri

bambini sul prato

Aumentano in Sardegna le coppie che si rivolgono ad Ai.Bi. per avvicinarsi all’adozione. In un anno gli aspiranti genitori adottivi che hanno partecipato a corsi informativi e maturativi si sono quasi raddoppiate, passando da 23 del 2012 a 40 del 2013. E manca ancora un mese alla chiusura dell’anno.

A Cagliari sabato 30 novembre e domenica 1 dicembre  partirà il secondo corso maturativo all’adozione, nella sede di Amici dei Bambini, in via Mons. Giuseppe Cogoni 7A. Sei le coppie partecipanti, che potranno così seguire l’iter di formazione necessario senza doversi spostare in altre regioni italiane.


Esperienza non rara tra le famiglie di Ai.Bi. Alessandra e Fabrizio sono una delle 32 coppie sarde che nel 2012 hanno richiesto l’autorizzazione all’ingresso di minori stranieri. Attraverso Ai.Bi. sono genitori per la seconda volta. Nel 2003 hanno accolto un frugoletto di un anno e mezzo, Josué, nato in Guatemala. Crescendo, il bimbo continuava a chiedere di poter avere un fratellino. E così mamma e papà hanno assecondato la sua richiesta, che corrispondeva anche a un loro desiderio. Nel 2012 è arrivato Juan, dalla Colombia, che di anni ne aveva già sette e mezzo.

Alessandra confida:« Non nascondo che eravamo intimoriti rispetto alla prima esperienza, poi di fronte a due occhi pieni di luce le paure svaniscono. Ci spaventava l’idea di accogliere un ‘bambino grande’, ma l’età anagrafica non corrisponde all’ età emotiva di questi bambini che hanno perso tanti passaggi nei loro primi anni di vita».

Nessuno più di Alessandra ha il ‘polso’ di cosa significhi l’adozione. E’ serena quando parla delle difficoltà iniziali del suo secondo figlio. Bravissimo a scuola, ha una grande curiosità di imparare, ma a sette anni e mezzo ha dovuto imparare a giocare con gli altri. Rispettare i tempi e le regole del gioco. In questo è stato aiutato dal fratello maggiore. «E’ stato un grande», sottolinea Alessandra. E con tranquillità racconta anche la difficoltà del figlio dodicenne, alle prese con l’adolescenza e con le ‘grandi domande’ tipiche di quell’età. «Il sapere di essere stato abbandonato è un dolore con cui tutti i figli adottati fanno i conti. Ma di fronte a questo vedo una differenza rispetto ai bambini adottati quando sono ‘grandicelli’. Il fatto di ricordare bene com’era la vita in istituto li aiuta non poco a vivere il presente con più serenità. Mentre i bimbi arrivati piccolissimi in Italia ricostruiscono con la fantasia un passato che non possono ricordare. E questo spesso li destabilizza».

Alla fine Alessandra consegna il suo appello alle coppie indecise: «Se una coppia sente il desiderio di allargare la propria famiglia, deve assecondare quel desiderio con ragione e un pizzico di follia. Posso dire che tutto quel che accade è superabile. I problemi quando sorgono fanno apprezzare ancora di più il regalo meraviglioso che è sempre un figlio. Per il quale ciascun genitore spera solo di poterlo vedere crescere sereno e realizzato»