Camera. Pagano (Area Popolare): “Immagine dannosa per la Pubblica Amministrazione: famiglie adottive punite per aver protestato contro la CAI”

paganoUna vera operazione di Polizia quella che si è verificata l’11 aprile 2016 quando all’oscuro di tutti, enti autorizzati e genitori adottivi compresi, sono arrivati alle 5.39 all’aeroporto di Fiumicino 51 bambini regolarmente adottati dalla Repubblica democratica del Congo.  A puntare il dito su questo aspetto è Alessandro Pagano (Area Popolare) che ha presentato un’interpellanza alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e al Ministero dell’Interno chiedendo “quanto personale delle forze dell’ordine sia stato coinvolto e quali siano stati i costi economici di tale operazione” e ancora “per quali motivi la Commissione per le adozioni internazionali non abbia dato ufficialità alla notizia dell’arrivo dei bambini e per quali ragioni l’intera operazione non sia stata svolta in trasparenza, con il coinvolgimento di tutti gli enti autorizzati anche con la preparazione delle famiglie all’accoglienza”.

Nell’interpellanza Pagano mette in evidenza che “la notizia dell’arrivo dei bambini dal Congo non risulta ancora oggi riportata ufficialmente dalla Commissione per le adozioni internazionali né dalla Presidenza del Consiglio dei ministri” precisando che “in assenza di comunicazioni ufficiali delle competenti autorità, rimangono degli interrogativi sul numero dei bambini che hanno fatto ingresso in Italia e sulle modalità del viaggio e del ricongiungimento genitori-figli, essendo infatti riportato nelle citate fonti che né i genitori né gli enti accompagnatori fossero stati preavvisati dell’arrivo dei bambini e che quindi essi non fossero presenti in aeroporto”. 

L’esponente di Area Popolare, inoltre, ricostruisce i fatti dell’11 aprile  “i bambini sarebbero stati trattenuti per ore in un luogo ignoto in attesa dei genitori senza la presenza di personale medico e sembra che un bambino i cui genitori erano assenti, assistito con modalità improvvisata da una mamma medico, sia stato ricoverato alle 2 di notte in ospedale a Roma per disidratazione, e successivamente dimesso alle ore 5 del mattino”.


E’ inoltre riportato dalle stesse persone interessate, sempre su internet – precisa Pagano nell’interpellanza -, che la Commissione per le adozioni internazionali avrebbe modificato la destinazione del loro viaggio e, in particolare, il luogo concordato per l’incontro, per lungo tempo rimasto ignoto, e che le coppie sarebbero state accolte da agenti della Polizia che hanno condotto i genitori in un luogo non conosciuto, perché fossero evitati contatti con la stampa”

“In un servizio televisivo, trasmesso il 15 aprile 2015 dall’emittente Sky TG 24 – precisa Pagano –, una famiglia ha testimoniato di non avere ricevuto da parte della Commissione per le adozioni internazionali nessuna notizia del proprio figlio durante gli ultimi 18 mesi di attesa, al punto da non essere certa neanche del luogo in Repubblica Democratica del Congo ove ora si trovi; nella stessa intervista è emerso il sentimento delle famiglie di essere state punite per aver protestato contro la Commissione per le adozioni internazionali”.

Nell’interpellanza si ricorda, infine, che “è stato sottoscritto di recente un protocollo tra la Commissione per le adozioni internazionali e la Polizia di Stato, che fa seguito a quello precedentemente sottoscritto con i carabinieri…”. A questo punto l’esponente di Area Popolare chiede “se siano o meno veri i fatti sopra riportati e, in caso affermativo, quanto personale delle forze dell’ordine sia stato coinvolto e quali siano stati i costi economici di tale operazione”.

Riportiamo la versione integrale dell’interpellanza

                                                                                                                        Atto Camera

  Interpellanza 2-01351

presentato da

PAGANO Alessandro

testo di

Mercoledì 20 aprile 2016, seduta n. 610

 

Il sottoscritto chiede di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro dell’interno, per sapere – premesso che:

in data 11 aprile 2016 il quotidiano Avvenire, riportando quanto riferito da un’agenzia di stampa e altre fonti non ufficiali, ha diffuso la notizia dell’arrivo in Italia, nella stessa data, di 51 bambini adottati dal Congo da parte di coppie italiane;

la notizia dell’arrivo dei bambini dal Congo non risulta ancora oggi riportata ufficialmente dalla Commissione per le adozioni internazionali né dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, essendo stata pubblicata sul sito della stessa Commissione la sola notizia, del 16 marzo 2016, di 47 bambini cui le autorità del Congo avevano dato il via libera e che avrebbero potuto «abbracciare presto i loro genitori in Italia»;

laddove ufficialmente confermato, si tratterebbe di un ricongiungimento atteso da numerose famiglie per oltre due anni, considerato che le autorità della Repubblica Democratica del Congo avevano bloccato le procedure di rilascio dei visti di uscita dal Paese nel settembre 2013, impedendo che genitori e figli già tali in base a provvedimenti stranieri potessero abbracciarsi e iniziare la vita insieme;

in assenza di comunicazioni ufficiali delle competenti autorità, rimangono degli interrogativi sul numero dei bambini che hanno fatto ingresso in Italia e sulle modalità del viaggio e del ricongiungimento genitori-figli, essendo infatti riportato nelle citate fonti che né i genitori né gli enti accompagnatori fossero stati preavvisati dell’arrivo dei bambini e che quindi essi non fossero presenti in aeroporto, allorché alle ore 5,39 del mattino atterrava il volo della linea da Addis Abeba della compagnia Ethiopian Airlines con a bordo i bambini e gli accompagnatori;

risultano imprecisati anche il numero e l’identità degli accompagnatori, mentre emerge che in realtà solo alcuni tra enti e famiglie fossero stati avvisati;

risulterebbe inoltre che alcune coppie, pur residenti a numerosi chilometri dalla capitale, abbiano ricevuto solo nel corso della stessa giornata le telefonate della Commissione per le adozioni internazionali per una convocazione immediata a Roma per «firmare delle deleghe urgenti», senza alcun preavviso circa l’arrivo dei loro figli;

è inoltre riportato dalle stesse persone interessate, sempre su internet, che la Commissione per le adozioni internazionali avrebbe modificato la destinazione del loro viaggio e, in particolare, il luogo concordato per l’incontro, per lungo tempo rimasto ignoto, e che le coppie sarebbero state accolte da agenti della Polizia che hanno condotto i genitori in un luogo non conosciuto, perché fossero evitati contatti con la stampa;

risulterebbe anche che alcuni bambini si siano ricongiunti con i genitori nella tarda serata dell’11 aprile 2016 nonostante l’atterraggio sia avvenuto nelle prime ore del mattino;

i bambini sarebbero stati trattenuti per ore in un luogo ignoto in attesa dei genitori senza la presenza di personale medico e sembra che un bambino i cui genitori erano assenti, assistito con modalità improvvisata da una mamma medico, sia stato ricoverato alle 2 di notte in ospedale a Roma per disidratazione, e successivamente dimesso alle ore 5 del mattino;

in un servizio televisivo, trasmesso il 15 aprile 2015 dall’emittente Sky TG 24, una famiglia ha testimoniato di non avere ricevuto da parte della Commissione per le adozioni internazionali nessuna notizia del proprio figlio durante gli ultimi 18 mesi di attesa, al punto da non essere certa neanche del luogo in Repubblica Democratica del Congo ove ora si trovi; nella stessa intervista è emerso il sentimento delle famiglie di essere state punite per aver protestato contro la Commissione per le adozioni internazionali;

dai fatti richiamati, laddove confermati, deriva una immagine dannosa per la pubblica amministrazione come emerge dall’eco delle riferite notizie sui forum delle associazioni di genitori (http://genitoriadottivirdc.altervista.org);

resta ancora ignota la sorte dei restanti bambini che ancora si trovano in Congo e che sono attesi dalle loro famiglie;

è stato sottoscritto di recente un protocollo tra la Commissione per le adozioni internazionali e la Polizia di Stato, che fa seguito a quello precedentemente sottoscritto con i carabinieri –:

se siano o meno veri i fatti sopra riportati e, in caso affermativo, quanto personale delle forze dell’ordine sia stato coinvolto e quali siano stati i costi economici di tale operazione;

per quali motivi la Commissione per le adozioni internazionali non abbia dato ufficialità alla notizia dell’arrivo dei bambini e per quali ragioni l’intera operazione non sia stata svolta in trasparenza, con il coinvolgimento di tutti gli enti autorizzati anche con la preparazione delle famiglie all’accoglienza;

se corrisponda o meno a verità che un bambino sia stato ricoverato alle 2 di notte all’Ospedale Bambin Gesù di Roma perché in stato di disidratazione;

quali siano stati i rapporti della Commissione per le adozioni internazionali con le autorità della Repubblica Democratica del Congo con riferimento a questa vicenda e di quale personale qualificato si sia avvalsa la Commissione per lo svolgimento delle necessarie operazioni all’estero, chiarendo in particolare se siano stati o meno coinvolti i competenti uffici della rappresentanza italiana all’estero e di frontiera.