orfani di femminicidio

Con tre figli adottano tre orfani di femminicidio. Ma lo Stato li lascia soli

La storia è diventata anche un film, trasmesso dalla Rai. Eppure gli aiuti sono stati pochi…

orfani di femminicidioDal 2000 a oggi sono ormai due migliaia gli orfani di femminicidio in Italia, con 865 donne rimaste vittime, 70 nel solo 2019. Numeri davvero drammatici. Eppure, nonostante una legge del gennaio 2018 abbia stanziato cinque milioni di euro per sostenere gli orfani di crimini domestici, mancano ancora i decreti attuativi e si è bloccato tutto. E questi figli rimasti orfani non hanno avuto nulla. Non lo hanno avuto loro e neppure le famiglie adottive e affidatarie.

Si tratta di un vero e proprio dramma nel dramma, una tragedia di cui si parla troppo poco. Eppure, da questo dolore, nascono storie di accoglienza interessanti. Come quella di Paola Giulianelli Calì, mamma di naturale di tre figli e adottiva di altri tre, figli della cugina del marito, Marianna Manduca, che fu ammazzata dal consorte a coltellate.

Un crimine efferato, che ha lasciato, per l’appunto, tre orfani di sei, cinque e tre anni. Quando sono arrivati, spiega la madre al Corriere del Veneto,è stata molto dura. Praticamente ci è esplosa una bomba in casa. I piccoli sono arrivati con l’irruenza dei selvaggi, erano molto traumatizzati. E ci mettevano continuamente alla prova. Anche integrarsi con i nostri figli non è stato facile… Marianna, la loro mamma, era cugina di mio marito. Viveva in Sicilia, ma lì non c’era nessuno disposto ad accoglierli, così li hanno mandati da noi a Senigallia”. I bambini “all’inizio raccontavano tanti episodi terribili della vita con il padre, prima che lui uccidesse la madre. Era tossicodipendente, li teneva nella più totale incuria. Racconti dell’orrore. Portavano con loro tante angosce, con il tempo hanno preferito cancellare la loro vita precedente, rimuoverla. Non vogliono parlare della madre. Credo il dolore sia troppo forte”.


Sulla loro storia è stato girato anche un film, “I nostri figli”, mandato in onda in prima serata su Rai Uno. Ma, nonostante un gesto di accoglienza così coraggioso e celebrato, il destino non è sempre stato generoso. “Il Comune di Senigallia – spiega – ci ha aiutati. Io ho dovuto lasciare il lavoro, era impossibile seguire tutti i bambini. Poco tempo dopo l’azienda dove lavorava mio marito ha chiuso. Ci siamo trovati a vivere in sette con 500 euro al mese… Ma abbiamo superato anche quel periodo”.

Tuttavia, spiega ancora, “ci siamo sentiti abbandonati. È stato tutto un rimbalzare di responsabilità. Di fatto, i soldi promessi dal Fondo per gli orfani di femminicidi non sono mai arrivati. I figli delle donne vittime di femminicidio restano invisibili. Ci sono tante storie di nonni che hanno adottato i nipoti, hanno speso tutto per mantenerli. E non hanno i soldi per pagare gli psicologi, con i bambini che non dormono la notte per angoscia e incubi”.