Che cosa significa essere un Ai.Bi. G? Vivere con gli altri giovani una missione

aibig2All’inizio erano 8 ragazzi lombardi che un giorno decisero di dire: “Io ci sto”, scatenando un effetto domino tra i loro coetanei di tutta Italia. È nato così Ai.Bi. Giovani, il movimento di figli adottivi, affidatari e non solo di Amici dei Bambini. Da quel giorno sono passati 4 anni: i giovani sono diventati 40, operativi in 6 regioni diverse. La loro missione è lottare contro l’abbandono: al fianco sia dei bambini relegati negli istituti che di quelli che, pur vivendo a casa loro con i propri genitori, si sentono ugualmente abbandonati.

A Gabicce, nel corso della XXIII Settimana delle Famiglie di Ai.Bi., incontriamo alcuni di loro. Martin, Davide e Raffaele sono tra i fondatori del gruppo. “Il movimento è nato come gruppo di amici – racconta Davide che ha vissuto un’esperienza di affido –. Quando ho aderito alla proposta l’ho fatto con la speranza di poter essere di aiuto ai giovani in difficoltà, soprattutto quelli che vivono ogni giorno attorno a me e che, in molti casi, si sentono davvero abbandonati”. Le stesse motivazioni hanno spinto anche Martin, di origine peruviana e adottato da una famiglia piemontese, a entrare nel gruppo: “Come figlio adottivo, volevo trasmettere la mia esperienza di abbandono e di accoglienza in modo più forte rispetto a quanto possono fare i genitori. Per me Ai.Bi. G non è un semplice movimento nato solo per divertirsi, ma un gruppo stabile, che si impegna ogni giorno a evitare che qualsiasi ragazzo si possa sentire abbandonato. E quando parlo di abbandono intendo questo termine nel senso più lato: anche essere lasciati soli negli errori, che capitano spesso alla nostra età, è una forma di abbandono. Più personale la motivazione che ha spinto Raffaele e diventare un Ai.Bi. G: “Avevo bisogno di riflettere sulla mia adozione – ricorda –, che fino a quel momento non avevo ancora mai voluto affrontare”.

Non solo figli adottivi o affidatari: il movimento è aperto anche a quei ragazzi che non hanno vissuto direttamente l’esperienza dell’abbandono, ma decidono di fare propria la lotta di Ai.Bi. per l’accoglienza. A portarli in Ai.Bi. G sono in genere degli amici. È successo così a Patrizia e Vittoria. La prima fa parte del gruppo dal 2011 e oggi racconta: “Mi ero sempre dedicata all’impegno sociale e subito dopo i primi incontri, ho fatto mia la missione di Ai.Bi. G”. “Volevo conoscere meglio la realtà di Amici dei Bambini – dice invece Vittoria – e ho trovato questo gruppo unito che mi ha fatto sentire partecipe fin dal primo momento”.


E ora che cosa  intendono fare di concreto questi ragazzi?

Vittoria e Patrizia hanno le idee chiare: “Vorremmo ideare nuovi progetti di sensibilizzazione, ma anche ripetere e moltiplicare le esperienze  di sostegno scolastico e ludico ai bambini in difficoltà e di volontariato nelle case famiglia”. Per fare questo è necessario innanzitutto cementare il gruppo e i ragazzi ne sono coscienti. “Dobbiamo trovare più occasioni di incontro – dicono quasi in coro tutti i giovani incontrati –, sentirci tutti più coinvolti, guardarci in faccia, capire se siamo abbastanza coesi e poi naturalmente tradurre tutto questo in pratica: la nostra organizzazione deve essere uno strumento per diffondere l’accoglienza”.

Una missione difficile e affascinante allo stesso tempo che, oltre a venire incontro alle esigenze di chi vive l’abbandono, permette a ogni ragazzo del gruppo di vivere un’esperienza di crescita. Per tutti valgono le parole di Martin: “Io per primo ho affrontato un mio processo di maturazione e per il futuro vorrei mettere a disposizione le mie competenze e capacità per la missione di Ai.Bi.”